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Access Bars per i disturbi del sonno

Per chi trascorre le notti a fissare il soffitto o convive con quella sensazione di spossatezza perenne al risveglio, il mancato riposo non è solo un “dormire poco”, ma una condizione che impatta profondamente sulla lucidità e sull’energia quotidiana.

In questo articolo esploreremo come i trattamenti Access Bars possano diventare un prezioso alleato naturale per svuotare la mente dalle tensioni e favorire un profondo stato di rilassamento, ideale per chi desidera migliorare la qualità del proprio sonno

INDICE

  1. Comprendere i disturbi del sonno: i numeri in Italia
  2. Cos’è Access Bars?
  3. Access Bars nel miglioramento della qualità del sonno

 

  1. Comprendere i disturbi del sonno: i numeri in Italia

Le difficoltà legate al riposo notturno sono un fenomeno ampiamente diffuso. Non si tratta solo di una stanchezza fisica: chi ne soffre sperimenta spesso un senso di irritabilità e nebbia mentale, poiché la mancanza di riposo condiziona le attività lavorative e sociali.

  • Secondo i dati dell’Associazione Italiana per la Medicina del Sonno (AIMS), circa 12 milioni di italiani convivono con disturbi del sonno.
  • Le statistiche evidenziano come il problema colpisca in misura maggiore le donne, con un’incidenza significativamente superiore rispetto agli uomini.
  • Una ricerca condotta da Eurodap (Associazione Europea per il Disturbo da Attacchi di Panico) indica che 7 italiani su 10 manifestano disturbi del sonno legati a stress e stati di tensione.
  • Il carico emotivo e il costante “ruminio mentale” rendono necessario un approccio che guardi alla persona nella sua interezza.
  1. Cos’è Access Bars?

Access Bars è una disciplina volta al riequilibrio energetico e al rilassamento profondo. Consiste nel toccare delicatamente 32 punti specifici sulla testa che immagazzinano la carica elettromagnetica di pensieri e preoccupazioni accumulate.

Attraverso il contatto dolce delle mani, l’operatore agevola il fluire dell’energia, aiutando a sciogliere i blocchi causati da stress e stanchezza accumulata. I benefici si manifestano su più livelli:

  • A livello fisico: favorisce il rilascio delle tensioni muscolari e corporee, portando a una sensazione di estrema leggerezza.
  • A livello mentale ed emozionale: aiuta a placare il chiacchiericcio interiore e riduce il senso di frustrazione, promuovendo una sensazione di pace e centratura.
  1. Access Bars nel miglioramento della qualità del riposo

L’efficacia di Access Bars come pratica di rilassamento è documentata da ricerche internazionali che ne evidenziano il potenziale nel ridurre il sovraccarico mentale, principale nemico del sonno. Sebbene in Italia non esistano ancora sperimentazioni cliniche ospedaliere ufficiali (a differenza ad esempio del Reiki), i risultati riscontrati quotidianamente dai professionisti italiani sono assolutamente sovrapponibili ai dati scientifici di studi internazionali:

  • Ricerca del Dr. Terrie Hope (2017): pubblicata sul Journal of Energy Psychology, ha mostrato che una sessione di 90 minuti riduce drasticamente i livelli di ansia e depressione (oltre l’80%). Poiché questi stati sono spesso i “ladri del sonno”, il trattamento facilita un addormentamento naturale.
  • Studio del Dr. Jeffrey Fannin (Neuroscienziato): attraverso la mappatura cerebrale (EEG), ha rilevato che il trattamento porta il cervello in uno stato di onde Theta, lo stesso livello di rilassamento profondo che precede il sonno ristoratore.
  • Global Health Reports (2020): una valutazione su larga scala ha riportato che il 92% dei partecipanti ha dichiarato un miglioramento significativo della qualità del sonno già dopo le prime 3 sessioni, definendo il riposo come “più profondo e meno frammentato”.

Questi dati confermano che Access Bars è uno strumento prezioso per imparare a scaricare la tensione, permettendo alla persona di affrontare la notte con serenità e la giornata con una nuova riserva di energia

Vuoi ritrovare il tuo riposo?

I numeri e le esperienze dimostrano che il rilassamento profondo è una chiave fondamentale per il tuo benessere. Anch’io ho vissuto sulla mia pelle il peso di notti insonni e di quei risvegli in cui ti senti già stanca prima di iniziare. Da quando ho incontrato questo strumento, ho trovato un sollievo concreto che ha cambiato radicalmente la qualità delle mie giornate.

Se il sonno condiziona negativamente la tua vita, ti invito a provare una sessione di Access Bars per sperimentare personalmente questa sensazione di leggerezza e armonia.

Contattami oggi stesso per maggiori informazioni o per prenotare il tuo incontro.

Reiki ed emicrania ritrovare l’equilibrio oltre il dolore

Reiki ed emicrania: ritrovare l’equilibrio oltre il dolore

Per chi convive con il cerchio alla testa e quella sensazione di spossatezza infinita, l’emicrania non è solo un “mal di testa”, ma una condizione che impatta profondamente sulla quotidianità. In questo articolo esploreremo come il Reiki possa diventare un prezioso alleato naturale per gestire le tensioni e favorire un profondo stato di rilassamento.

  1. Comprendere l’emicrania: i numeri in Italia

L’emicrania è una condizione neurologica complessa, caratterizzata da attacchi ricorrenti di dolore pulsante, spesso accompagnati da nausea e ipersensibilità a luci e suoni. Non è solo un fastidio fisico: chi ne soffre sperimenta spesso un senso di isolamento e frustrazione, poiché il dolore costringe a interrompere le attività lavorative e sociali.

Secondo la Relazione sullo stato sanitario del Paese (Ministero della Salute, dati consolidati 2019-2023), colpisce in Italia circa 6 milioni di persone, ovvero il 12% della popolazione. Questa ricerca evidenzia come il problema sia marcatamente di genere: le donne ne soffrono con un’incidenza tre volte superiore rispetto agli uomini (circa il 18% contro il 6%).

L’impatto è tale che nel 2020, con la Legge n. 81, la cefalea primaria cronica è stata ufficialmente riconosciuta in Italia come “malattia sociale“. Questo passaggio normativo sottolinea quanto il carico emotivo e lo stress legati alla frequenza degli attacchi siano invalidanti, rendendo necessario un approccio che guardi alla persona nella sua interezza.

  1. Cos’è il Reiki?

Il Reiki è una disciplina di origine giapponese volta al riequilibrio energetico e al rilassamento profondo. Attraverso il contatto dolce delle mani, l’operatore agevola il fluire dell’energia, aiutando a sciogliere i blocchi causati da stress e stanchezza accumulata.

I benefici si manifestano su più livelli:

  • A livello fisico: favorisce il rilascio delle tensioni muscolari, spesso localizzate proprio nell’area cervicale e cranica.
  • A livello mentale ed emozionale: aiuta a placare l’agitazione interiore e riduce il senso di frustrazione che accompagna il disagio fisico, promuovendo una sensazione di pace e centratura.
  1. Il Reiki nel trattamento dell’emicrania

L’efficacia del Reiki come pratica di rilassamento è documentata da esperienze significative nel sistema sanitario italiano. Un punto di riferimento storico è l’Ospedale San Carlo Borromeo di Milano, che per oltre vent’anni (fino al 2009) ha integrato il Reiki nel suo Ambulatorio di Medicina Psicosomatica.

Una sperimentazione specifica condotta tra il 2000 e il 2004 su soggetti affetti da emicrania ha riportato risultati numerici molto chiari dopo un ciclo di 8 trattamenti settimanali:

  • Riduzione del 50% della frequenza degli attacchi: la media è scesa da 10 a 5 episodi mensili.
  • Miglioramento della qualità del dolore: la percezione è passata da “intenso-invalidante” a “lieve-moderato”.

 

  • Benessere duraturo: il monitoraggio ha mostrato che i benefici del rilassamento persistevano anche a distanza di 6 mesi dalla fine degli incontri.

Altre realtà hanno confermato questo trend positivo negli ultimi anni:

  • Ospedale Molinette di Torino (Progetti dal 2003 ad oggi): le indagini sull’efficacia del Reiki hanno evidenziato una netta diminuzione degli stati di ansia e un miglioramento del riposo notturno, fattori chiave per chi soffre di cefalee.
  • Ospedale Regina Elena di Roma (Studi 2015-2021): ricerche su pazienti sottoposti a terapie invasive hanno mostrato che il Reiki riduce la percezione del disagio fisico e migliora il tono dell’umore nel 10-15% dei casi già dopo le prime sessioni.

Questi dati confermano che il Reiki è uno strumento prezioso per imparare a scaricare la tensione, permettendo alla persona di affrontare la giornata con una nuova riserva di energia e serenità.

Vuoi ritrovare il tuo centro? I numeri e le esperienze ospedaliere dimostrano che il rilassamento profondo è una chiave fondamentale per il tuo benessere. Se l’emicrania condiziona le tue giornate, ti invito a provare una sessione di Reiki per sperimentare personalmente questa sensazione di leggerezza e armonia.

Contattami oggi stesso per maggiori informazioni o per prenotare il tuo incontro.

Gestire il tempo per liberare il tuo potenziale

Gestire il tempo per liberare il tuo potenziale

La gestione del tempo non è solo una questione di agende fitte e orologi che corrono; è la chiave di volta per una crescita autentica, sia nel lavoro che nella vita privata. Imparare a governare i propri ritmi significa smettere di rincorrere le urgenze per iniziare a investire sulle proprie priorità. È un percorso che unisce l’efficienza professionale alla serenità interiore, permettendoci di essere produttivi senza smarrire noi stessi nel caos quotidiano. È una competenza che riguarda le organizzazioni, i professionisti e ogni persona che desidera vivere con maggiore presenza e consapevolezza.

 

  1. Cos’è il time management

Il time management è l’arte di utilizzare il proprio tempo in modo intenzionale, efficace e sostenibile, sia nella vita professionale sia in quella personale. Non significa “fare di più”, ma “fare meglio”, scegliendo con consapevolezza dove investire energie, attenzione e presenza. È una competenza che aiuta a lavorare con maggiore fluidità, ma anche a vivere con più equilibrio, evitando di riempire le giornate di impegni che non rispecchiano i propri bisogni.

Tra i suoi elementi principali troviamo:

  • Pianificazione: organizzare attività e obiettivi, distribuendo il tempo in modo realistico, sia per il lavoro sia per la vita privata.
  • Prioritizzazione: distinguere ciò che è davvero importante dalle “false urgenze”, imparando a scegliere ciò che nutre davvero, non solo ciò che “va fatto”.
  • Delega: affidare compiti ad altri quando possibile, liberando spazio mentale e pratico per ciò che richiede la nostra presenza autentica.
  • Gestione delle interruzioni: proteggere la concentrazione da stimoli esterni (telefonate, email, notifiche) ma anche da distrazioni interne, come pensieri ricorrenti o preoccupazioni.
  • Monitoraggio del tempo: osservare come si impiega realmente il proprio tempo per riconoscere abitudini poco funzionali e creare nuove routine più sane.

Applicare questi elementi nella quotidianità permette non solo di essere più produttivi ed efficaci a livello lavorativo, ma anche di ritrovare spazio per sé, ridurre lo stress e vivere con maggiore consapevolezza.

 

  1. Il time management organizzativo

Nelle organizzazioni, la gestione del tempo è una leva strategica che incide direttamente su efficienza, benessere e qualità del lavoro. La mia esperienza come formatrice per futuri professionisti HR e operatori di front office mi conferma ogni volta quanto questo tema sia spesso sottovalutato: molti partecipanti, indipendentemente dall’età o dall’esperienza, non percepiscono il time management come parte integrante della routine lavorativa. Spesso non è colpa loro, ma del contesto: molte realtà organizzative vivono in una costante “urgenza”, che però, nella maggior parte dei casi, non è una vera urgenza ma il risultato di una scarsa pianificazione.

In questo scenario, la delega diventa uno strumento fondamentale. Delegare non significa solo distribuire compiti, ma creare un sistema più fluido, valorizzare le competenze e permettere ai ruoli chiave di concentrarsi su attività strategiche. Una delega efficace riduce il sovraccarico e migliora la qualità del lavoro di tutto il team.

Allo stesso modo, la gestione delle interruzioni è cruciale, soprattutto per chi lavora a contatto diretto con il pubblico. Telefonate, email, richieste improvvise e persone allo sportello possono frammentare la giornata e rendere difficile mantenere il controllo. Attraverso tecniche mirate – come la pianificazione a blocchi, la definizione di micro-priorità e l’uso consapevole degli strumenti digitali – è possibile trasformare un contesto caotico in un flusso più gestibile e meno stressante.

Una cultura organizzativa che valorizza il time management non solo migliora la produttività, ma crea ambienti di lavoro più sereni, consapevoli e sostenibili.

 

  1. Abitare il presente: il tempo come cura di sé

Sul piano personale, il time management diventa un percorso di consapevolezza. Come counselor e operatrice olistica incontro spesso persone sopraffatte da giornate piene di impegni, che corrono da un’attività all’altra senza mai fermarsi. Il risultato è quasi sempre lo stesso: si trascurano i propri bisogni, ci si sente svuotati e si perde il contatto con ciò che davvero conta. Molti dei miei clienti arrivano stressati, intrappolati tra il rimpianto per ciò che è stato e l’ansia per ciò che non è ancora accaduto, rischiando così di perdersi completamente il presente.

Un efficace time management personale aiuta proprio a ritrovare questo equilibrio. Significa imparare a stare nel qui e ora, ascoltare sé stessi e riconoscere quali attività nutrono davvero e quali invece drenano energia. Significa anche darsi delle priorità, non per fare tutto, ma per scegliere ciò che sostiene il proprio benessere e la propria crescita.

Un aspetto spesso trascurato è la capacità di concedersi momenti di noia rigenerativa: spazi vuoti, silenziosi, non programmati. Sono pause preziose che permettono alla mente di rallentare, al corpo di respirare e alla creatività di emergere. Non è tempo perso, ma tempo che restituisce.

Riscoprire un rapporto più sano con il proprio tempo significa smettere di rincorrere la vita e iniziare a viverla con maggiore presenza, intenzionalità e leggerezza

 

Costruiamo insieme un nuovo ritmo

Una gestione del tempo più consapevole può trasformare il modo in cui lavoriamo e viviamo. Le organizzazioni possono diventare più efficaci e serene, mentre le persone possono ritrovare spazio per sé, per le proprie priorità e per un benessere più profondo.

Nel mio lavoro supporto sia le organizzazioni lavorative – attraverso formazione e consulenza organizzativa – sia le persone, grazie al counseling e ad approcci olistici che aiutano a riconoscere ciò che conta davvero. Sostengo chi desidera migliorare la propria gestione del tempo, ridurre lo stress e costruire un equilibrio più sano tra lavoro, vita e crescita personale. Perché il tempo non va solo gestito: va ascoltato, rispettato e vissuto.

ascolto del corpo

L’ascolto del corpo come viaggio di consapevolezza

Per anni, ho ignorato quei sussurri insistenti: stanchezza, rigidità, dolori sottili, notti insonni, sbalzi di peso. Li liquidavo come inevitabili conseguenze dello stress quotidiano, mettendo a tacere il mio corpo per continuare a correre. Solo quando ho iniziato un percorso di consapevolezza ho capito che il corpo non mente mai. È il nostro primo alleato, il nostro diario emotivo silenzioso. Quei segnali erano la prova tangibile di un bisogno profondo di fermarsi e ascoltare. Il vero percorso di ri-connessione con me stessa è iniziato solo quando ho smesso di combattere e ho scelto di accogliere questi segnali di “malessere”. Se anche tu sei stanco/a di ignorare il tuo corpo, preparati a scoprire perché è la tua guida più saggia e come imparare a decifrare il suo linguaggio. Imparare ad ascoltarlo è il punto di svolta: non una soluzione immediata, ma l’inizio di un cammino profondo e trasformativo.

INDICE

  1. Un po’ di storia
  2. Il Felt Sense: dare voce alle sensazioni
  3. Connettersi con il corpo

  1. Un po’ di storia

Non è solo una sensazione: la profonda unità tra mente, emozioni ed esperienza fisica è al centro di numerosi studi e teorie che attraversano la storia della psicologia e della medicina. Già alla fine dell’Ottocento, la Teoria James-Lange delle emozioni suggeriva che l’esperienza emotiva (la paura) non fosse la causa, ma l’effetto della risposta fisiologica (il tremore e l’aumento del battito cardiaco) a uno stimolo. Questa è una delle prime grandi teorie che rovescia la visione comune, posizionando il corpo al centro della genesi delle emozioni.

Nel XX secolo, l’esplorazione si fa più profonda. Una delle esplorazioni più illuminanti proviene dalla tradizione post-freudiana con il lavoro di Wilhelm Reich. Egli teorizzò che le emozioni intense e i traumi non risolti non rimangano confinati nella mente, ma si cristallizzino nel tessuto corporeo, creando la “corazza caratteriale” o “muscolare”: una serie di tensioni croniche che sviluppiamo in modo inconscio per bloccare sentimenti ed emozioni dolorose (come rabbia, paura, o dolore).

Successivamente, il suo allievo, Alexander Lowen, sviluppò l’Analisi Bioenergetica. Lowen ha dimostrato come queste “corazze” corporee siano la manifestazione fisica delle nostre dinamiche interiori più profonde, arrivando a definire i noti caratteri neo-reichiani, cinque strutture caratteriali fondamentali, ognuna derivante da specifiche esperienze evolutive e manifestata attraverso un tipico atteggiamento corporeo e schemi di tensione: Schizoide, Orale, Masochista, Psicopatico e Rigido. La Bioenergetica ci insegna che il modo in cui stiamo in piedi, respiriamo e ci muoviamo è la perfetta fotografia del nostro mondo interiore e delle nostre difese psicologiche.

Dopo Lowen, gli studi sull’unità mente-corpo-emozioni hanno ricevuto una potente conferma dalle neuroscienze e dalla ricerca sul trauma. Personalità come Peter Levine (con la Somatic Experiencing) e Bessel van der Kolk (autore di The Body Keeps the Score – Il corpo accusa il colpo) hanno dimostrato, con il supporto di dati neurobiologici, che il trauma e lo stress cronico vengono letteralmente memorizzati nel sistema nervoso autonomo e nel corpo. L’amigdala (il centro dell’allarme nel cervello) e i circuiti cerebrali che regolano la risposta “attacco-fuga-congelamento” rimangono iper-attivati, costringendo il corpo in uno stato costante di difesa. Questo si traduce in quei “malesseri” fisici cronici che ignoriamo, come dolori inspiegabili, disturbi digestivi o insonnia. Riconoscere queste tensioni non è etichettare, ma il primo passo per sbloccare l’energia vitale e avviare un profondo cambiamento emotivo. Il tuo corpo è il tuo archivio storico e la tua mappa per la guarigione

  1. Il Felt Sense: dare voce alle emozioni

Come si traduce in pratica l’ascolto di cui parliamo? La risposta risiede in un concetto fondamentale della psicologia umanistica: il “Felt Sense” (o “senso sentito”), introdotto da Eugene Gendlin. Il Felt Sense non è una semplice emozione come gioia o rabbia, né una pura sensazione fisica come un mal di testa. È piuttosto una sensazione corporea indefinita, un tutto confuso che racchiude in sé il senso complessivo di una situazione o di un problema, qualcosa che non è ancora stato completamente verbalizzato o compreso dalla mente logica. È la saggezza del tuo corpo che bussa alla porta.

Imparare a riconoscere e a sostare con questo Felt Sense è la chiave per dare un nome e un significato alle tue sensazioni. Quando, ad esempio, senti una “pesantezza al petto” o un “nodo allo stomaco” che non riesci a scrollarti di dosso, e ti prendi il tempo per fermarti e chiedere: “Che cos’è questo nodo? Cosa rappresenta?”, inizi il processo.

Esempio pratico del Felt Sense:

  1. La sensazione iniziale (Il Felt Sense): avverti un “nodo allo stomaco”. È confuso, non sai se sia ansia, paura o semplicemente digestione difficile.
  2. L’ascolto e la domanda: invece di ignorarlo o etichettarlo superficialmente come “stress”, ti siedi in silenzio, rivolgi l’attenzione a quella parte del corpo e chiedi: “Cosa mi sta dicendo questo nodo?”.
  3. La risposta corporea (il Felt Shift): aspettando senza giudizio, potresti notare che il nodo si sposta, si intensifica o si rilassa leggermente. Potrebbe emergere un’immagine, una parola o una frase. Magari ti accorgi che il nodo ha la “qualità di essere oppresso” o che “sembra una gabbia stretta”.
  4. La comprensione trasformativa: quando trovi le parole che “risuonano” perfettamente con la sensazione (“è un senso di oppressione”), il Felt Sense può aprirsi e trasformarsi (Felt Shift). Capisci all’improvviso che il nodo non è solo ansia, ma la profonda frustrazione per una situazione lavorativa in cui ti senti costantemente “messo in gabbia”.

Non è la mente che analizza, ma il corpo che rivela il suo sapere. Questo sapere grezzo, se accolto, ci guida verso la vera comprensione della radice del nostro malessere, permettendoci di superare la superficialità delle etichette e di trovare soluzioni che risuonano veramente con il nostro essere

  1. Connettersi con il corpo

Comprendere il linguaggio del corpo è un percorso, non un interruttore. Non si tratta di risolvere tutto con una singola sessione, ma di stabilire una connessione autentica che ti accompagnerà per tutta la vita. Ascoltare i segnali – il sonno interrotto, quel dolore alla schiena che ritorna, la stanchezza inspiegabile – significa fare una scelta: smettere di ignorare il corpo e iniziare a collaborare con esso.

Ritrovare questa sintonia è il cuore del benessere e ti permette di tornare alla tua essenza più pura. È un viaggio di consapevolezza e amore verso sé stessi. Per chi, come me e te, ha ricominciato quasi da zero, trovare una via pratica è essenziale. Le tecniche che propongo sono strumenti potenti per facilitare questa ri-connessione:

  • Reiki: aiuta a ristabilire il flusso di energia, sciogliendo delicatamente i blocchi e calmando il sistema nervoso.
  • Access Bars: contribuisce a rilasciare le vecchie convinzioni e le rigidità che la mente ha imprigionato nel corpo.
  • Tecnica Metamorfica: agisce in modo sottile sulla nostra matrice di vita, stimolando la forza vitale per trasformare i vecchi schemi

Non si tratta di “curare” il corpo, ma di imparare a dialogare con lui. Perché solo quando lo ascoltiamo davvero, possiamo iniziare a stare meglio con noi stessi. Scegliere di ascoltarsi è l’atto di amore per sé stessi più rivoluzionario che tu possa compiere. Inizia oggi a trattare il tuo corpo non come un nemico da controllare, ma come un alleato saggio da onorare.

Access Bars riscopri il benessere attraverso il potere del tocco

Access Bars®: riscopri il benessere attraverso il potere del tocco

Viviamo in un’epoca frenetica in cui stress, ansia e blocchi emotivi influenzano il nostro equilibrio quotidiano. Access Bars® è una tecnica energetica potente che aiuta a liberarsi da schemi limitanti, favorendo uno stato di calma, chiarezza mentale e benessere. Scopri come questa pratica può trasformare la tua vita e migliorare anche il benessere organizzativo nella tua realtà lavorativa.

 

INDICE

  1. Le origini di Access Bars® e come funziona
  2. I benefici di Access Bars®: corpo, mente ed emozioni in equilibrio
  3. Access Bars® per il benessere organizzativo: un nuovo strumento per le organizzazioni lavorative
  1. Le origini di Access Bars® e come funziona

Access Bars® nasce negli anni ‘90 grazie a Gary Douglas, fondatore di Access Consciousness, un movimento globale dedicato alla crescita personale e al potenziamento della consapevolezza. Douglas, studioso delle dinamiche energetiche e della mente subconscia, ha sviluppato un insieme di strumenti e tecniche per aiutare le persone a liberarsi dai condizionamenti limitanti e a vivere con maggiore libertà, gioia e creatività.

L’intuizione alla base di Access Bars® è nata quando Douglas ha iniziato a percepire specifici punti energetici sulla testa che, se stimolati, facilitavano il rilascio di blocchi mentali ed emozionali. Approfondendo questi studi, ha identificato 32 punti energetici, ciascuno collegato a specifici aspetti della vita, come creatività, denaro, gioia, guarigione, controllo… Da questa scoperta è nata la tecnica di Access Bars® che si basa sulla stimolazione di questi punti attraverso un tocco leggero che favorisce uno stato di profondo rilassamento e una riduzione del chiacchiericcio mentale grazie al rilascio di pensieri, emozioni e convinzioni limitanti che si accumulano nel subconscio. È come premere il tasto “reset” della mente, liberandola da ciò che ostacola il fluire naturale dell’energia e delle possibilità. Durante una sessione, la persona sperimenta un profondo senso di rilassamento, simile a uno stato meditativo. Non occorre credere nella tecnica per beneficiare dei suoi effetti: Access Bars® agisce direttamente sulle onde cerebrali, favorendo uno stato di maggiore apertura, ricezione e benessere generale.

Oggi, Access Bars® è una pratica utilizzata in oltre 170 Paesi, aiutando migliaia di persone a migliorare il loro stato emotivo, mentale e fisico. Attraverso sessioni regolari, si può sperimentare una trasformazione significativa nella percezione di sé, nelle scelte quotidiane e nella capacità di affrontare le sfide della vita con maggiore lucidità e serenità.

 

  1. I benefici di Access Bars®: corpo, mente ed emozioni in equilibrio

Le sessioni di Access Bars® portano numerosi benefici su diversi livelli: fisico, mentale ed emotivo. La tecnica agisce favorendo il rilascio di energie stagnanti, aiutando a riequilibrare il corpo e la mente e creando uno stato di maggiore apertura e benessere

A livello fisico, Access Bars® aiuta a ridurre stress e tensioni, favorendo un senso di rilassamento profondo. Ecco alcuni dei principali benefici:

  • Riduzione dello stress e del cortisolo: il trattamento abbassa i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, favorendo una sensazione di tranquillità e leggerezza.
  • Miglioramento del sonno: dopo una sessione, molte persone sperimentano un riposo più profondo e rigenerante, con una riduzione dell’insonnia
  • Rilassamento muscolare: la stimolazione dei punti energetici scioglie le tensioni fisiche e favorisce un miglioramento della postura.
  • Effetti sul sistema nervoso: simile alla meditazione, Access Bars® bilancia le onde cerebrali, migliorando la gestione emotiva e la risposta agli stimoli esterni.
  • Alleggerimento del dolore: in alcuni casi, il trattamento favorisce un miglioramento nelle condizioni di dolore cronico o tensionale.
  • Maggiore vitalità: dopo una sessione, molte persone si sentono più energiche e presenti, con una sensazione di rinnovata forza vitale.

Dal punto di vista mentale, Access Bars® è un potente strumento per ridurre il sovraccarico di pensieri ripetitivi e favorire maggiore lucidità e concentrazione. Elimina il “rumore mentale”, permettendo di vedere le situazioni con più chiarezza e di prendere decisioni con una nuova prospettiva. È particolarmente utile per chi si sente bloccato, sopraffatto da dubbi o alla ricerca di maggiore creatività nella vita quotidiana. Molti riferiscono che dopo un ciclo di sessioni si sentono più leggeri e meno influenzati da paure e ansie

Sul piano emotivo, Access Bars® aiuta a sciogliere schemi di autosabotaggio, a rilasciare emozioni trattenute nel subconscio, a eliminare traumi, anche profondi, e a sviluppare una maggiore capacità di ricevere nuove opportunità. È una tecnica particolarmente utile per chi desidera superare blocchi emotivi o migliorare la relazione con sé stessi e gli altri. Inoltre, può contribuire a una riduzione dell’ansia e delle paure limitanti, favorendo un senso più profondo di libertà e gioia.

Il bello di Access Bars® è che non bisogna “credere” nella tecnica affinché funzioni: i suoi effetti si manifestano naturalmente, offrendo un’opportunità di cambiamento sia per chi cerca un sollievo immediato, sia per chi vuole intraprendere un percorso di crescita più profondo.

  1. Access Bars® per il benessere organizzativo: un nuovo strumento per le organizzazioni lavorative

Negli ultimi anni, sempre più organizzazioni lavorative hanno compreso che il benessere dei dipendenti è un fattore chiave per la produttività, la collaborazione e la fidelizzazione del personale. Programmi di welfare aziendale come mindfulness, coaching e tecniche di rilassamento stanno diventando strumenti diffusi per migliorare la qualità della vita lavorativa. Access Bars® si inserisce perfettamente in questo contesto, offrendo un approccio innovativo e concreto alla gestione dello stress, della fatica mentale e della tensione emotiva.

Il contesto lavorativo moderno è spesso caratterizzato da ritmi serrati, scadenze stringenti e pressioni continue. Secondo diverse ricerche, lo stress e il burnout riducono la capacità di concentrazione, la creatività e la motivazione, aumentando il rischio di turnover. Access Bars® aiuta a riequilibrare le energie mentali ed emotive dei dipendenti, permettendo loro di affrontare le sfide lavorative con maggiore lucidità, resilienza e apertura mentale. Inoltre, è provato che dipendenti più sereni e meno stressati tendono a collaborare meglio, prendere decisioni più efficaci e gestire i conflitti con maggiore empatia.

Oltre a ciò, in ambienti dove l’innovazione è un elemento chiave e la capacità di pensare fuori dagli schemi e di risolvere problemi in modo strategico è fondamentale, Access Bars® favorisce la chiarezza mentale e la flessibilità cognitiva, elementi che possono influire positivamente sulla capacità di trovare soluzioni creative e prendere decisioni più rapide ed efficaci. Infatti, molte persone che ricevono sessioni di Access Bars® riferiscono di sentirsi meno influenzate da pensieri ripetitivi, guadagnando uno spazio mentale libero per sviluppare nuove idee e strategie. Questo aspetto è particolarmente utile per leader, manager e team di lavoro che devono affrontare situazioni complesse e dinamiche organizzative in continua evoluzione.

Infine, diverse ricerche confermano come le organizzazioni che integrano pratiche di benessere organizzativo ottengono benefici tangibili in termini di clima, fidelizzazione dei dipendenti e reputazione. Oggi, il benessere lavorativo non è più solo un “extra”, ma un elemento centrale nelle strategie organizzative per attrarre e trattenere i talenti.

 

Offrire Access Bars® all’interno di un programma di welfare significa dare ai propri dipendenti uno strumento efficace per gestire lo stress, migliorare la qualità della vita e aumentare la produttività in modo naturale. Come già accade con tecniche come mindfulness, yoga e counseling, le sessioni di Access Bars® possono essere integrate in momenti di pausa rigenerativa, percorsi di sviluppo personale o programmi dedicati alla prevenzione del burnout.

 

Se vuoi approfondire i benefici di Access Bars® e provare direttamente gli effetti di questa straordinaria tecnica, visita il mio sito. Offro sessioni personalizzate sia per singoli che per organizzazioni lavorative, per favorire uno stato di equilibrio e benessere profondo. Contattami e inizia il tuo percorso di trasformazione!

lets move

LET’S MOVE

L’ho già scritto diverse volte in questo elaborato, ma lo strumento più importante che mi ha donato, o meglio ri-donato, il Counseling è il mio corpo che, grazie al lavoro sul felt sense ho potuto riconoscere come il canale principale attraverso cui passano le mie emozioni e sensazioni, senza averne paura. Ricontattare il mio corpo, sentirlo muoversi nella danza, usarlo per entrare in contatto con gli altri, ascoltarlo anche quando si parlava di tematiche per me faticose…tutto questo è stato un toccasana per me, mi ha sbloccato e, anche se persistono alcune resistenze, non voglio tornare indietro. 

Questo è un breve estratto del mio elaborato finale della formazione in Counseling dove, tra le altre cose, ho raccontato il rapporto con il mio corpo. Chi mi segue probabilmente me l’avrà già sentito raccontare, ma io ho passato tantissimi anni in una sorta di freezer, dove tutto era congelato. Anche il corpo, diventato rigido e insensibile. Ora che il ghiaccio piano piano si è sciolto, ho scoperto nel corpo un angelo custode che mi invia i suoi segnali per sostenermi nel cammino di crescita, anche se ci sono ancora alcune frizioni tra di noi. 

Proprio al corpo dedico l’articolo di febbraio, anche per invitarvi a far buon uso di questo prezioso strumento che ci accompagna attraverso mille trasformazioni per tutta la nostra vita 

 

Buona lettura! 

 

INDICE 

  1. Body scan 
  2. Non startene lì seduto! 
  3. Le meditazioni attive 
     
  1. Body scan 

Prima di iniziare a muovere il corpo e a farlo diventare uno strumento di consapevolezza è ovviamente necessario prendere contatto con esso e imparare ad ascoltarlo. Cosa non sempre facile perché spesso lo trascuriamo e/o non sappiamo come interpretare i segnali che ci manda. 

Per entrare in connessione con una persona di solito cosa facciamo? Cerchiamo di conoscerla, giusto? Il Body Scan ci aiuta a fare la stessa cosa con il nostro corpo! 

Si tratta di una meditazione guidata di esplorazione delle sensazioni fisiche nel corpo, inserita all’interno del protocollo dell’MBSR (Mindfulness-based stress reduction) ideato da Kabat-Zinn. Anzi, è stata la prima pratica introdotta in questo protocollo. In sostanza chi la pratica viene invitato a portare la sua attenzione dapprima sul respiro, che deve ovviamente essere naturale e non forzato, e successivamente sulle varie parti del corpo registrando sensazioni fisiche ed emotive, senza giudizio, senza ragionamenti e senza cercare di cambiare le cose. Stare, verbo base di qualunque meditazione. 

Se cercate in internet ne trovate diverse versioni, ad esempio qualcuno inizia dalla testa e scende alle gambe, qualcun altro fa il contrario. E’ in ogni caso una pratica fondamentale e preziosa innanzitutto perché il corpo, a differenza della testa, non mente mai e imparare a cogliere i suoi segnali è importante. Oltre a migliorare la consapevolezza del proprio corpo, il body scan riduce lo stress aiutando anche a gestirlo, aiuta a riconoscere e rilasciare la tensione fisica e mentale, sviluppa la connessione corpo-mente e la concentrazione ed è utile per le persone che soffrono di dolori cronici. 

Ok, abbiamo imparato a prendere contatto con il corpo e ad ascoltarlo… e adesso? 

 

2. Non startene lì seduto! 

E adesso impariamo a muoverlo!  

Valanghe di studi scientifici di dimostrano come l’attività fisica sia necessaria, anzi fondamentale per la nostra salute, soprattutto in una società come la nostra dove ogni giorno spunta una nuova tecnologia ideata con il preciso scopo di risparmiarci fatica, lavoriamo perlopiù seduti ad una scrivania, prendiamo l’auto anche per andare dal giornalaio sottocasa e l’alimentazione non sempre è equilibrata. Eppure, lo scorso anno l’OMS ha dichiarato che quasi un terzo degli adulti nel mondo non raggiunge i livelli di attività fisica necessari a mantenere un buono stato di salute, e tra gli adolescenti la percentuale supererebbe l’80 per cento. In totale sarebbero circa 1,4 miliardi gli adulti nel mondo a rischio di malattie perché non svolgono sufficiente attività fisica. Di quali malattie stiamo parlando? Ipertensione, obesità, diabete, osteoporosi, ansia e depressione, cancro, malattie cardiovascolari. 

Ma non solo: vi è mai capitato di essere in un periodo no? Quanta voglia avete di muovervi? E se riuscite ad alzarvi dal divano e farvi una bella corsetta o una passeggiata possibilmente nella natura, non vi sentite subito meglio? La bioenergetica è tecnica psicocorporea che unisce un’analisi della persona agli esercizi fisici, in modo da integrare corpo, mente ed emozioni al fine di sciogliere i blocchi energetici e i meccanismi difensivi creatisi a livello fisico e psicoemotivo, causa di molte inibizioni. Insomma, se stiamo fermi non ne risente solo il fisico, ma tutta la nostra persona. 

Che fare? Oltre che suggerirvi di cercarvi un’attività fisica che vi piaccia (sennò non sarete mai costanti nel praticarla), vi suggerisco due letture per me illuminanti: 

Non startene lì seduto! di Katy Bowman, esperta in biomeccanica, che suggerisci esercizi che possono migliorare il nostro stile di vita in maniera concreta, nel nostro quotidiano, iniziando dall’ufficio 

I cinque tibetani di Peter Kelder che ci racconta la sua scoperta di un vero e proprio rituale composto da una serie di esercizi di stretching ed isometrici, che prende spunto dallo yoga e che deve essere eseguita in combinazione ad una respirazione controllata. Questi esercizi lavorano su alcuni organi interni del corpo e sui principali centri energetici con lo scopo di riattivare i 7 chakra, con diversi benefici, non solo fisici 

Bene, dopo esserci entrati in contatto abbiamo mosso bene bene il nostro corpo, e adesso? 

 

3. Le meditazioni attive 

Nel primo paragrafo abbiamo parlato del Body Scan che è una pratica meditativa a tutti gli effetti in cui è coinvolto anche il corpo. Ma si tratta comunque di una pratica passiva perché sostanzialmente si sta fermi, sdraiati o seduti. 

Conoscete Osho? No, non quello di “Le più belle frasi di Osho”, quello originale! Filosofo e mistico, fu uno dei più noti maestri spirituali indiani contemporanei. Un elemento centrale della sua filosofia fu la meditazione e, a partire dagli anni ’70, introdusse, forse per la prima volta, quelle che vengono definite meditazioni attive, per, diciamo così, venire incontro all’uomo occidentale, dalla vita frenetica che, a differenza dell’uomo orientale, è diventato incapace di dedicarsi al proprio ascolto interiore, perché subisce continuamente tante “distrazioni”, che ne riempiono la mente. Secondo Osho il fine delle meditazioni attive è “calmare la mente per creare quello spazio di silenzio e consapevolezza necessario alla illuminazione” 

Si tratta di fatto di meditazioni in cui in prima battuta si muove anche il corpo, sempre in uno stato di consapevolezza, per lasciar andare, prima di tutto, lo stress accumulato nel corpo e nella mente in modo da facilitare l’accesso al successivo stato di meditazione e allo stadio finale, quello del “non fare nulla”. 

Osho ha creato diverse meditazioni attive, se andate sul sito ufficiale ne potrete sapere di più. Per me sono state una scoperta perché, nel mio percorso di ri-presa di contatto con il mio corpo, mi hanno aiutato ad ascoltare e dare un nome alle sensazioni fisiche da cui spesso mi sentivo sopraffatta. E anche a mandare in circolo un bel po’ di energia! Queste le mie tre preferite: 

Gibberish: muoviti per la stanza parlando … una lingua sconosciuta! La meditazione consiste nel pronunciare parole, ma anche suoni, senza senso, come se si stesse parlando un’altra lingua che non esiste. Nel frattempo, è consigliabile muovere il corpo camminando, usando le braccia, attraverso le espressioni facciali … In questo modo possiamo esprimere ciò che abbiamo dentro, senza restare intrappolati nel meccanismo dei film mentali e del lavorìo della testa, mentre il nostro corpo, attraverso il movimento, può aiutarci a buttar fuori le emozioni bloccate. Al termine c’è una successiva fase in cui si si siede o ci si sdraia in silenzio, ascoltando quello che sale in noi. 

Heart Chakra: tecnicamente non è una meditazione attiva di Osho in quanto ideata e musicata da Karunesh, al secolo Bruno Reuter, musicista tedesco di musica new age e ambient, tutt’ora vivente. Essendo però discepolo di Osho (il nome spirituale Karunesh gli è stato dato proprio da lui) possiamo annoverare anche questa tra le sue meditazioni attive. Heart Chakra lavora sul chakra del cuore ed è composta da 6 fasi: nelle prime tre si muovono le braccia (mentre le gambe restano saldamente ferme) prima in avanti, poi a destra e sinistra e infine voltandosi indietro. I punti verso cui dirigiamo le braccia rappresentano i 4 punti cardinali a cui, in qualche modo, si rende omaggio. Nella quarta fase si combinano i tre movimenti precedenti, mentre nella quinta ci si mette in una posizione comoda, possibilmente seduti e si respira ascoltando la musica, cercando di percepire la connessione con il proprio cuore. C’è infine un’ultima fase in cui si può restare in silenzio oppure continuare ad ascoltare la musica, che prevede il suono delle campane tibetane 

Nataraj: tre stadi, movimento puro. Nella prima fase di 40 minuti semplicemente si danza lasciandosi guidare dall’inconscio, come se si fosse posseduti, muovendo tutto il corpo, senza cercare di controllarlo. Per i successivi 20 minuti ci si sdraia in silenzio, cercando di farsi attraversare dalle note e dalla vibrazione della musica. Infine, per gli ultimi 5 minuti, si è liberi di danzare e di divertirsi, come se si stesse celebrando la vita o qualunque cosa sentiate 

Consapevolezza e contatto, movimento, espressione … il nostro corpo è un potente alleato per la nostra crescita e la nostra trasformazione. E ogni tanto ci fa anche da sentinella. Ricordiamoci di prendercene cura e di ringraziarlo, magari regalandoci un trattamento che lo coccoli e/o lo faccia stare meglio. Qui ne trovi diversi, contattami e struttureremo un percorso ad hoc! 

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ANNO NUOVO…

…vita nuova! Questo è il leimotiv di ogni Capodanno. Ma è davvero così? Basta davvero un giro di pagina del calendario per cambiare tutto? 

Ovviamente no, il cambiamento è un processo lento e costante che si nutre soprattutto della nostra attenzione e della nostra volontà e spesso la lista dei buoni propositi resta lettera morta perché l’abitudine fa in fretta a riprendere il sopravvento. 

So che probabilmente in queste settimane siete travolti da consigli, anche non richiesti, di esperti perché questo sia davvero il vostro anno e voi possiate risplendere come non mai ed essere i protagonisti della vostra vita. 

Io invece credo che i fuochi d’artificio siano molto belli, ma la loro scia sparisce in fretta, lasciando poco o nulla. Peggio ancora i botti, per restare in tema di Veglione e dintorni, che fanno solo rumore. Allora, lasciando da parte certi mirabolanti suggerimenti che si leggono in giro, inizio questo 2025 proponendovi alcune piccole concrete indicazioni per iniziare a fare qualche passo ed esplorare nuove strade. Pronti? 

Buona lettura 

 

INDICE 

  1. Nuove abitudini: la regola dei 21 giorni? 
  2. Mindful eating: corpo, mente ed emozioni uniti per il benessere 
  3. Gioca, così da essere serio: prenditi cura del bimbo/a che c’è in te 
     
  1. Nuove abitudini: la regola dei 21 giorni? 

Vi vedo che dopo poche settimane siete già in crisi perché non riuscite a rispettare la lista dei buoni propositi! 

Per evitare ansie e frustrazioni inizia col chiederti: ma questa lista è credibile? Spesso mettiamo dei buoni propositi che tali rimangono semplicemente perché non sono concretamente fattibili: hai voglia a dire “se vuoi puoi”, ma se la mattina parti alle 07.00 per andare al lavoro è inutile che metti come obiettivo un’ora di camminata tutte le mattine, a meno che tu sia disposto/a a svegliarti tutti i giorni alle 5. Spoiler: no, non lo sei perché, dopo un paio di giorni (giustamente) il tuo fisico, che non è abituato, ti avvisa che è meglio dormire un po’ di più. E allora, piuttosto che fare mirabolanti promesse o sognare trasformazioni repentine, non è più efficace prendersi l’impegno di inserire nella nostra vita piccole, concrete abitudini che possono realmente cambiare in meglio le nostre vite? 

La “Regola dei 21 Giorni” viene attribuita al dottor Maxwell Maltz, un chirurgo plastico che osservò che i suoi pazienti impiegavano circa 21 giorni per abituarsi alla loro nuova immagine corporea dopo un intervento chirurgico: arrivò quindi a teorizzare che 21 giorni fossero sufficienti per formare nuove abitudini e riscrivere i modelli mentali. In realtà, negli anni, diversi studi confutarono parzialmente questa teoria: in particolare uno studio del Dr. Phillipa Lally, pubblicato sull’ European Journal of Social Psychology e basato sull’analisi dei comportamenti abituali di un gruppo di partecipanti, è arrivato alla conclusione che, in media, sarebbero necessari circa 66 giorni per trasformare un comportamento in un’abitudine consolidata. Tuttavia, lo stesso studio ha evidenziato come i primi cambiamenti significativi sono spesso osservati proprio al termine dei primi 21 giorni 

E allora proviamo a stilare un elenco di alcune abitudini che vogliamo introdurre nella nostra vita. Possono essere anche piccole, anzi, così sarà più facile seguirle: bere più acqua, non controllare le mail dopo le 21, leggere un libro al mese … E poi applichiamole per 21 giorni. Fatemi sapere com’è andata! 

 

2. Mindful eating: corpo, mente ed emozioni uniti per il benessere 

Scommetto che fra le buone abitudini che volete introdurre nella vostra vita in questo 2025 ce ne sono almeno un paio legate al cibo. Soprattutto nel nostro Paese, il rapporto con il cibo non è (quasi) mai solamente “utilitaristico”: coinvolge le emozioni, la socialità, la cultura …

Ecco allora che, per un rapporto sano con il nutrimento e il cibo, oltre ovviamente a rivolgervi ad un bravo/a nutrizionista, un alleato prezioso può essere rappresentato dalla Mindful Eating. Di cosa si tratta? La Mindful Eating, o alimentazione consapevole, è una tecnica che prevede maggior consapevolezza e ascolto dei nostri bisogni anche a tavola: partendo dal presupposto che non conta soltanto cosa si mangia, ma soprattutto come si mangia. Questo strumento ci supporta nel focalizzarci sulla qualità dell’esperienza del mangiare, dando più spazio alla lentezza, all’attivazione di tutti i sensi corporei e, di conseguenza, migliorando il senso di sazietà. I risultati? Oltre che ad una maggior presenza a sé stessi e ai propri bisogni, l’approccio Mindful Eating aiuta a raggiungere e mantenere il giusto peso, migliorare il livello energetico, la lucidità mentale e la resistenza allo stress: insomma un toccasana per la salute. Io sto seguendo questo approccio e devo dire che mi sento decisamente meglio: non vedo l’ora di ascoltare le vostre esperienze! 

 

3. Gioca, così da essere serio: prenditi cura del bimbo/a che c’è in te 

Protagonisti delle feste natalizie sono in particolare i bambini ed è per loro che si acquistano giocattoli, si organizzano esperienze e, nel corso dei lunghi pranzi, cene e compagnia danzante, ci si intrattiene con giochi, da quelli più classici come la tombola a quelli un po’ più “moderni” come i videogiochi. Dite la verità, però: spesso “i bambini” sono una scusa per divertirsi in famiglia senza venir additati come infantili. In realtà il gioco è una cosa seria e varrebbe la pena di mantenere la buona abitudine di giocare durante tutto l’anno: libera la mente, stimola l’immaginazione e crea un clima di affiatamento con chi vi sta accanto. Oltre a coccolare il bimbo/a che c’è in te e che saprà ricambiare la cortesia e renderti la vita molto più leggera. 

Un consiglio per un gioco da fare in compagnia? Immagina che è un gioco giovane giovane (un annetto di vita) ideato da Psicoludia, ovvero Annalisa Corbo, psicologa e psicodrammatista e Simona Adelaide Martini, psicologa, psicoterapeuta e consulente in educazione e training sessuale. Se non le conoscete e non sapete cos’è Psicoludia, cospargetevi il capo di cenere e correte a visitare il loro sito. Si tratta di un gioco composto da diverse carte ognuna delle quali dà uno stimolo per iniziare un racconto e condividere aneddoti, situazioni vissute, desideri, emozioni. Ogni partecipante racconta la sua storia e vince chi ha saputo maggiormente coinvolgere gli altri nel proprio racconto. Unica avvertenza: gioco ad alto tasso di risate e … commozione! 

 Come scrivevo all’inizio questi sono suggerimenti concreti e alla portata di tutti, che forse non svoltano la vita, ma sicuramente la migliorano e possono essere trampolino di lancio per una vera e propria trasformazione. Se invece senti la necessità di un supporto per un passo più in avanti, contattami, cercheremo insieme come iniziare il tuo cammino di trasformazione.

HOLOCRACY L'ORGANIZZAZIONE OLISTICA

HOLOCRACY – L’ORGANIZZAZIONE OLISTICA 

“Olismo”, “olistico” e affini sono termini che negli ultimi anni sono entrati nell’uso comune anche se molti ne ignorano il significato o ne hanno una conoscenza superficiale. Parliamo di medicina olistica, massaggio olistico, cibo olistico, centro olistico, operatore olistico, visione olistica e così via, spesso associandolo semplicemente ad uno stile di vita sano, quando invece è un concetto molto più ampio e alto. 

L’olismo si sta (faticosamente a dire il vero) facendo strada anche all’interno delle organizzazioni lavorative, tanto è vero che oggi si parla di Holocracy, a descrivere un sistema organizzativo che si discosta dai tradizionali modelli gerarchici di gestione per abbracciare un sistema più flessibile e democratico, basato sulla distribuzione del potere decisionale e sull’autonomia dei Team, promuovendo una maggiore agilità e reattività organizzativa 

Quando ho iniziato la mia attività in molti mi hanno chiesto: sì, ma che ci azzecca il Reiki con la privacy? Il modello Holocracy è per me la risposta: si tratta infatti di un approccio che si prende cura a 360° dell’organizzazione, comprese le persone che ruotano all’interno e/o intorno ad essa. Esattamente come faccio e voglio fare io. 

Allora, pronti a scoprire come la vostra può diventare un’organizzazione olistica? Ve lo racconto nel mio articolo di ottobre 

Buona lettura 

 

INDICE 

  1. Cosa significa Olismo? 
  2. Il modello Holocracy 
  3. La vostra organizzazione Holos 
  4. Cosa significa Olismo? 

La parola Olismo deriva dal greco hòlos, cioè «totale», «globale” ed è, da definizione enciclopedica “una posizione teorica secondo la quale le proprietà di un sistema non possono essere spiegate esclusivamente tramite le sue singole componenti, poiché la sommatoria funzionale delle parti è sempre maggiore, o comunque differente, delle medesime parti prese singolarmente” In breve è una tesi che spiega come il tutto è più della somma delle parti che lo compongono, una visione della vita per cui ciascuna identità risulta essenzialmente interconnessa ad ogni altra, in un Tutto organico e vivente. 

Come abbiamo detto, da qualche anno ormai, questo concetto è diventato di moda, tanto che si “appiccica” il termine “olistico” a diversi ambiti, dal benessere alla cucina. Qualunque sia l’ambito di applicazione, l’approccio olistico prende in considerazione l’interezza della situazione e il complesso delle relazioni che si instaurano, pena l’impossibilità di comprenderla e affrontarla in modo corretto ed efficace. Oggi si parla di Olismo in fisica, biologia, chimica, linguistica oltre che nelle scienze sociali e in economia. Ma soprattutto oggi questo concetto viene applicato al benessere fisico e mentale, tant’è che esiste una figura professionale chiamata proprio Professionista Olistico che racchiude operatori di diverse discipline naturali: per loro esiste un’associazione di categoria chiamata AIPO (Associazione Italiana Professionisti Olistici) che indica proprio nelle competenze trasversali sviluppate nel lavoro e nella vita quotidiana la caratteristica principale di questo professionista. “Sono persone che da anni dirigono la loro attenzione ad una visione integrata dell’essere umano e della realtà cioè osservano ogni cosa da un punto di vista: fisico, mentale-emozionale ed energetico pertanto educano ad un benessere globale” 

L’Olismo è dunque un conoscere e prendersi cura a 360°. Anche delle organizzazioni lavorative? 

 

2. Il modello Holocracy 

Nel paragrafo precedente abbiamo visto come l’Olismo sia un concetto applicato soprattutto al benessere delle singole persone. Dobbiamo però ricordarci che l’organizzazione lavorativa è un sistema composto innanzitutto da persone e quindi prendersi cura di loro significa prendersi cura dell’intero ambiente di lavoro. Non solo: da qualche anno si è sviluppato, nello studio dei contesti organizzativi, il concetto di Holocracy, ideato da Brian Robertson, un programmatore statunitense che nel 2001 ha messo a punto un’organizzazione del lavoro nuova, puntando a sostituire la gerarchia aziendale piramidale con un sistema a responsabilità distribuita. Si tratta di un approccio più umano alla gestione di una società o di un ente che considera l’organizzazione come un’entità in cui ogni individuo svolge la propria funzione in modo sinergico e armonico con il resto del Team, mettendo così al centro l’importanza delle persone e il superamento di divisioni, conflitti, obiettivi divergenti e miopia strategica. Basato su cinque principi chiave (struttura circolare, governance distribuita, ruoli dinamici, processo decisionale decentralizzato e adattamento), dà all’organizzazione una serie di vantaggi competitivi rispetto al modello piramidale: 

 

  • Maggiore agilità 
  • Responsabilizzazione dei dipendenti 
  • Comunicazione migliorata 
  • Innovazione incrementata 

 

3. La vostra organizzazione Holos 

Oggi più che mai è chiaro come la gestione dell’ambiente lavorativo (fisico, relazionale, organizzativo…) abbia un forte impatto non solo sull’efficienza e sul clima aziendale, ma anche sui profitti e i risultati concreti. Per questo, soprattutto in seguito alla pandemia e alle criticità sociopolitiche degli ultimi tempi, esperti e addetti ai lavori si stanno sempre più interrogando su quale o quali siano i modelli più efficaci per far convivere profitto e benessere anche all’interno di un’organizzazione lavorativa.  

La costruzione di un modello di gestione come quello descritto nel paragrafo precedente va a toccare alcuni aspetti chiave di un’organizzazione lavorativa: 
 

  • Leadership 
  • Struttura Organizzativa 
  • Responsabilità 
  • Ruoli 
  • Gestione di conflitti e tensioni 
  • Comunicazione 
  • Wellbeing 

 

Se avete visitato il mio sito, sapete che mi occupo sia di individui che di realtà lavorative e alla domanda su quale sia il minimo comun denominatore fra queste due “entità” ho risposto “Il blocco dello scrittore, una storia che si avvita su sé stessa, generando insoddisfazione e mancanza di benessere”  

Ecco, un’organizzazione Holos va a lavorare proprio su questo blocco, mettendo in atto tutta una serie di pratiche che vanno ad incidere sugli aspetti elencati sopra, permettendo alla “storia” di tornare a scorrere e trovare l’espediente, il colpo di scena che risolve lo snodo narrativo, fuor di metafora, una situazione critica che capita anche nei migliori ambienti di lavoro 

Attraverso le mie skills posso accompagnarvi in questo percorso. Come? 
 

  • Attraverso una consulenza organizzativa che vi supporti nel definire step, ruoli e responsabilità per le attività, individuare nuovi approcci strategici e mantenere il focus sul miglioramento continuo e la soddisfazione del cliente 
  • Attraverso un’assistenza back office virtuale che vi permetta, delegando tutte quelle incombenze necessarie, ma secondarie, di focalizzarvi appieno sulla crescita dell’attività 
  • Attraverso il contributo di K.rea Consulting: con cui offro sessioni di counseling individuale/di gruppo e attività/corsi di formazione personalizzati che aprono la porta a una crescita umana e professionale di successo, dove etica e profitto si incontrano 
  • Attraverso un nuovo concetto di wellbeing: e se offriste ai vostri collaboratori non solo uno sportello Counseling, ma la possibilità di provare tecniche olistiche che vanno dal massaggio alla consulenza di aromaterapia? Non sarebbe un modo per prendersi cura di loro che a loro volta si prenderanno cura della vostra organizzazione? 

 

Che forma ha la vostra organizzazione? Piramidale, olistica o …? Cosa vorreste di diverso? Contattatemi per una call gratuita, vi darò tutto il mio supporto professionale. 

RIMEDI FLOREALI I FIORI AUSTRALIANI 2

RIMEDI FLOREALI: I FIORI AUSTRALIANI

Nell’articolo precedente abbiamo fatto una breve carrellata sui Fiori Australiani, che sono suddivisi in due linee principali: Living Essences of Australia e Australian Bush Flower Essences. Genesi e caratteristiche in parte differenti, un unico principio, lo stesso, non mi stancherò mai di ripeterlo, enunciato per la prima volta da Edward Bach e che è alla base della Floriterapia e della ricerca e preparazione di Rimedi Floreali in tutto il Mondo: la malattia o il disagio non sono sintomi isolati, ma una richiesta del nostro corpo che in qualche modo ha dei disequilibri che chiedono di essere riequilibrati: è necessario quindi che il Floriterapeuta si prenda carico del cliente a 360°, iniziando da un colloquio approfondito 

 

Abbiamo detto che la linea Living Essence è costituita da 88 essenze più diversi kit specifici, mentre la linea Bush è composta da 70 essenze singole più 24 essenze combinate. Per ora perché, come abbiamo visto per il caso di Calophyllum, le ricerche e le scoperte continuano. 

 

Non mi sembra il caso quindi di farvi un elenco di tutte le essenze con le loro caratteristiche, per questo vi rimando a libri e pagine web dedicate. Vorrei tuttavia concludere questo nostro viaggio tra i Rimedi Australiani indicandovene 6 (tre Living e tre Bush) che, a mio parere, possono essere utili in diversi frangenti 

 

INDICE 

  1. Cos’è la Floriterapia e come funziona 
  2. I benefici della Floriterapia 
  3. Bach & Friends 
  4. Scopriamo insieme i Fiori di Bach 
  5. Scopriamo insieme i Fiori Italiani 
  6. Scopriamo insieme i fiori Australiani 

 

6. Scopriamo insieme i Fiori Australiani 

Catspaw, che è uno dei nomi comuni dell’ Anigozanthos humilis, una specie di Anigozanthos della famiglia delle Haemodoraceae. Questa pianta perenne in fiore è endemica dell’Australia sudoccidentale e diffusa nelle sue foreste aperte. Catspaw fa parte della linea Living Essences ed è indicata per le persone generose che rimangono ferite dal comportamento altrui, e si sentono usate e non amate nel giusto modo. Insegna ad esser franchi e a rivelare la verità di noi stessi agli altri, anche quelle sensazioni più viscerali che fanno parte di noi in un momento difficile della nostra vita quando proviamo risentimento e ci sentiamo feriti, riporta l’equilibrio nei rapporti che ci hanno deluso e ci insegna ad affrontare in maniera più salutare noi stessi e gli altri. A livello fisico allevia il senso di tensione allo stomaco e nella regione addominale 

West Australian Smokebush, nome botanico Conospermum stoechadis, è un arbusto endemico dell’Australia Occidentale, con foglie sottili e aghiformi e fiori bianchi e grigi raccolti come se fossero pannocchie. Fa parte della linea Living Essences e aiuta ad impegnarsi anima e corpo nelle proprie attività, donando maggiore concentrazione e liberando dalla vaghezza dei comportamenti. E’ consigliata a chi si impegna a metà nelle proprie attività, a chi si fa trascinare dalla corrente senza avere in mente una situazione ben chiara, a chi adempie meccanicamente ai doveri quotidiani, vagando altrove con la mente. Molto utile per il radicamento, per ancorarsi all’energia della terra e per chi, privo di un sano legame tra mente e corpo, tende alla deconcentrazione ed alla confusione. La sua energia curativa dona coerenza e lucidità e permette di reintegrare il legame tra corpo e mente. Molto utile per paure d’origine sconosciute e quando si pensa di perdere il controllo mentale a causa dello stress. Supporta inoltre l’integrazione degli aspetti sottili con quelli fisici e il recupero mente/corpo post anestesia o svenimento. Aiuta in caso di difficoltà di concentrazione; ansia, indeterminatezza e confusione di sentimenti per la separazione mente/corpo in fasi di stress acuto 

Essence of creativity: essenza combinata della linea Living, contiene Star of Bethlehem, Dampiera, Yellow Leschenaultia, Pink Trumpet, Golden Waitsia. Indicata per chi ha scarsa concentrazione, mancanza di energia fisica o mentale e/o difficoltà a definire e raggiungere i propri obiettivi, dona elasticità, apertura mentale, creatività per trovare vie diverse di realizzazione di sé, migliorare lo spirito di iniziativa e individuare soluzioni creative di fronte alle diverse situazioni della vita 

Alpine Mint Bush: come dice il nome, fa parte della linea Bush ed è ricavato dalla Prostanthera cuneata, pianta perenne appartenente alla famiglia delle Lamiaceae. Ha un fusto legnoso e ramificato di colore verde ricoperto da una leggera peluria, le foglie sono piccole ed arrotondate di tonalità verde scuro, molto aromatiche se sfregate e fiori profumati a forma di campanula dal tenue colore lilla con l’interno macchiato di rosso o viola. E’ l’essenza dei caregivers per professione, per amore, per dovere: tutte queste persone si scontrano con forti emozioni di dolore, sofferenza oltre che sensazioni di stanchezza fisica e mentale. Ecco che Alpine Mint Bush rivitalizza l’individuo donando entusiasmo, amore sia a livello fisico che mentale per quello che si fa, gioia nell’affrontare i propri impegni e responsabilità senza la sensazione di subire il carico degli altri. Questo rimedio è adatto in generale per chi ha ruoli di grande responsabilità, non solo nel campo della salute, perché favorisce un certo distacco per tutelare se stessi e per chi viaggia molto o lavora con orari molto estesi sacrificando spesso gli affetti personali e la vita privata, perché rinnova entusiasmo e amore per la propria attività. 

Fringed Violet, fa parte della linea Bush, ed è un rimedio ricavato dalla Thysanotus tuberosus, una pianta della famiglia delle Liliaceae conosciuta come conosciuta come ‘giglio frangiato comune’ o ‘viola frangiata’ Fiorisce in primavera e in estate, ama gli spazi aperti e soleggiati, ed è caratterizzata da una bellezza effimera, poiché i suoi eleganti fiori porpora si aprono per una sola mattina. La pianta è esile ed eretta, le foglie erbacee e i fiori costituiti da tre petali flangiati color malva, con delle delicate ciglia. Questo fiore è in grado di ripristinare l’aura danneggiata da traumi, shock ed eventi emotivamente forti, sia recenti che passati (è infatti utilizzato anche nelle sedute di regressioni a vite precedenti), proteggendo dalle influenze ed energie esterne di persone, eventi, ambienti. Reintegra il corpo fisico e l’eterico, riallineandoli dopo uno shock, un forte spavento, un trauma, ma anche un intervento o l’anestesia; non a caso è uno dei componenti di Energency. E’ utile anche per la protezione dei neonati nei quali l’aura resta aperta come la fontanella anteriore: basta applicare poche gocce sulla zona. E’ infine ideale in casi di lunga esposizione a campi elettromagnetici.

RIMEDI FLOREALI I FIORI AUSTRALIANI

RIMEDI FLOREALI: I FIORI AUSTRALIANI

Con l’arrivo di settembre si conclude il nostro breve viaggio a puntate nel mondo della Floriterapia. 

Un percorso che spero sia stato utile, come utilissima è stata per me la scoperta e l’utilizzo dei Rimedi Floreali 

Parliamo dei Fiori Australiani che si suddividono in due grandi linee e che sono … tantissimi! Sono fiori affascinanti e variegati come il Paese da cui provengono. C’è molto da dire quindi non perdiamo tempo. Buona lettura! 

 

INDICE

  1. Cos’è la Floriterapia e come funziona
  2. I benefici della Floriterapia 
  3. Bach & Friends 
  4. Scopriamo insieme i Fiori di Bach 
  5. Scopriamo insieme i Fiori Italiani 
  6. Scopriamo insieme i fiori Australiani 

 

6. Scopriamo insieme i Fiori Australiani 

Prima di addentrarci nella scoperta dei Rimedi Floreali Australiani, ricordiamo ancora una volta la grande intuizione di Edward Bach, che possiamo considerare il padre della Floriterapia: la malattia o il disagio non sono sintomi isolati, ma una richiesta del nostro corpo che in qualche modo ha dei disequilibri che chiedono di essere riequilibrati Compito del Floriterapeuta, quindi, è quello di guardare non tanto al sintomo, quanto alla persona in toto, partendo da un colloquio approfondito col cliente per arrivare a individuare quali siano i particolari squilibri in atto, carpendone anche le sfumature per individuare il/i rimedio/i più adatto/i 

Nei precedenti articoli abbiamo visto come, sulla scia di Bach, siano stati scoperti rimedi floreali in ogni parte del mondo: ogni Paese i suoi fiori e ogni fiore le proprie caratteristiche. In realtà i fiori, con le loro proprietà e potenzialità, sono sempre stati lì a disposizione, ma dopo Bach altri uomini e donne hanno iniziato a studiarli, catalogarli e a ricavarne dei rimedi efficaci per diversi disturbi.  

Potevano mancare i fiori provenienti da quel meraviglioso Paese che è l’Australia? Addirittura, in questo caso parliamo di due distinte linee di fiori, in entrambi i casi di relativamente recente scoperta e utilizzo 

Living Essences of Australia sono forse quelli meno conosciuto e utilizzati, per lo meno qui in Italia. La linea nasce grazie all’opera di Vasudeva Barnao e sua moglie Kadambii fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta. Essa riprende la tradizione delle terapie floreali dello “Stato dei fiori”, l’angolo sud-occidentale del continente australiano che gli aborigeni Nyoongah seguono da millenni: essi attingono da Madre Terra la conoscenza e gli strumenti per intraprendere il cammino della guarigione chiamato “Via della Cura”. Entrando in contatto con la Natura attraverso sogni e “viaggi sciamanici”, l’uomo poteva ricevere indicazioni terapeutiche su pianti e fiori: grazie all’amicizia con alcuni membri di questa tribù, i coniugi Bernao hanno saputo ricavare i rimedi floreali conosciuti oggi come Living Essences. La particolarità di questi rimedi risiede nel fatto che i Bernao li hanno voluti associare all’agopuntura, sfruttando gli agopunti dell’orecchio: le essenze vengono applicate su alcuni di questi punti e questa tecnica si è rivelata particolarmente efficace per i disturbi da stress, sindrome premestruale e fenomeni di dipendenza. L’altra particolarità risiede nel fatto che Il metodo impiegato per la produzione di alcune delle Living Essences risulta differente da quello tradizionale: durante una intervista, Vasueda Barnao ha rivelato infatti che è possibile preparare le essenze dal fiore vivo, senza che vi sia diluizione e scambio di materia tra l’acqua e il fiore, ma soltanto trasferimento di vibrazioni energetiche. Alcuni dei rimedi Living Essences sono preparati proprio con questo metodo. 

Questi Rimedi Floreali si sono rivelati particolarmente efficaci nel trattamento del dolore fisico e nella terapia del dolore: hanno infatti la stessa efficacia della morfina senza però presentare effetti collaterali. Questa caratteristica ha permesso che da questi fiori fossero ricavate anche creme e lozioni per la cura dell’artrite e del dolore, facendo sì che le Living Essences fossero le prime ad essere utilizzate in ben 18 ospedali australiani. Nel 1989 Vasudeva e Kadambii Barnao hanno fondato la Life Academy: un college quadriennale certificato e riconosciuto dal Governo dell’Australia in cui si studia la floriterapia applicata alla medicina cinese, alla psicologia, le scienze Yogiche e lo studio del Sistema dei Chakra 

Il kit completo è costituito da 88 essenze, ma sono disponibili molti kit specifici che raggruppano le essenze in base alle problematiche che sono in grado di risolvere. Come detto, qui in Italia non sono particolarmente conosciuti, ma se volete saperne di più vi consiglio, Guarire con i fiori australiani libro dei coniugi Barnao, un po’ datato (1997), ma completo per chi vuole avvicinarsi al mondo Living Essences 

Un po’ più conosciuti, venduti e utilizzati, i cugini del Bush, scoperti e sviluppati da Ian White che se cercate una sua fotografia, sembra una via di mezzo fra Indiana Jones e Mr. Crocodile Dundee! White è cresciuto nel “Bush” termine utilizzato per definire aree particolarmente selvagge del territorio australiano: da qui nasce il nome della linea di questi rimedi. La sua era una famiglia particolare, dedita da diverse generazioni ad erboristeria e floriterapia: addirittura bisnonna e nonna furono le prime non aborigene a studiare seriamente le proprietà e delle piante australiane. White aiutava la nonna a preparare estratti e tinture d’erbe, apprendendo le proprietà di piante e fiori. A partire da metà anni Ottanta decise così di continuare la tradizione di famiglia e dalle sue ricerche è nata la linea Australian Bush Flower Essences 

Si tratta di 70 essenze singole. L’ultima nata, Calophyllum, è recentissima: è stata infatti preparata per la prima volta nel marzo 2023 dopo ben 19 che Ian White non creava essenze singole. Calophyllum è un albero che cresce su spiagge sabbiose o rocciose, in isole e habitat costieri, con grandi tronchi ricurvi che si sporgono fino all’acqua, con piccoli fiori bianchi dal cuore giallo, disposti in coppia sui rami. Alla sommità di ciascun ramo, un fiore solitario, che sembra aprire la strada alla fioritura degli altri e fare un po’ da guida. Questa caratteristica, unita al fatto che si tratta di un albero molto forte e resistente, fanno sì che il rimedio che ne è stato ricavato sia stato definito il “fiore della leadership”, della capacità di ispirare e condurre tante persone verso la realizzazione di obiettivi comuni e condivisi, impegnandosi per il bene collettivo. Calophyllum aiuta a lasciare andare il dubbio continuo sulle proprie abilità, la difficoltà a impegnarsi nelle cose, la paura di uscire dalla comfort zone. Stimola, invece, l’ascolto dello Spirito e la chiarezza sulla propria direzione nella vita. 

 La persona Calophyllum ha molto a cuore la propria evoluzione e l’evoluzione degli altri. Ha un forte senso della moralità, per il quale combatterà, senza permettere a nulla di ostacolare il proprio percorso interiore. Insomma, un rimedio che aiuta a sviluppare le proprie doti di leadership, un bisogno molto attuale e in linea con i tempi che stiamo vivendo. 

Sembra essere questa la caratteristica peculiare dei Fiori Australiani Bush, unitamente alla frequenza energetica molto alta e alla particolare velocità di azione. Nonostante i fiori abbiano di per sé una storia antichissima, questi rimedi floreali, scoperti e preparati per lo più negli ultimi decenni del secolo scorso, sembrano adattarsi perfettamente alla società di oggi: si rivolgono infatti anche a problematiche del nostro tempo, apportando armonia fisica, mentale, emozionale e spirituale. Quasi una sorta di upgrade dei Fiori di Bach per criticità che a quel tempo non si conoscevano o non erano comunque così percepiti nella società come stress, attacchi di panico, trauma da stupro, disturbo da deficit di attenzione e, livello più fisico, AIDS, disturbi dell’appetito, demenza, inquinamento elettromagnetico.  

Oltre alle essenze singole, esistono anche 24 essenze combinate, preparazioni pronte all’uso contenenti dalle 5 alle 8 essenze per alcuni problemi comuni. Tra le principali troviamo Concentration, Self Confidence, Equilibrio Donna, Emergency (il cugino australiano del Rescue Remedy di Bach) e Stress Stop. 

Al termine di questa breve carrellata, spero sia nata in voi la curiosità di conoscere questi preziosi rimedi. Il principio è sempre quello enunciato da Edward Bach: la malattia non è che un campanello d’allarme di qualcosa di più profondo ed è necessario prendersi cura della persona a 360°. Se vuoi prenderti cura di te, anche attraverso la Floriterapia, contattami, valuteremo insieme il percorso più adatto.