Da questo mese inauguro la sezione Approfondimenti del mio sito internet!
Sarà un luogo in cui racconterò di me, dei miei strumenti, ma anche di argomenti di attualità. Vorrei che diventasse un salotto accogliente e tranquillo dove potete accomodarvi e ascoltare qualcosa di (spero) interessante e coinvolgente.
Iniziamo? Il primo articolo è dedicato ad uno strumento che amo molto: la tecnica metamorfica. Ecco i punti che approfondirò con voi
- Le origini della tecnica metamorfica
- Come funziona la pratica
- Lo schema prenatale
- Per chi è utile la Tecnica Metamorfica?
- Le origini della tecnica metamorfica
Tutto nasce alla fine degli anni ‘50 dall’intuizione di Robert St. John, naturopata inglese che inizialmente lavora a Londra in istituti pubblici per persone disabili utilizzando il Bates, un metodo volto a portare alla luce le cause che hanno provocato nella persona i problemi visivi che essa manifesta. Le attività proposte favoriscono la visione naturale attraverso il lavoro con gli occhi e con la mente che è dietro agli occhi. Tuttavia, ad un certo punto, Saint John inizia ad essere attratto dalla riflessologia plantare che studia in modo approfondito fino a creare una propria mappa dei punti riflessi, ispirandosi alle varie mappe utilizzate dalle scuole europea e americana. Nel corso dei suoi studi e delle sue pratiche, St. John si rende conto che molti dei disturbi manifestati dai pazienti e presenti sulle relative zone riflesse dei piedi, sono riconducibili alla presenza di cristallizzazioni o blocchi energetici, in corrispondenza dei riflessi spinali, ovvero lungo tutta la cresta ossea del piede. Inoltre, intuisce che è il paziente stesso a determinare lo squilibrio che risulta essere, nel tempo, responsabile di malattie più o meno gravi
Inizia quindi a lavorare esclusivamente sui riflessi spinali (= riflesso della colonna vertebrale) ottenendo ottimi risultati che tuttavia avevano un difetto: non erano permanenti, i suoi pazienti ritornavano da lui dopo un tempo più o meno lungo, per richiedere la stessa prestazione. Per ovviare a questa criticità, St. John approfondì i suoi studi e le sue sperimentazioni partendo dal presupposto che mente e corpo sono legati e concentrandosi sulla zona del piede corrispondente alla colonna vertebrale. Prendendo in considerazione anche gli aspetti psicologici del paziente, si rende ben presto conto che, trattando il tallone, i pazienti parlavano del rapporto con la madre con le qualità archetipiche femminili, mentre lavorando su un punto fra la prima e la seconda falange dell’alluce, i pazienti parlavano del padre con le qualità archetipiche maschili. Questa scoperta lo porta alla conclusione che al riflesso della colonna vertebrale sul piede, a cui poi si aggiungerà la mano e la testa, corrisponde l’intero periodo prenatale, su cui l’operatore può lavorare per sbloccare tutti quei blocchi che si sono formati in quel periodo per trasformare la propria vita e avvicinarsi sempre di più alla realizzazione del proprio potenziale umano. Inizialmente il lavoro concepito da St. John viene chiamato Terapia Prenatale, definizione poi abbandonata, in quanto St. John si rende conto che ognuno possiede, a livello latente, la facoltà di auto-guarigione; quindi, la sua non è una vera e propria terapia, ma più un accompagnamento alla trasformazione: chiamerà quindi il suo metodo Metamorfosi, che diventerà in seguito Tecnica Metamorfica.
Il lavoro di St. John è stato approfondito dal suo allievo e collaboratore Gaston St.Pierre che vede nel lavoro del collega una nuova modalità di auto-guarigione e di realizzazione del potenziale umano che può essere facilmente integrato nella vita quotidiana. A St. Pierre dobbiamo la diffusione della Tecnica Metamorfica in Europa, America e Australia, i primi lavori sulle donne in gravidanza, la fondazione della Associazione Metamorfica, ma soprattutto la definizione dell’atteggiamento di distacco dell’operatore di Metamorfica.
2) Come funziona la pratica
Nel punto precedente abbiamo raccontato un pò le origini della Tecnica Metamorfica che, come abbiamo detto, va ad agire su alcuni punti di riflesso della colonna vertebrale che corrispondono all’ intero periodo prenatale.
Ma come funziona in pratica una seduta di Tecnica Metamorfica?
Partiamo evidenziando che si può praticare la Tecnica Metamorfica ovunque e a qualunque ora; non ci sono regole particolari chiunque può lavorare su chiunque: ovviamente è meglio affidarsi ad un* operatore/operatrice espert*, ma una volta imparata la tecnica (che è abbastanza semplice) una madre, ad esempio, può trattare il figlio o il marito può trattare la moglie.
La pratica consiste in movimenti fluidi, leggeri e gentili su tre zone del corpo:
-PIEDI: lungo il lato mediale, dalla punta dell’alluce al calcagno e ritorno
-MANI: dalla punta del pollice, lungo il bordo tra lato palmare e lato dorsale, seguendo la cresta ossea fino al polso
-TESTA: dalla sommità del capo fino alla base del cranio, lungo la linea mediana
Queste tre zone corrispondono a tre nostre funzioni primarie:
-MOVIMENTO O DIREZIONE
-AZIONE
-PENSIERO
Attraverso il tocco la Tecnica Metamorfica sostiene nell’individuare e sciogliere quei blocchi che impediscono a queste tre funzioni di… fare il loro lavoro. I punti toccati, come abbiamo visto al paragrafo precedente, corrispondono a punti della colonna vertebrale, ma soprattutto alle fasi di gestazione dell’essere umano, dal pre concepimento alla nascita. Vengono quindi sbloccate tensioni e difficoltà sperimentate nel periodo prenatale consentendo all’energia di fluire e alla nostra intelligenza innata di trovare soluzioni a un momento di difficoltà che magari stiamo vivendo.
I movimenti possono essere di qualunque tipo: circolare, palpazione, vibrazione, lisciatura, sfioramento, leggero picchiettamento… l’importante è essere il più delicati possibile; quanto alla velocità, non c’è una regola, l’operatore seguirà il “ritmo” delle proprie mani.
Generalmente si parte dal piede destro e poi si passa al sinistro, 20 minuti per piede, 5 minuti ogni mano e 10 minuti per la testa; tuttavia, anche in questo caso non c’è una regola fissa: la tecnica si “adatta” alle esigenze e ai bisogni del cliente.
Interessante vero? E voi conoscevate questa tecnica? Se siete curiosi di scoprire ancora qualcosa sulla Tecnica Metamorfica vi aspetto per la seconda parte di questo approfondimento.