23 febbraio

DALLO SCHEMA ALLA METAMORFOSI

Nel primo articolo di questo spazio legato all’approfondimento delle tecniche olistiche e non solo, abbiamo fatto la conoscenza di uno strumento forse non così conosciuto come meriterebbe: la Tecnica Metamorfica

In questa seconda parte scopriremo per chi è particolarmente utile, ma prima vediamo insieme in cosa consiste lo schema prenatale, cui abbiamo accennato nella parte precedente.

 

3) Lo schema prenatale

 Abbiamo ripetuto più volte come la Tecnica Metamorfica si basi sullo schema prenatale. Ma di cosa si tratta? Non è semplice da riassumere in poche righe, ma partiamo da alcuni principi cardine:

  • punto di partenza è il concepimento, ovvero il momento in cui ci manifestiamo in forma fisica sulla terra;
  • Tutte le creature viventi hanno in comune certe caratteristiche:

-la capacità di guarire e di rigenerarsi (embriogenesi)

-di creare da una parte un tutto (embriogenesi)

-di adattarsi ai cambiamenti dell’ambiente (esempio: abbronzatura);

  • ciascun individuo possiede proprietà generative universali e caratteristiche particolari portate dai geni sia materni che paterni;
  • lo sviluppo dell’embrione passa attraverso 2 fasi principali:

–  sviluppo cefalo-caudale cioé una sorta di “espansione verticale” dal cervello alla base della colonna vertebrale

-sviluppo prossimo-distale, ovvero un’espansione verso l’esterno

 

Osservando quindi l’evoluzione dell’embrione possiamo individuare alcune fasi che, appunto, vengono definite schema prenatale:

 

  • Pre-concepimento, ovvero il momento in cui quella che possiamo chiamare “coscienza della vita” si sta muovendo verso il momento del concepimento, al di fuori del tempo, dello spazio e della materia. Sul piede corrisponde alla prima falange dell’alluce e corrisponde agli aspetti cerebrali, intellettuali, mistici
  • Concepimento, il punto iniziale della formazione della nuova vita. Sul piede corrisponde ad un punto sulla prima articolazione dell’alluce e rappresenta una sorta di ponte tra il nostro pensiero astratto e la realtà fisica del nostro corpo
  • Post-concepimento, ovvero il periodo che va dal momento del concepimento fino alla 18°-22° settimana. E’ un periodo in cui l’energia del feto è rivolta verso l’interno, concentrata sulla crescita fisica e lo sviluppo formativo interno. Sul piede corrisponde allo spazio tra la prima articolazione dell’alluce, al centro della volta plantare e l’articolazione tra il primo osso cuneiforme e lo scafoide.
  • Movimento, ovvero il periodo compreso tra la 18° e la 22° settimana che sul piede corrisponde al punto tra l’osso cuneiforme e lo scafoide (o navicolare). Costituisce un vero punto di svolta in quanto il feto percepisce che c’è altro all’esterno oltre a sé e in qualche modo inizia a muoversi verso l’altro, verso l’esterno, tanto è vero che è il momento in cui la madre inizia a percepire i movimenti del feto
  • Pre-nascita, ovvero il periodo che va dalla 18°-22° settimana alla nascita e che sul piede corrisponde all’area compresa fra il centro dell’arco plantare e il calcagno. Il corpo è ormai formato e il nascituro si prepara ad uscire dal ventre materno; quindi, a passare da uno spazio chiuso e protetto ad uno spazio aperto e sconosciuto: si sviluppa quindi la capacità di entrare in rapporto con il mondo e di definirsi rispetto ad esso
  • Nascita: il nascituro è pronto per il grande cambiamento e può scegliere di passare all’azione, entrando nel mondo e rescindendo il legame simbiotico con la madre: ora sono due esseri separati e il nascituro acquista la capacità di affrontare nuove situazioni. Sul piede corrisponde al punto sul tallone dove il tendine d’Achille si innesta sull’osso

 

Affascinante vero? Ecco, se ci pensate questo schema può essere applicato anche alle varie fasi della vita umana:

  • Concepimento = nascita
  • Post-concepimento = infanzia
  • Movimento nel grembo = adolescenza
  • Pre-nascita = stato adulto
  • Nascita = poiché in ogni nascita c’è anche una morte, quella dell’entità madre-figlio che diventano due esseri distinti, si può vedere paradossalmente questa fase anche come la fine di un ciclo

 

Ma anche, in qualche modo, allo sviluppo di un progetto o di una nuova idea! Ecco perché questa tecnica viene chiamata anche Metamorfosi. Accompagna alla trasformazione, in momenti della vita in cui si sente la necessità di un cambiamento. È una tecnica dolce e adatta a tutti, ma ci sono particolari situazioni in cui diventa davvero un valido supporto. Approfondiamo questo aspetto nell’ultimo punto di questo articolo.

 

4) Per chi è utile la Tecnica Metamorfica?

Abbiamo detto che questa tecnica va a lavorare su punti che rappresentano tre funzioni base del nostro sistema (movimento, azione, pensiero) e su quei blocchi che potrebbero essere stati ereditati durante il periodo della nostra gestazione e che influiscono sul momento presente. È una tecnica non invasiva sia dal punto di vista fisico che emozionale: i movimenti sono dolci ed è necessario affidarsi solo all’energia del movimento, senza per forza dover rievocare traumi o problematiche passate che magari non si ha la voglia o la forza di condividere. A differenza di altri strumenti, ci si affida esclusivamente all’intelligenza del corpo.

Tutti possono trarre beneficio da una seduta di Tecnica Metamorfica anche solo perché dona relax e una sensazione di pace e di amore. È però particolarmente efficace per:

  • chi sta affrontando momenti di difficoltà e cambiamento (nuovo lavoro, trasferimento, trasloco, separazione, lutto, malattia, infanzia, adolescenza, gravidanza, menopausa, andropausa)
  • tutti coloro che desiderano attuare un cambiamento e un’evoluzione di sé
  • chi sta vivendo situazioni di blocco e confusione
  • chi sente di reiterare uno schema (“trovo sempre il partner sbagliato”, “non riesco a seguire una dieta”, “non riesco a dire no a nessuno”, ecc.)
  • donne in gravidanza e neomamme: lo stesso St. Pierre aveva condotto studi su donne in gravidanza da cui è risultato che, se trattate con questa tecnica:

-tutti le clienti hanno avuto parti naturali

-i bambini si sono attaccati al seno senza sforzo

-le pance delle puerpere hanno riacquistato la forma precedente molto rapidamente

-nessuna delle madri soffriva di depressione post partum

  • anziani e “intoccati” ovvero tutte quelle persone che non sono mai state abbracciate, coccolate, insomma non hanno mai ricevuto nella loro vita manifestazioni “fisiche” di affetto
  • neonati, bambini e adolescenti: attraverso diversi studi si è potuto verificare come i bambini le cui mamme erano state trattate con questa tecnica in gravidanza o che erano stati trattati da piccoli:

-erano solidi, fiduciosi e radicati in sé stessi

-la comunicazione tra genitore e figlio è stata molto sviluppata sin dalla tenera età

-non sono stati coinvolti in attività distruttive (esempio: droga, alcol), non sono stati vittime di bullismo, o sono caduti in cattive compagnie

-sono cresciuti individui molto autentici e dotati di potere

  • chi soffre di ansia, apatia, stress, insonnia o, al contrario, iperattività e aggressività
  • persone insicure e/o con scarsa autostima

 

Insomma, una Tecnica dolce, ma molto efficace! Se vi ho incuriosito contattatemi per prenotare una seduta o per una call gratuita per avere maggiori informazioni

16 febbraio

UNO STRUMENTO PREZIOSO: LA TECNICA METAMORFICA

Da questo mese inauguro la sezione Approfondimenti del mio sito internet!

Sarà un luogo in cui racconterò di me, dei miei strumenti, ma anche di argomenti di attualità. Vorrei che diventasse un salotto accogliente e tranquillo dove potete accomodarvi e ascoltare qualcosa di (spero) interessante e coinvolgente.

Iniziamo? Il primo articolo è dedicato ad uno strumento che amo molto: la tecnica metamorfica. Ecco i punti che approfondirò con voi

  1. Le origini della tecnica metamorfica
  2. Come funziona la pratica
  3. Lo schema prenatale
  4. Per chi è utile la Tecnica Metamorfica?
  1. Le origini della tecnica metamorfica

Tutto nasce alla fine degli anni ‘50 dall’intuizione di Robert St. John, naturopata inglese che inizialmente lavora a Londra in istituti pubblici per persone disabili utilizzando il Bates, un metodo volto a portare alla luce le cause che hanno provocato nella persona i problemi visivi che essa manifesta. Le attività proposte favoriscono la visione naturale attraverso il lavoro con gli occhi e con la mente che è dietro agli occhi. Tuttavia, ad un certo punto, Saint John inizia ad essere attratto dalla riflessologia plantare che studia in modo approfondito fino a creare una propria mappa dei punti riflessi, ispirandosi alle varie mappe utilizzate dalle scuole europea e americana. Nel corso dei suoi studi e delle sue pratiche, St. John si rende conto che molti dei disturbi manifestati dai pazienti e presenti sulle relative zone riflesse dei piedi, sono riconducibili alla presenza di cristallizzazioni o blocchi energetici, in corrispondenza dei riflessi spinali, ovvero lungo tutta la cresta ossea del piede. Inoltre, intuisce che è il paziente stesso a determinare lo squilibrio che risulta essere, nel tempo, responsabile di malattie più o meno gravi

Inizia quindi a lavorare esclusivamente sui riflessi spinali (= riflesso della colonna vertebrale) ottenendo ottimi risultati che tuttavia avevano un difetto: non erano permanenti, i suoi pazienti ritornavano da lui dopo un tempo più o meno lungo, per richiedere la stessa prestazione. Per ovviare a questa criticità, St. John approfondì i suoi studi e le sue sperimentazioni partendo dal presupposto che mente e corpo sono legati e concentrandosi sulla zona del piede corrispondente alla colonna vertebrale. Prendendo in considerazione anche gli aspetti psicologici del paziente, si rende ben presto conto che, trattando il tallone, i pazienti parlavano del rapporto con la madre con le qualità archetipiche femminili, mentre lavorando su un punto fra la prima e la seconda falange dell’alluce, i pazienti parlavano del padre con le qualità archetipiche maschili. Questa scoperta lo porta alla conclusione che al riflesso della colonna vertebrale sul piede, a cui poi si aggiungerà la mano e la testa, corrisponde l’intero periodo prenatale, su cui l’operatore può lavorare per sbloccare tutti quei blocchi che si sono formati in quel periodo per trasformare la propria vita e avvicinarsi sempre di più alla realizzazione del proprio potenziale umano. Inizialmente il lavoro concepito da St. John viene chiamato Terapia Prenatale, definizione poi abbandonata, in quanto St. John si rende conto che ognuno possiede, a livello latente, la facoltà di auto-guarigione; quindi, la sua non è una vera e propria terapia, ma più un accompagnamento alla trasformazione: chiamerà quindi il suo metodo Metamorfosi, che diventerà in seguito Tecnica Metamorfica.

Il lavoro di St. John è stato approfondito dal suo allievo e collaboratore Gaston St.Pierre che vede nel lavoro del collega una nuova modalità di auto-guarigione e di realizzazione del potenziale umano che può essere facilmente integrato nella vita quotidiana. A St. Pierre dobbiamo la diffusione della Tecnica Metamorfica in Europa, America e Australia, i primi lavori sulle donne in gravidanza, la fondazione della Associazione Metamorfica, ma soprattutto la definizione dell’atteggiamento di distacco dell’operatore di Metamorfica.

2) Come funziona la pratica

Nel punto precedente abbiamo raccontato un pò le origini della Tecnica Metamorfica che, come abbiamo detto, va ad agire su alcuni punti di riflesso della colonna vertebrale che corrispondono all’ intero periodo prenatale.

Ma come funziona in pratica una seduta di Tecnica Metamorfica?

Partiamo evidenziando che si può praticare la Tecnica Metamorfica ovunque e a qualunque ora; non ci sono regole particolari chiunque può lavorare su chiunque: ovviamente è meglio affidarsi ad un* operatore/operatrice espert*, ma una volta imparata la tecnica (che è abbastanza semplice) una madre, ad esempio, può trattare il figlio o il marito può trattare la moglie.

La pratica consiste in movimenti fluidi, leggeri e gentili su tre zone del corpo:

-PIEDI: lungo il lato mediale, dalla punta dell’alluce al calcagno e ritorno

-MANI: dalla punta del pollice, lungo il bordo tra lato palmare e lato dorsale, seguendo la cresta ossea fino al polso

-TESTA: dalla sommità del capo fino alla base del cranio, lungo la linea mediana

Queste tre zone corrispondono a tre nostre funzioni primarie:

-MOVIMENTO O DIREZIONE

-AZIONE

-PENSIERO

Attraverso il tocco la Tecnica Metamorfica sostiene nell’individuare e sciogliere quei blocchi che impediscono a queste tre funzioni di… fare il loro lavoro. I punti toccati, come abbiamo visto al paragrafo precedente, corrispondono a punti della colonna vertebrale, ma soprattutto alle fasi di gestazione dell’essere umano, dal pre concepimento alla nascita. Vengono quindi sbloccate tensioni e difficoltà sperimentate nel periodo prenatale consentendo all’energia di fluire e alla nostra intelligenza innata di trovare soluzioni a un momento di difficoltà che magari stiamo vivendo.

I movimenti possono essere di qualunque tipo: circolare, palpazione, vibrazione, lisciatura, sfioramento, leggero picchiettamento… l’importante è essere il più delicati possibile; quanto alla velocità, non c’è una regola, l’operatore seguirà il “ritmo” delle proprie mani.

Generalmente si parte dal piede destro e poi si passa al sinistro, 20 minuti per piede, 5 minuti ogni mano e 10 minuti per la testa; tuttavia, anche in questo caso non c’è una regola fissa: la tecnica si “adatta” alle esigenze e ai bisogni del cliente.

Interessante vero? E voi conoscevate questa tecnica? Se siete curiosi di scoprire ancora qualcosa sulla Tecnica Metamorfica vi aspetto per la seconda parte di questo approfondimento.