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Access Bars per i disturbi del sonno

Per chi trascorre le notti a fissare il soffitto o convive con quella sensazione di spossatezza perenne al risveglio, il mancato riposo non è solo un “dormire poco”, ma una condizione che impatta profondamente sulla lucidità e sull’energia quotidiana.

In questo articolo esploreremo come i trattamenti Access Bars possano diventare un prezioso alleato naturale per svuotare la mente dalle tensioni e favorire un profondo stato di rilassamento, ideale per chi desidera migliorare la qualità del proprio sonno

INDICE

  1. Comprendere i disturbi del sonno: i numeri in Italia
  2. Cos’è Access Bars?
  3. Access Bars nel miglioramento della qualità del sonno

 

  1. Comprendere i disturbi del sonno: i numeri in Italia

Le difficoltà legate al riposo notturno sono un fenomeno ampiamente diffuso. Non si tratta solo di una stanchezza fisica: chi ne soffre sperimenta spesso un senso di irritabilità e nebbia mentale, poiché la mancanza di riposo condiziona le attività lavorative e sociali.

  • Secondo i dati dell’Associazione Italiana per la Medicina del Sonno (AIMS), circa 12 milioni di italiani convivono con disturbi del sonno.
  • Le statistiche evidenziano come il problema colpisca in misura maggiore le donne, con un’incidenza significativamente superiore rispetto agli uomini.
  • Una ricerca condotta da Eurodap (Associazione Europea per il Disturbo da Attacchi di Panico) indica che 7 italiani su 10 manifestano disturbi del sonno legati a stress e stati di tensione.
  • Il carico emotivo e il costante “ruminio mentale” rendono necessario un approccio che guardi alla persona nella sua interezza.
  1. Cos’è Access Bars?

Access Bars è una disciplina volta al riequilibrio energetico e al rilassamento profondo. Consiste nel toccare delicatamente 32 punti specifici sulla testa che immagazzinano la carica elettromagnetica di pensieri e preoccupazioni accumulate.

Attraverso il contatto dolce delle mani, l’operatore agevola il fluire dell’energia, aiutando a sciogliere i blocchi causati da stress e stanchezza accumulata. I benefici si manifestano su più livelli:

  • A livello fisico: favorisce il rilascio delle tensioni muscolari e corporee, portando a una sensazione di estrema leggerezza.
  • A livello mentale ed emozionale: aiuta a placare il chiacchiericcio interiore e riduce il senso di frustrazione, promuovendo una sensazione di pace e centratura.
  1. Access Bars nel miglioramento della qualità del riposo

L’efficacia di Access Bars come pratica di rilassamento è documentata da ricerche internazionali che ne evidenziano il potenziale nel ridurre il sovraccarico mentale, principale nemico del sonno. Sebbene in Italia non esistano ancora sperimentazioni cliniche ospedaliere ufficiali (a differenza ad esempio del Reiki), i risultati riscontrati quotidianamente dai professionisti italiani sono assolutamente sovrapponibili ai dati scientifici di studi internazionali:

  • Ricerca del Dr. Terrie Hope (2017): pubblicata sul Journal of Energy Psychology, ha mostrato che una sessione di 90 minuti riduce drasticamente i livelli di ansia e depressione (oltre l’80%). Poiché questi stati sono spesso i “ladri del sonno”, il trattamento facilita un addormentamento naturale.
  • Studio del Dr. Jeffrey Fannin (Neuroscienziato): attraverso la mappatura cerebrale (EEG), ha rilevato che il trattamento porta il cervello in uno stato di onde Theta, lo stesso livello di rilassamento profondo che precede il sonno ristoratore.
  • Global Health Reports (2020): una valutazione su larga scala ha riportato che il 92% dei partecipanti ha dichiarato un miglioramento significativo della qualità del sonno già dopo le prime 3 sessioni, definendo il riposo come “più profondo e meno frammentato”.

Questi dati confermano che Access Bars è uno strumento prezioso per imparare a scaricare la tensione, permettendo alla persona di affrontare la notte con serenità e la giornata con una nuova riserva di energia

Vuoi ritrovare il tuo riposo?

I numeri e le esperienze dimostrano che il rilassamento profondo è una chiave fondamentale per il tuo benessere. Anch’io ho vissuto sulla mia pelle il peso di notti insonni e di quei risvegli in cui ti senti già stanca prima di iniziare. Da quando ho incontrato questo strumento, ho trovato un sollievo concreto che ha cambiato radicalmente la qualità delle mie giornate.

Se il sonno condiziona negativamente la tua vita, ti invito a provare una sessione di Access Bars per sperimentare personalmente questa sensazione di leggerezza e armonia.

Contattami oggi stesso per maggiori informazioni o per prenotare il tuo incontro.

Reiki ed emicrania ritrovare l’equilibrio oltre il dolore

Reiki ed emicrania: ritrovare l’equilibrio oltre il dolore

Per chi convive con il cerchio alla testa e quella sensazione di spossatezza infinita, l’emicrania non è solo un “mal di testa”, ma una condizione che impatta profondamente sulla quotidianità. In questo articolo esploreremo come il Reiki possa diventare un prezioso alleato naturale per gestire le tensioni e favorire un profondo stato di rilassamento.

  1. Comprendere l’emicrania: i numeri in Italia

L’emicrania è una condizione neurologica complessa, caratterizzata da attacchi ricorrenti di dolore pulsante, spesso accompagnati da nausea e ipersensibilità a luci e suoni. Non è solo un fastidio fisico: chi ne soffre sperimenta spesso un senso di isolamento e frustrazione, poiché il dolore costringe a interrompere le attività lavorative e sociali.

Secondo la Relazione sullo stato sanitario del Paese (Ministero della Salute, dati consolidati 2019-2023), colpisce in Italia circa 6 milioni di persone, ovvero il 12% della popolazione. Questa ricerca evidenzia come il problema sia marcatamente di genere: le donne ne soffrono con un’incidenza tre volte superiore rispetto agli uomini (circa il 18% contro il 6%).

L’impatto è tale che nel 2020, con la Legge n. 81, la cefalea primaria cronica è stata ufficialmente riconosciuta in Italia come “malattia sociale“. Questo passaggio normativo sottolinea quanto il carico emotivo e lo stress legati alla frequenza degli attacchi siano invalidanti, rendendo necessario un approccio che guardi alla persona nella sua interezza.

  1. Cos’è il Reiki?

Il Reiki è una disciplina di origine giapponese volta al riequilibrio energetico e al rilassamento profondo. Attraverso il contatto dolce delle mani, l’operatore agevola il fluire dell’energia, aiutando a sciogliere i blocchi causati da stress e stanchezza accumulata.

I benefici si manifestano su più livelli:

  • A livello fisico: favorisce il rilascio delle tensioni muscolari, spesso localizzate proprio nell’area cervicale e cranica.
  • A livello mentale ed emozionale: aiuta a placare l’agitazione interiore e riduce il senso di frustrazione che accompagna il disagio fisico, promuovendo una sensazione di pace e centratura.
  1. Il Reiki nel trattamento dell’emicrania

L’efficacia del Reiki come pratica di rilassamento è documentata da esperienze significative nel sistema sanitario italiano. Un punto di riferimento storico è l’Ospedale San Carlo Borromeo di Milano, che per oltre vent’anni (fino al 2009) ha integrato il Reiki nel suo Ambulatorio di Medicina Psicosomatica.

Una sperimentazione specifica condotta tra il 2000 e il 2004 su soggetti affetti da emicrania ha riportato risultati numerici molto chiari dopo un ciclo di 8 trattamenti settimanali:

  • Riduzione del 50% della frequenza degli attacchi: la media è scesa da 10 a 5 episodi mensili.
  • Miglioramento della qualità del dolore: la percezione è passata da “intenso-invalidante” a “lieve-moderato”.

 

  • Benessere duraturo: il monitoraggio ha mostrato che i benefici del rilassamento persistevano anche a distanza di 6 mesi dalla fine degli incontri.

Altre realtà hanno confermato questo trend positivo negli ultimi anni:

  • Ospedale Molinette di Torino (Progetti dal 2003 ad oggi): le indagini sull’efficacia del Reiki hanno evidenziato una netta diminuzione degli stati di ansia e un miglioramento del riposo notturno, fattori chiave per chi soffre di cefalee.
  • Ospedale Regina Elena di Roma (Studi 2015-2021): ricerche su pazienti sottoposti a terapie invasive hanno mostrato che il Reiki riduce la percezione del disagio fisico e migliora il tono dell’umore nel 10-15% dei casi già dopo le prime sessioni.

Questi dati confermano che il Reiki è uno strumento prezioso per imparare a scaricare la tensione, permettendo alla persona di affrontare la giornata con una nuova riserva di energia e serenità.

Vuoi ritrovare il tuo centro? I numeri e le esperienze ospedaliere dimostrano che il rilassamento profondo è una chiave fondamentale per il tuo benessere. Se l’emicrania condiziona le tue giornate, ti invito a provare una sessione di Reiki per sperimentare personalmente questa sensazione di leggerezza e armonia.

Contattami oggi stesso per maggiori informazioni o per prenotare il tuo incontro.

Gestire il tempo per liberare il tuo potenziale

Gestire il tempo per liberare il tuo potenziale

La gestione del tempo non è solo una questione di agende fitte e orologi che corrono; è la chiave di volta per una crescita autentica, sia nel lavoro che nella vita privata. Imparare a governare i propri ritmi significa smettere di rincorrere le urgenze per iniziare a investire sulle proprie priorità. È un percorso che unisce l’efficienza professionale alla serenità interiore, permettendoci di essere produttivi senza smarrire noi stessi nel caos quotidiano. È una competenza che riguarda le organizzazioni, i professionisti e ogni persona che desidera vivere con maggiore presenza e consapevolezza.

 

  1. Cos’è il time management

Il time management è l’arte di utilizzare il proprio tempo in modo intenzionale, efficace e sostenibile, sia nella vita professionale sia in quella personale. Non significa “fare di più”, ma “fare meglio”, scegliendo con consapevolezza dove investire energie, attenzione e presenza. È una competenza che aiuta a lavorare con maggiore fluidità, ma anche a vivere con più equilibrio, evitando di riempire le giornate di impegni che non rispecchiano i propri bisogni.

Tra i suoi elementi principali troviamo:

  • Pianificazione: organizzare attività e obiettivi, distribuendo il tempo in modo realistico, sia per il lavoro sia per la vita privata.
  • Prioritizzazione: distinguere ciò che è davvero importante dalle “false urgenze”, imparando a scegliere ciò che nutre davvero, non solo ciò che “va fatto”.
  • Delega: affidare compiti ad altri quando possibile, liberando spazio mentale e pratico per ciò che richiede la nostra presenza autentica.
  • Gestione delle interruzioni: proteggere la concentrazione da stimoli esterni (telefonate, email, notifiche) ma anche da distrazioni interne, come pensieri ricorrenti o preoccupazioni.
  • Monitoraggio del tempo: osservare come si impiega realmente il proprio tempo per riconoscere abitudini poco funzionali e creare nuove routine più sane.

Applicare questi elementi nella quotidianità permette non solo di essere più produttivi ed efficaci a livello lavorativo, ma anche di ritrovare spazio per sé, ridurre lo stress e vivere con maggiore consapevolezza.

 

  1. Il time management organizzativo

Nelle organizzazioni, la gestione del tempo è una leva strategica che incide direttamente su efficienza, benessere e qualità del lavoro. La mia esperienza come formatrice per futuri professionisti HR e operatori di front office mi conferma ogni volta quanto questo tema sia spesso sottovalutato: molti partecipanti, indipendentemente dall’età o dall’esperienza, non percepiscono il time management come parte integrante della routine lavorativa. Spesso non è colpa loro, ma del contesto: molte realtà organizzative vivono in una costante “urgenza”, che però, nella maggior parte dei casi, non è una vera urgenza ma il risultato di una scarsa pianificazione.

In questo scenario, la delega diventa uno strumento fondamentale. Delegare non significa solo distribuire compiti, ma creare un sistema più fluido, valorizzare le competenze e permettere ai ruoli chiave di concentrarsi su attività strategiche. Una delega efficace riduce il sovraccarico e migliora la qualità del lavoro di tutto il team.

Allo stesso modo, la gestione delle interruzioni è cruciale, soprattutto per chi lavora a contatto diretto con il pubblico. Telefonate, email, richieste improvvise e persone allo sportello possono frammentare la giornata e rendere difficile mantenere il controllo. Attraverso tecniche mirate – come la pianificazione a blocchi, la definizione di micro-priorità e l’uso consapevole degli strumenti digitali – è possibile trasformare un contesto caotico in un flusso più gestibile e meno stressante.

Una cultura organizzativa che valorizza il time management non solo migliora la produttività, ma crea ambienti di lavoro più sereni, consapevoli e sostenibili.

 

  1. Abitare il presente: il tempo come cura di sé

Sul piano personale, il time management diventa un percorso di consapevolezza. Come counselor e operatrice olistica incontro spesso persone sopraffatte da giornate piene di impegni, che corrono da un’attività all’altra senza mai fermarsi. Il risultato è quasi sempre lo stesso: si trascurano i propri bisogni, ci si sente svuotati e si perde il contatto con ciò che davvero conta. Molti dei miei clienti arrivano stressati, intrappolati tra il rimpianto per ciò che è stato e l’ansia per ciò che non è ancora accaduto, rischiando così di perdersi completamente il presente.

Un efficace time management personale aiuta proprio a ritrovare questo equilibrio. Significa imparare a stare nel qui e ora, ascoltare sé stessi e riconoscere quali attività nutrono davvero e quali invece drenano energia. Significa anche darsi delle priorità, non per fare tutto, ma per scegliere ciò che sostiene il proprio benessere e la propria crescita.

Un aspetto spesso trascurato è la capacità di concedersi momenti di noia rigenerativa: spazi vuoti, silenziosi, non programmati. Sono pause preziose che permettono alla mente di rallentare, al corpo di respirare e alla creatività di emergere. Non è tempo perso, ma tempo che restituisce.

Riscoprire un rapporto più sano con il proprio tempo significa smettere di rincorrere la vita e iniziare a viverla con maggiore presenza, intenzionalità e leggerezza

 

Costruiamo insieme un nuovo ritmo

Una gestione del tempo più consapevole può trasformare il modo in cui lavoriamo e viviamo. Le organizzazioni possono diventare più efficaci e serene, mentre le persone possono ritrovare spazio per sé, per le proprie priorità e per un benessere più profondo.

Nel mio lavoro supporto sia le organizzazioni lavorative – attraverso formazione e consulenza organizzativa – sia le persone, grazie al counseling e ad approcci olistici che aiutano a riconoscere ciò che conta davvero. Sostengo chi desidera migliorare la propria gestione del tempo, ridurre lo stress e costruire un equilibrio più sano tra lavoro, vita e crescita personale. Perché il tempo non va solo gestito: va ascoltato, rispettato e vissuto.

ascolto del corpo

L’ascolto del corpo come viaggio di consapevolezza

Per anni, ho ignorato quei sussurri insistenti: stanchezza, rigidità, dolori sottili, notti insonni, sbalzi di peso. Li liquidavo come inevitabili conseguenze dello stress quotidiano, mettendo a tacere il mio corpo per continuare a correre. Solo quando ho iniziato un percorso di consapevolezza ho capito che il corpo non mente mai. È il nostro primo alleato, il nostro diario emotivo silenzioso. Quei segnali erano la prova tangibile di un bisogno profondo di fermarsi e ascoltare. Il vero percorso di ri-connessione con me stessa è iniziato solo quando ho smesso di combattere e ho scelto di accogliere questi segnali di “malessere”. Se anche tu sei stanco/a di ignorare il tuo corpo, preparati a scoprire perché è la tua guida più saggia e come imparare a decifrare il suo linguaggio. Imparare ad ascoltarlo è il punto di svolta: non una soluzione immediata, ma l’inizio di un cammino profondo e trasformativo.

INDICE

  1. Un po’ di storia
  2. Il Felt Sense: dare voce alle sensazioni
  3. Connettersi con il corpo

  1. Un po’ di storia

Non è solo una sensazione: la profonda unità tra mente, emozioni ed esperienza fisica è al centro di numerosi studi e teorie che attraversano la storia della psicologia e della medicina. Già alla fine dell’Ottocento, la Teoria James-Lange delle emozioni suggeriva che l’esperienza emotiva (la paura) non fosse la causa, ma l’effetto della risposta fisiologica (il tremore e l’aumento del battito cardiaco) a uno stimolo. Questa è una delle prime grandi teorie che rovescia la visione comune, posizionando il corpo al centro della genesi delle emozioni.

Nel XX secolo, l’esplorazione si fa più profonda. Una delle esplorazioni più illuminanti proviene dalla tradizione post-freudiana con il lavoro di Wilhelm Reich. Egli teorizzò che le emozioni intense e i traumi non risolti non rimangano confinati nella mente, ma si cristallizzino nel tessuto corporeo, creando la “corazza caratteriale” o “muscolare”: una serie di tensioni croniche che sviluppiamo in modo inconscio per bloccare sentimenti ed emozioni dolorose (come rabbia, paura, o dolore).

Successivamente, il suo allievo, Alexander Lowen, sviluppò l’Analisi Bioenergetica. Lowen ha dimostrato come queste “corazze” corporee siano la manifestazione fisica delle nostre dinamiche interiori più profonde, arrivando a definire i noti caratteri neo-reichiani, cinque strutture caratteriali fondamentali, ognuna derivante da specifiche esperienze evolutive e manifestata attraverso un tipico atteggiamento corporeo e schemi di tensione: Schizoide, Orale, Masochista, Psicopatico e Rigido. La Bioenergetica ci insegna che il modo in cui stiamo in piedi, respiriamo e ci muoviamo è la perfetta fotografia del nostro mondo interiore e delle nostre difese psicologiche.

Dopo Lowen, gli studi sull’unità mente-corpo-emozioni hanno ricevuto una potente conferma dalle neuroscienze e dalla ricerca sul trauma. Personalità come Peter Levine (con la Somatic Experiencing) e Bessel van der Kolk (autore di The Body Keeps the Score – Il corpo accusa il colpo) hanno dimostrato, con il supporto di dati neurobiologici, che il trauma e lo stress cronico vengono letteralmente memorizzati nel sistema nervoso autonomo e nel corpo. L’amigdala (il centro dell’allarme nel cervello) e i circuiti cerebrali che regolano la risposta “attacco-fuga-congelamento” rimangono iper-attivati, costringendo il corpo in uno stato costante di difesa. Questo si traduce in quei “malesseri” fisici cronici che ignoriamo, come dolori inspiegabili, disturbi digestivi o insonnia. Riconoscere queste tensioni non è etichettare, ma il primo passo per sbloccare l’energia vitale e avviare un profondo cambiamento emotivo. Il tuo corpo è il tuo archivio storico e la tua mappa per la guarigione

  1. Il Felt Sense: dare voce alle emozioni

Come si traduce in pratica l’ascolto di cui parliamo? La risposta risiede in un concetto fondamentale della psicologia umanistica: il “Felt Sense” (o “senso sentito”), introdotto da Eugene Gendlin. Il Felt Sense non è una semplice emozione come gioia o rabbia, né una pura sensazione fisica come un mal di testa. È piuttosto una sensazione corporea indefinita, un tutto confuso che racchiude in sé il senso complessivo di una situazione o di un problema, qualcosa che non è ancora stato completamente verbalizzato o compreso dalla mente logica. È la saggezza del tuo corpo che bussa alla porta.

Imparare a riconoscere e a sostare con questo Felt Sense è la chiave per dare un nome e un significato alle tue sensazioni. Quando, ad esempio, senti una “pesantezza al petto” o un “nodo allo stomaco” che non riesci a scrollarti di dosso, e ti prendi il tempo per fermarti e chiedere: “Che cos’è questo nodo? Cosa rappresenta?”, inizi il processo.

Esempio pratico del Felt Sense:

  1. La sensazione iniziale (Il Felt Sense): avverti un “nodo allo stomaco”. È confuso, non sai se sia ansia, paura o semplicemente digestione difficile.
  2. L’ascolto e la domanda: invece di ignorarlo o etichettarlo superficialmente come “stress”, ti siedi in silenzio, rivolgi l’attenzione a quella parte del corpo e chiedi: “Cosa mi sta dicendo questo nodo?”.
  3. La risposta corporea (il Felt Shift): aspettando senza giudizio, potresti notare che il nodo si sposta, si intensifica o si rilassa leggermente. Potrebbe emergere un’immagine, una parola o una frase. Magari ti accorgi che il nodo ha la “qualità di essere oppresso” o che “sembra una gabbia stretta”.
  4. La comprensione trasformativa: quando trovi le parole che “risuonano” perfettamente con la sensazione (“è un senso di oppressione”), il Felt Sense può aprirsi e trasformarsi (Felt Shift). Capisci all’improvviso che il nodo non è solo ansia, ma la profonda frustrazione per una situazione lavorativa in cui ti senti costantemente “messo in gabbia”.

Non è la mente che analizza, ma il corpo che rivela il suo sapere. Questo sapere grezzo, se accolto, ci guida verso la vera comprensione della radice del nostro malessere, permettendoci di superare la superficialità delle etichette e di trovare soluzioni che risuonano veramente con il nostro essere

  1. Connettersi con il corpo

Comprendere il linguaggio del corpo è un percorso, non un interruttore. Non si tratta di risolvere tutto con una singola sessione, ma di stabilire una connessione autentica che ti accompagnerà per tutta la vita. Ascoltare i segnali – il sonno interrotto, quel dolore alla schiena che ritorna, la stanchezza inspiegabile – significa fare una scelta: smettere di ignorare il corpo e iniziare a collaborare con esso.

Ritrovare questa sintonia è il cuore del benessere e ti permette di tornare alla tua essenza più pura. È un viaggio di consapevolezza e amore verso sé stessi. Per chi, come me e te, ha ricominciato quasi da zero, trovare una via pratica è essenziale. Le tecniche che propongo sono strumenti potenti per facilitare questa ri-connessione:

  • Reiki: aiuta a ristabilire il flusso di energia, sciogliendo delicatamente i blocchi e calmando il sistema nervoso.
  • Access Bars: contribuisce a rilasciare le vecchie convinzioni e le rigidità che la mente ha imprigionato nel corpo.
  • Tecnica Metamorfica: agisce in modo sottile sulla nostra matrice di vita, stimolando la forza vitale per trasformare i vecchi schemi

Non si tratta di “curare” il corpo, ma di imparare a dialogare con lui. Perché solo quando lo ascoltiamo davvero, possiamo iniziare a stare meglio con noi stessi. Scegliere di ascoltarsi è l’atto di amore per sé stessi più rivoluzionario che tu possa compiere. Inizia oggi a trattare il tuo corpo non come un nemico da controllare, ma come un alleato saggio da onorare.

cookies

Cookie e conformità: perché il banner non è solo una formalità

Due recenti provvedimenti, uno del Garante per la privacy italiano, l’altro del Garante austriaco per la protezione dei dati personali hanno riacceso l’attenzione su un tema spesso sottovalutato: la gestione del consenso ai cookie.

In Italia, se si confrontano le Linee guida del Garante del 2021 con la realtà di molti siti web, anche della pubblica amministrazione, emerge un dato preoccupante: il banner dei cookie è spesso non conforme. Non che nel resto d’Europa vada meglio: CookieMetrix, uno strumento di analisi online che permette di verificare in tempo reale se un sito è conforme alla normativa europea ha condotto diversi test su campioni di siti italiani ed europei. Ebbene, questi test hanno dimostrato che una percentuale significativa (stimata tra il 60% e l’80%) dei siti analizzati presenta almeno una criticità, come mancanza di opzione per rifiutare i cookie, cookie installati prima del consenso e informative non trasparenti o assenti

In questo articolo ripercorriamo le regole fondamentali, analizziamo due casi emblematici e proponiamo una checklist utile per verificare la compliance del proprio sito.

📌 Cookie Law e conformità: un quadro europeo da non sottovalutare

La cosiddetta Cookie Law non è una singola norma, ma un insieme di disposizioni europee e nazionali che regolano l’uso dei cookie e di altri strumenti di tracciamento. Le principali fonti normative includono:

  • La Direttiva ePrivacy (2002/58/CE), modificata nel 2009.
  • Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) – Reg. UE 2016/679

E, per l’Italia:

  • Il Codice Privacy italiano (D.lgs. 196/2003), aggiornato dal D.lgs. . 101/2018.
  • Il Provvedimento del Garante del 10 giugno 2021, che ha definito le linee guida italiane sui cookie.

A livello europeo, il Comitato Europeo per la Protezione dei Dati (EDPB) ha pubblicato documenti di indirizzo fondamentali, tra cui le Linee guida n. 5/2020 sul consenso, che chiariscono come quest’ultimo debba essere raccolto in modo libero, specifico e informato.

Anche altri Paesi hanno adottato linee guida simili. Giusto per fare qualche esempio:

  • In Francia, la CNIL ha pubblicato regole dettagliate sull’uso dei cookie, con sanzioni già comminate a grandi piattaforme. La CNIL richiede che il consenso ai cookie sia libero, specifico e facilmente revocabile. I banner devono offrire un’opzione chiara per rifiutare i cookie, come un pulsante “Rifiuta tutto”. È vietato installare cookie non essenziali prima del consenso, e il consenso deve essere equilibrato, cioè facile sia da accettare che da negare
  • In Germania, il BfDI ha recepito le indicazioni europee, con particolare attenzione alla trasparenza e alla granularità del consenso. Il BfDI stabilisce infatti che il consenso deve essere informato, volontario e revocabile in qualsiasi momento. I cookie banner devono permettere una scelta reale, con pulsanti equivalenti per accettare o rifiutare. Le cosiddette “cookie walls” sono ammesse solo se esiste una vera alternativa all’accesso gratuito, come un abbonamento
  • In Austria, la DSB applica la sezione 165 del TKG 2021, che recepisce la Direttiva ePrivacy. I cookie tecnicamente non necessari possono essere installati solo previo consenso esplicito. Il banner deve essere chiaro e non deve installare cookie prima della scelta dell’utente. La DSB ha anche sanzionato il modello “Pay or Okay” per violazione del GDPR, ritenendo che non garantisca un consenso libero

Questa varietà di approcci conferma che la conformità al trattamento dei dati tramite cookie è una priorità condivisa a livello europeo, ma anche che le organizzazioni devono prestare attenzione alle specificità nazionali.

📌 Le Linee guida del Garante italiano del 2021: cosa prevedono

Per quanto riguarda l’Italia, come abbiamo detto, il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato il 10 giugno 2021 le Linee guida sui cookie e altri strumenti di tracciamento, con l’obiettivo di garantire una raccolta del consenso realmente libera, informata e specifica. Queste linee si applicano a tutti i soggetti che utilizzano tecnologie di tracciamento, sia pubblici che privati.

I principali obblighi introdotti sono:

  • Banner trasparente e non ingannevole, con opzioni equivalenti per accettare, rifiutare o personalizzare i cookie.
  • Divieto di scrolling o navigazione come forma implicita di consenso.
  • Obbligo di ripresentare il banner se l’utente non ha espresso una scelta.
  • Informativa estesa facilmente accessibile, che specifichi finalità, categorie di cookie, destinatari e tempi di conservazione.
  • Cookie tecnici installabili senza consenso, ma devono essere descritti chiaramente.
  • Cookie di profilazione e analytics richiedono consenso esplicito, salvo quelli anonimizzati e aggregati.

Il consenso deve essere granulare, cioè l’utente deve poter scegliere quali categorie di cookie accettare. Inoltre, deve essere revocabile in qualsiasi momento, con meccanismi semplici.

Le sanzioni per la mancata conformità possono arrivare fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato annuo globale, come previsto dal GDPR. Il Garante ha chiarito che anche il solo mancato aggiornamento del banner può costituire violazione

⚖️ Due provvedimenti che fanno scuola

Come abbiamo accennato nell’introduzione, quest’estate sono stati applicati due provvedimenti che riguardano proprio l’utilizzo dei cookie. Questi casi dimostrano come la non conformità non sia più tollerata e possa comportare conseguenze economiche e reputazionali significative.

Il primo riguarda la società italiana Confalonieri S.r.l., sanzionata dal Garante Privacy con il provvedimento n. 327 del 4 giugno 2025. A seguito di accertamenti condotti dalla Guardia di Finanza, è emerso che il sito web dell’azienda presentava un banner cookie non conforme: non offriva una scelta chiara e bilanciata tra accettazione e rifiuto, non permetteva un consenso granulare e conteneva riferimenti normativi superati. Inoltre, l’informativa sulla privacy risultava obsoleta e priva di indicazioni sui destinatari dei dati. Per queste violazioni, il Garante ha comminato una sanzione amministrativa di 40.000 euro.

Il secondo caso arriva dall’Austria, dove il quotidiano DerStandard è stato oggetto di una decisione della DSB (Autorità austriaca per la protezione dei dati), confermata dal Tribunale Amministrativo Federale. Il giornale aveva adottato il controverso modello “Pay or Ok”, che imponeva agli utenti una scelta tra accettare il tracciamento pubblicitario o pagare un abbonamento mensile di €9,90. Secondo la DSB, questo meccanismo non garantiva un consenso libero e granulare, come richiesto dal GDPR, ma piuttosto una “scelta fittizia”. Il tribunale ha ritenuto il modello non conforme e ha respinto il ricorso del quotidiano, aprendo la strada a una possibile escalation del caso fino alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

A seguito di questa vicenda, anche il Garante italiano ha avviato una consultazione pubblica per valutare la liceità del consenso raccolto tramite modelli simili, in particolare nel settore editoriale. L’obiettivo è chiarire se il “Pay or Ok” possa essere considerato compatibile con il principio di libertà del consenso previsto dal GDPR

🛡️ Navigare sicuri: consigli pratici per utenti e organizzazioni

Quello dei cookie è quindi un argomento da non sottovalutare, sia per chi gestisce i siti, sia per gli utenti.

Per questi ultimi ecco qualche consiglio per evitare di cedere inconsapevolmente i propri dati:

  • Controlla il banner: deve offrire scelte chiare e non forzate.
  • Leggi l’informativa cookie: verifica chi riceve i tuoi dati e per quali scopi.
  • Usa browser con protezioni avanzate o estensioni anti-tracciamento.
  • Non cliccare “Accetta tutto” senza sapere cosa stai accettando.

Per le organizzazioni, è invece fondamentale effettuare un audit del proprio sito e verificare la conformità del banner e dell’informativa pena, come abbiamo visto, sanzioni che incidono sul bilancio e la reputazione dell’organizzazione stessa

📣 Attenzione: la privacy non è un optional

Come avete potuto capire, la gestione corretta dei cookie non è solo un obbligo normativo, ma un segnale di rispetto verso utenti e clienti. Se sei un’organizzazione e vuoi verificare se il tuo sito è conforme, offro consulenze specializzate per aiutarti a metterti in regola. Visita il mio sito per scoprire tutti i servizi disponibili e contattami per una prima valutazione.

Access Bars riscopri il benessere attraverso il potere del tocco

Access Bars®: riscopri il benessere attraverso il potere del tocco

Viviamo in un’epoca frenetica in cui stress, ansia e blocchi emotivi influenzano il nostro equilibrio quotidiano. Access Bars® è una tecnica energetica potente che aiuta a liberarsi da schemi limitanti, favorendo uno stato di calma, chiarezza mentale e benessere. Scopri come questa pratica può trasformare la tua vita e migliorare anche il benessere organizzativo nella tua realtà lavorativa.

 

INDICE

  1. Le origini di Access Bars® e come funziona
  2. I benefici di Access Bars®: corpo, mente ed emozioni in equilibrio
  3. Access Bars® per il benessere organizzativo: un nuovo strumento per le organizzazioni lavorative
  1. Le origini di Access Bars® e come funziona

Access Bars® nasce negli anni ‘90 grazie a Gary Douglas, fondatore di Access Consciousness, un movimento globale dedicato alla crescita personale e al potenziamento della consapevolezza. Douglas, studioso delle dinamiche energetiche e della mente subconscia, ha sviluppato un insieme di strumenti e tecniche per aiutare le persone a liberarsi dai condizionamenti limitanti e a vivere con maggiore libertà, gioia e creatività.

L’intuizione alla base di Access Bars® è nata quando Douglas ha iniziato a percepire specifici punti energetici sulla testa che, se stimolati, facilitavano il rilascio di blocchi mentali ed emozionali. Approfondendo questi studi, ha identificato 32 punti energetici, ciascuno collegato a specifici aspetti della vita, come creatività, denaro, gioia, guarigione, controllo… Da questa scoperta è nata la tecnica di Access Bars® che si basa sulla stimolazione di questi punti attraverso un tocco leggero che favorisce uno stato di profondo rilassamento e una riduzione del chiacchiericcio mentale grazie al rilascio di pensieri, emozioni e convinzioni limitanti che si accumulano nel subconscio. È come premere il tasto “reset” della mente, liberandola da ciò che ostacola il fluire naturale dell’energia e delle possibilità. Durante una sessione, la persona sperimenta un profondo senso di rilassamento, simile a uno stato meditativo. Non occorre credere nella tecnica per beneficiare dei suoi effetti: Access Bars® agisce direttamente sulle onde cerebrali, favorendo uno stato di maggiore apertura, ricezione e benessere generale.

Oggi, Access Bars® è una pratica utilizzata in oltre 170 Paesi, aiutando migliaia di persone a migliorare il loro stato emotivo, mentale e fisico. Attraverso sessioni regolari, si può sperimentare una trasformazione significativa nella percezione di sé, nelle scelte quotidiane e nella capacità di affrontare le sfide della vita con maggiore lucidità e serenità.

 

  1. I benefici di Access Bars®: corpo, mente ed emozioni in equilibrio

Le sessioni di Access Bars® portano numerosi benefici su diversi livelli: fisico, mentale ed emotivo. La tecnica agisce favorendo il rilascio di energie stagnanti, aiutando a riequilibrare il corpo e la mente e creando uno stato di maggiore apertura e benessere

A livello fisico, Access Bars® aiuta a ridurre stress e tensioni, favorendo un senso di rilassamento profondo. Ecco alcuni dei principali benefici:

  • Riduzione dello stress e del cortisolo: il trattamento abbassa i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, favorendo una sensazione di tranquillità e leggerezza.
  • Miglioramento del sonno: dopo una sessione, molte persone sperimentano un riposo più profondo e rigenerante, con una riduzione dell’insonnia
  • Rilassamento muscolare: la stimolazione dei punti energetici scioglie le tensioni fisiche e favorisce un miglioramento della postura.
  • Effetti sul sistema nervoso: simile alla meditazione, Access Bars® bilancia le onde cerebrali, migliorando la gestione emotiva e la risposta agli stimoli esterni.
  • Alleggerimento del dolore: in alcuni casi, il trattamento favorisce un miglioramento nelle condizioni di dolore cronico o tensionale.
  • Maggiore vitalità: dopo una sessione, molte persone si sentono più energiche e presenti, con una sensazione di rinnovata forza vitale.

Dal punto di vista mentale, Access Bars® è un potente strumento per ridurre il sovraccarico di pensieri ripetitivi e favorire maggiore lucidità e concentrazione. Elimina il “rumore mentale”, permettendo di vedere le situazioni con più chiarezza e di prendere decisioni con una nuova prospettiva. È particolarmente utile per chi si sente bloccato, sopraffatto da dubbi o alla ricerca di maggiore creatività nella vita quotidiana. Molti riferiscono che dopo un ciclo di sessioni si sentono più leggeri e meno influenzati da paure e ansie

Sul piano emotivo, Access Bars® aiuta a sciogliere schemi di autosabotaggio, a rilasciare emozioni trattenute nel subconscio, a eliminare traumi, anche profondi, e a sviluppare una maggiore capacità di ricevere nuove opportunità. È una tecnica particolarmente utile per chi desidera superare blocchi emotivi o migliorare la relazione con sé stessi e gli altri. Inoltre, può contribuire a una riduzione dell’ansia e delle paure limitanti, favorendo un senso più profondo di libertà e gioia.

Il bello di Access Bars® è che non bisogna “credere” nella tecnica affinché funzioni: i suoi effetti si manifestano naturalmente, offrendo un’opportunità di cambiamento sia per chi cerca un sollievo immediato, sia per chi vuole intraprendere un percorso di crescita più profondo.

  1. Access Bars® per il benessere organizzativo: un nuovo strumento per le organizzazioni lavorative

Negli ultimi anni, sempre più organizzazioni lavorative hanno compreso che il benessere dei dipendenti è un fattore chiave per la produttività, la collaborazione e la fidelizzazione del personale. Programmi di welfare aziendale come mindfulness, coaching e tecniche di rilassamento stanno diventando strumenti diffusi per migliorare la qualità della vita lavorativa. Access Bars® si inserisce perfettamente in questo contesto, offrendo un approccio innovativo e concreto alla gestione dello stress, della fatica mentale e della tensione emotiva.

Il contesto lavorativo moderno è spesso caratterizzato da ritmi serrati, scadenze stringenti e pressioni continue. Secondo diverse ricerche, lo stress e il burnout riducono la capacità di concentrazione, la creatività e la motivazione, aumentando il rischio di turnover. Access Bars® aiuta a riequilibrare le energie mentali ed emotive dei dipendenti, permettendo loro di affrontare le sfide lavorative con maggiore lucidità, resilienza e apertura mentale. Inoltre, è provato che dipendenti più sereni e meno stressati tendono a collaborare meglio, prendere decisioni più efficaci e gestire i conflitti con maggiore empatia.

Oltre a ciò, in ambienti dove l’innovazione è un elemento chiave e la capacità di pensare fuori dagli schemi e di risolvere problemi in modo strategico è fondamentale, Access Bars® favorisce la chiarezza mentale e la flessibilità cognitiva, elementi che possono influire positivamente sulla capacità di trovare soluzioni creative e prendere decisioni più rapide ed efficaci. Infatti, molte persone che ricevono sessioni di Access Bars® riferiscono di sentirsi meno influenzate da pensieri ripetitivi, guadagnando uno spazio mentale libero per sviluppare nuove idee e strategie. Questo aspetto è particolarmente utile per leader, manager e team di lavoro che devono affrontare situazioni complesse e dinamiche organizzative in continua evoluzione.

Infine, diverse ricerche confermano come le organizzazioni che integrano pratiche di benessere organizzativo ottengono benefici tangibili in termini di clima, fidelizzazione dei dipendenti e reputazione. Oggi, il benessere lavorativo non è più solo un “extra”, ma un elemento centrale nelle strategie organizzative per attrarre e trattenere i talenti.

 

Offrire Access Bars® all’interno di un programma di welfare significa dare ai propri dipendenti uno strumento efficace per gestire lo stress, migliorare la qualità della vita e aumentare la produttività in modo naturale. Come già accade con tecniche come mindfulness, yoga e counseling, le sessioni di Access Bars® possono essere integrate in momenti di pausa rigenerativa, percorsi di sviluppo personale o programmi dedicati alla prevenzione del burnout.

 

Se vuoi approfondire i benefici di Access Bars® e provare direttamente gli effetti di questa straordinaria tecnica, visita il mio sito. Offro sessioni personalizzate sia per singoli che per organizzazioni lavorative, per favorire uno stato di equilibrio e benessere profondo. Contattami e inizia il tuo percorso di trasformazione!

NIS2

NIS2: AL PASSO CON LA CYBERSICUREZZA 

Il 16 ottobre 2024 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo n. 138 del 4 settembre 2024 che a sua volta recepisce la Direttiva Europea 2022/2555, ovvero la NIS2, una normativa, appunto, europea che mira a rafforzare la cybersicurezza degli Stati membri, imponendo misure più stringenti per la protezione delle infrastrutture critiche e dei servizi essenziali. È stata adottata per migliorare la resilienza delle organizzazioni lavorative e delle istituzioni contro le minacce informatiche, ampliando il numero di settori coinvolti rispetto alla precedente direttiva NIS 

La cosiddetta cybersicurezza è un ambito sempre più sensibile in un mondo dove si stanno sviluppando sistemi di intelligenza artificiale e infrastrutture informatiche indispensabili ma che portano con sé anche una serie di criticità cui la nuova Direttiva vuol far fronte 

Di cosa si tratta nel concreto? Ve lo spiego qui sotto 

Buona lettura! 

 

INDICE 

  1. Le tappe della NIS2 
  2. Gli adempimenti della NIS2
  3.  Organizzazioni soggette alla NIS2
  4.  Impatti e sfide 
     
  1. Le tappe della NIS2 

Come detto all’inizio, il Decreto di recepimento della NIS 2 è stato pubblicato nel nostro Paese il 16 ottobre 2024, tuttavia questa Direttiva ha una storia più lunga, sia prima, sia successivamente alla pubblicazione. L’evoluzione della direttiva NIS2, infatti, ha radici profonde nella crescente necessità di rafforzare la cybersicurezza in Europa. Tutto ha avuto inizio con la prima direttiva NIS, adottata nel 2016, che ha segnato un passo importante nella regolamentazione della sicurezza delle reti e dei sistemi informativi. Tuttavia, con l’aumento degli attacchi informatici e la digitalizzazione sempre più pervasiva, si è reso evidente che le misure introdotte non erano sufficienti a garantire una protezione adeguata.  

Nel 2020, l’Unione Europea ha avviato il processo di revisione della normativa, con l’obiettivo di superare i limiti della Direttiva originale e creare un quadro giuridico più solido e uniforme. Dopo un lungo iter legislativo, la Direttiva NIS2 è stata approvata a fine 2022, imponendo agli Stati membri l’obbligo di recepirla entro ottobre 2024 

Per l’Italia la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale segna l’inizio di un iter che porterà le organizzazioni lavorative coinvolte ad applicare nel concreto la Direttiva alle proprie realtà e attività:  

  • entro il 31 dicembre 2024, organizzazioni e pubbliche amministrazioni erano tenute a svolgere un assessment per comprendere se fossero o meno soggette agli obblighi della Direttiva NIS2 
  • tra il 1° gennaio e il 28 febbraio 2025, i soggetti che ritenevano di rientrare nei parametri di applicazione della NIS2 avrebbero dovuto registrarsi sulla piattaforma digitale resa disponibile da ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale) la quale entro il 15 aprile 2025 avrebbe dovuto comunicare agli interessati l’inserimento nell’elenco dei soggetti essenziali o importanti 
  • tra il 15 aprile e il 31 maggio 2025, i soggetti che avranno ricevuto la comunicazione attraverso la piattaforma dovranno fornire le ulteriori informazioni richieste dalla normativa. 
  • chiusa questa fase preliminare, i soggetti che avranno ricevuto la comunicazione di inclusione da parte dell’ACN dovranno procedere con gli ulteriori adempimenti previsti nel Decreto 

Ma quali sono questi “adempimenti previsti dal Decreto”? 

 

2. Gli adempimenti della NIS2 

Come accennato nel paragrafo precedente, la direttiva NIS 2 impone obblighi più stringenti in materia di cybersicurezza per organizzazioni che operano in settori critici, con l’obiettivo di rafforzare la protezione contro le minacce informatiche. In particolare, questi obblighi riguardano: 

  • gestione del rischio per prevenire e mitigare attacchi informatici: le organizzazioni sono chiamate ad adottare strategie proattive per identificare e mitigare le vulnerabilità dei loro sistemi informatici. Questo include l’implementazione di misure tecniche e organizzative per proteggere dati e infrastrutture critiche, come il monitoraggio continuo delle minacce e la definizione di piani di risposta agli incidenti 
  • segnalazione tempestiva degli incidenti alle autorità competenti: in caso di attacco informatico o violazione della sicurezza, le organizzazioni devono notificare l’accaduto alle autorità competenti entro tempi definiti (generalmente entro 24 ore per la prima comunicazione e un report dettagliato entro 72 ore) 
  • sicurezza della supply chain: le organizzazioni devono garantire che anche i loro fornitori rispettino elevati standard di cybersicurezza. Questo significa verificare l’affidabilità dei partner commerciali, valutare il rischio derivante da terze parti e imporre requisiti di sicurezza negli accordi contrattuali. 
  • designazione dei responsabili e formazione: le organizzazioni devono identificare figure dedicate alla gestione della sicurezza informatica, con ruoli chiari e competenze specifiche. Inoltre, è richiesta una formazione continua del personale per garantire che tutti i dipendenti siano consapevoli delle best practice e delle minacce informatiche. 
  • adeguamento ai nuovi standard: le organizzazioni devono conformarsi a requisiti di sicurezza più stringenti, con audit e controlli periodici per valutare l’efficacia delle misure adottate. In caso di mancata conformità, la direttiva prevede sanzioni severe, che possono includere multe significative e altre restrizioni operative 

Gli adempimenti sono sicuramente onerosi in termini di tempo e di risorse, ma nel nostro Paese l’ACN ha dato un po’ di tempo per adeguarsi, ovvero 18 mesi dalla ricezione della comunicazione di inserimento nell’elenco dei soggetti NIS, mente il termine per l’adempimento dell’obbligo di notifica degli incidenti significativi è di 9 mesi dalla stessa comunicazione 

 

 In questo paragrafo abbiamo parlato genericamente di organizzazioni, ma in realtà non tutte avevano l’obbligo di iscriversi al portale ACN e probabilmente non tutte quelle che lo hanno fanno rientreranno dei parametri di inclusione alla Direttiva. Quali sono dunque i criteri di inclusione? 

 

3. Organizzazioni soggette alla NIS2 

Come abbiamo accennato, la NIS2 è una sorta di evoluzione della precedente Direttiva NIS del 2016, e, tra i vari aggiornamenti, oltre ai nuovi obblighi per le organizzazioni, che abbiamo descritto nel paragrafo precedente, spicca l’ampliamento abbastanza significativo del campo di applicazione: se nel 2016 risultavano coinvolti circa 6.000 soggetti in tutta Europa, principalmente appartenenti a settori critici come energia, trasporti, sanità e finanza, con l’entrata in vigore della NIS2 il numero di organizzazioni interessate è aumentato notevolmente, arrivando a coinvolgere circa 20.000 soggetti. Questo ampliamento è dovuto all’inclusione di nuovi settori, come la gestione dei rifiuti, l’industria chimica, alimentare e manifatturiera, oltre a fornitori di servizi digitali e pubbliche amministrazioni. Ad oggi i settori coinvolti sono 18 di cui 11 altamente critici (originariamente 8) e 7 critici (di nuova introduzione) per oltre 80 tipologie di soggetti, distinguendo i soggetti in essenziali e importanti: 

  • Enti Essenziali: comprendono infrastrutture strategiche come energia, trasporti, sanità, servizi finanziari, amministrazioni pubbliche e telecomunicazioni. Questi soggetti devono rispettare requisiti di cybersicurezza più rigorosi, poiché un attacco informatico contro di loro potrebbe avere un impatto significativo sulla società o sull’economia. 

 Enti Importanti: includono settori come fornitori di servizi digitali, gestione rifiuti, industria chimica, alimentare e manifatturiera. Sebbene non siano considerati critici al pari degli enti essenziali, devono comunque adottare misure di sicurezza adeguate per prevenire rischi informatici 

Ma l’appartenenza ad uno specifico settore non determina da solo l’applicabilità o meno della NIS2 ad un’organizzazione: quest’ultima, infatti, per rientrare nei criteri deve rientrare fra le medie o grandi imprese, salvo eccezioni legate alla criticità dei servizi forniti, cioè avere almeno 50 dipendenti e un fatturato o bilancio annuo superiore ai 10 milioni di euro. 

Se la tua organizzazione rientra in questi parametri e quindi è soggetta all’obbligo di ottemperare alle NIS2 i passi da fare saranno forse dispendiosi in termini di risorse e tempo, ma indispensabili per affrontare le nuove sfide che la Direttiva porta con sé. 

 

4. Impatti e sfide 

L’adozione della Direttiva NIS 2 porta con sé importanti impatti per le organizzazioni, imponendo un rafforzamento della sicurezza informatica e un miglioramento della resilienza digitale. Le organizzazioni coinvolte dovranno investire in sistemi avanzati di protezione, garantendo una gestione più strutturata del rischio cyber. Questo comporta una maggiore consapevolezza sulle minacce informatiche e l’adozione di tecnologie più sofisticate, come strumenti di monitoraggio e sistemi di risposta automatizzata agli attacchi. 

L’adeguamento alla Direttiva presenta anche sfide significative prima fra tutte una revisione delle strategie digitali e una nuova modalità di collaborazione più stretta con fornitori e partner, per garantire la sicurezza della supply chain. Ci sarà infine da affrontare l’incremento dei costi, poiché la conformità alle nuove regole richiede investimenti significativi in infrastrutture. 

Tuttavia, le difficoltà sono ben bilanciate dai benefici che una gestione della NIS2 a prova di Direttiva porta con sé: 

  • maggiore protezione dagli attacchi informatici 
  • semplificazione normativa per le organizzazioni che operano in più Paesi europei 
  • migliore gestione del rischio 
  • collaborazione più efficace tra pubblico e privato 
  • tutela dei dati e della supply chain 
  • riduzione dei costi legati a interruzioni operative, danni reputazionali e possibili sanzioni 
  • aumento della competitività 
  • ottimizzazione dei processi 

La tua organizzazione rientra nella NIS2? Hai già intrapreso il percorso per ottemperare alla nuova Direttiva? Se hai bisogno di un supporto contattami e vediamo come posso esserti utile!

lets move

LET’S MOVE

L’ho già scritto diverse volte in questo elaborato, ma lo strumento più importante che mi ha donato, o meglio ri-donato, il Counseling è il mio corpo che, grazie al lavoro sul felt sense ho potuto riconoscere come il canale principale attraverso cui passano le mie emozioni e sensazioni, senza averne paura. Ricontattare il mio corpo, sentirlo muoversi nella danza, usarlo per entrare in contatto con gli altri, ascoltarlo anche quando si parlava di tematiche per me faticose…tutto questo è stato un toccasana per me, mi ha sbloccato e, anche se persistono alcune resistenze, non voglio tornare indietro. 

Questo è un breve estratto del mio elaborato finale della formazione in Counseling dove, tra le altre cose, ho raccontato il rapporto con il mio corpo. Chi mi segue probabilmente me l’avrà già sentito raccontare, ma io ho passato tantissimi anni in una sorta di freezer, dove tutto era congelato. Anche il corpo, diventato rigido e insensibile. Ora che il ghiaccio piano piano si è sciolto, ho scoperto nel corpo un angelo custode che mi invia i suoi segnali per sostenermi nel cammino di crescita, anche se ci sono ancora alcune frizioni tra di noi. 

Proprio al corpo dedico l’articolo di febbraio, anche per invitarvi a far buon uso di questo prezioso strumento che ci accompagna attraverso mille trasformazioni per tutta la nostra vita 

 

Buona lettura! 

 

INDICE 

  1. Body scan 
  2. Non startene lì seduto! 
  3. Le meditazioni attive 
     
  1. Body scan 

Prima di iniziare a muovere il corpo e a farlo diventare uno strumento di consapevolezza è ovviamente necessario prendere contatto con esso e imparare ad ascoltarlo. Cosa non sempre facile perché spesso lo trascuriamo e/o non sappiamo come interpretare i segnali che ci manda. 

Per entrare in connessione con una persona di solito cosa facciamo? Cerchiamo di conoscerla, giusto? Il Body Scan ci aiuta a fare la stessa cosa con il nostro corpo! 

Si tratta di una meditazione guidata di esplorazione delle sensazioni fisiche nel corpo, inserita all’interno del protocollo dell’MBSR (Mindfulness-based stress reduction) ideato da Kabat-Zinn. Anzi, è stata la prima pratica introdotta in questo protocollo. In sostanza chi la pratica viene invitato a portare la sua attenzione dapprima sul respiro, che deve ovviamente essere naturale e non forzato, e successivamente sulle varie parti del corpo registrando sensazioni fisiche ed emotive, senza giudizio, senza ragionamenti e senza cercare di cambiare le cose. Stare, verbo base di qualunque meditazione. 

Se cercate in internet ne trovate diverse versioni, ad esempio qualcuno inizia dalla testa e scende alle gambe, qualcun altro fa il contrario. E’ in ogni caso una pratica fondamentale e preziosa innanzitutto perché il corpo, a differenza della testa, non mente mai e imparare a cogliere i suoi segnali è importante. Oltre a migliorare la consapevolezza del proprio corpo, il body scan riduce lo stress aiutando anche a gestirlo, aiuta a riconoscere e rilasciare la tensione fisica e mentale, sviluppa la connessione corpo-mente e la concentrazione ed è utile per le persone che soffrono di dolori cronici. 

Ok, abbiamo imparato a prendere contatto con il corpo e ad ascoltarlo… e adesso? 

 

2. Non startene lì seduto! 

E adesso impariamo a muoverlo!  

Valanghe di studi scientifici di dimostrano come l’attività fisica sia necessaria, anzi fondamentale per la nostra salute, soprattutto in una società come la nostra dove ogni giorno spunta una nuova tecnologia ideata con il preciso scopo di risparmiarci fatica, lavoriamo perlopiù seduti ad una scrivania, prendiamo l’auto anche per andare dal giornalaio sottocasa e l’alimentazione non sempre è equilibrata. Eppure, lo scorso anno l’OMS ha dichiarato che quasi un terzo degli adulti nel mondo non raggiunge i livelli di attività fisica necessari a mantenere un buono stato di salute, e tra gli adolescenti la percentuale supererebbe l’80 per cento. In totale sarebbero circa 1,4 miliardi gli adulti nel mondo a rischio di malattie perché non svolgono sufficiente attività fisica. Di quali malattie stiamo parlando? Ipertensione, obesità, diabete, osteoporosi, ansia e depressione, cancro, malattie cardiovascolari. 

Ma non solo: vi è mai capitato di essere in un periodo no? Quanta voglia avete di muovervi? E se riuscite ad alzarvi dal divano e farvi una bella corsetta o una passeggiata possibilmente nella natura, non vi sentite subito meglio? La bioenergetica è tecnica psicocorporea che unisce un’analisi della persona agli esercizi fisici, in modo da integrare corpo, mente ed emozioni al fine di sciogliere i blocchi energetici e i meccanismi difensivi creatisi a livello fisico e psicoemotivo, causa di molte inibizioni. Insomma, se stiamo fermi non ne risente solo il fisico, ma tutta la nostra persona. 

Che fare? Oltre che suggerirvi di cercarvi un’attività fisica che vi piaccia (sennò non sarete mai costanti nel praticarla), vi suggerisco due letture per me illuminanti: 

Non startene lì seduto! di Katy Bowman, esperta in biomeccanica, che suggerisci esercizi che possono migliorare il nostro stile di vita in maniera concreta, nel nostro quotidiano, iniziando dall’ufficio 

I cinque tibetani di Peter Kelder che ci racconta la sua scoperta di un vero e proprio rituale composto da una serie di esercizi di stretching ed isometrici, che prende spunto dallo yoga e che deve essere eseguita in combinazione ad una respirazione controllata. Questi esercizi lavorano su alcuni organi interni del corpo e sui principali centri energetici con lo scopo di riattivare i 7 chakra, con diversi benefici, non solo fisici 

Bene, dopo esserci entrati in contatto abbiamo mosso bene bene il nostro corpo, e adesso? 

 

3. Le meditazioni attive 

Nel primo paragrafo abbiamo parlato del Body Scan che è una pratica meditativa a tutti gli effetti in cui è coinvolto anche il corpo. Ma si tratta comunque di una pratica passiva perché sostanzialmente si sta fermi, sdraiati o seduti. 

Conoscete Osho? No, non quello di “Le più belle frasi di Osho”, quello originale! Filosofo e mistico, fu uno dei più noti maestri spirituali indiani contemporanei. Un elemento centrale della sua filosofia fu la meditazione e, a partire dagli anni ’70, introdusse, forse per la prima volta, quelle che vengono definite meditazioni attive, per, diciamo così, venire incontro all’uomo occidentale, dalla vita frenetica che, a differenza dell’uomo orientale, è diventato incapace di dedicarsi al proprio ascolto interiore, perché subisce continuamente tante “distrazioni”, che ne riempiono la mente. Secondo Osho il fine delle meditazioni attive è “calmare la mente per creare quello spazio di silenzio e consapevolezza necessario alla illuminazione” 

Si tratta di fatto di meditazioni in cui in prima battuta si muove anche il corpo, sempre in uno stato di consapevolezza, per lasciar andare, prima di tutto, lo stress accumulato nel corpo e nella mente in modo da facilitare l’accesso al successivo stato di meditazione e allo stadio finale, quello del “non fare nulla”. 

Osho ha creato diverse meditazioni attive, se andate sul sito ufficiale ne potrete sapere di più. Per me sono state una scoperta perché, nel mio percorso di ri-presa di contatto con il mio corpo, mi hanno aiutato ad ascoltare e dare un nome alle sensazioni fisiche da cui spesso mi sentivo sopraffatta. E anche a mandare in circolo un bel po’ di energia! Queste le mie tre preferite: 

Gibberish: muoviti per la stanza parlando … una lingua sconosciuta! La meditazione consiste nel pronunciare parole, ma anche suoni, senza senso, come se si stesse parlando un’altra lingua che non esiste. Nel frattempo, è consigliabile muovere il corpo camminando, usando le braccia, attraverso le espressioni facciali … In questo modo possiamo esprimere ciò che abbiamo dentro, senza restare intrappolati nel meccanismo dei film mentali e del lavorìo della testa, mentre il nostro corpo, attraverso il movimento, può aiutarci a buttar fuori le emozioni bloccate. Al termine c’è una successiva fase in cui si si siede o ci si sdraia in silenzio, ascoltando quello che sale in noi. 

Heart Chakra: tecnicamente non è una meditazione attiva di Osho in quanto ideata e musicata da Karunesh, al secolo Bruno Reuter, musicista tedesco di musica new age e ambient, tutt’ora vivente. Essendo però discepolo di Osho (il nome spirituale Karunesh gli è stato dato proprio da lui) possiamo annoverare anche questa tra le sue meditazioni attive. Heart Chakra lavora sul chakra del cuore ed è composta da 6 fasi: nelle prime tre si muovono le braccia (mentre le gambe restano saldamente ferme) prima in avanti, poi a destra e sinistra e infine voltandosi indietro. I punti verso cui dirigiamo le braccia rappresentano i 4 punti cardinali a cui, in qualche modo, si rende omaggio. Nella quarta fase si combinano i tre movimenti precedenti, mentre nella quinta ci si mette in una posizione comoda, possibilmente seduti e si respira ascoltando la musica, cercando di percepire la connessione con il proprio cuore. C’è infine un’ultima fase in cui si può restare in silenzio oppure continuare ad ascoltare la musica, che prevede il suono delle campane tibetane 

Nataraj: tre stadi, movimento puro. Nella prima fase di 40 minuti semplicemente si danza lasciandosi guidare dall’inconscio, come se si fosse posseduti, muovendo tutto il corpo, senza cercare di controllarlo. Per i successivi 20 minuti ci si sdraia in silenzio, cercando di farsi attraversare dalle note e dalla vibrazione della musica. Infine, per gli ultimi 5 minuti, si è liberi di danzare e di divertirsi, come se si stesse celebrando la vita o qualunque cosa sentiate 

Consapevolezza e contatto, movimento, espressione … il nostro corpo è un potente alleato per la nostra crescita e la nostra trasformazione. E ogni tanto ci fa anche da sentinella. Ricordiamoci di prendercene cura e di ringraziarlo, magari regalandoci un trattamento che lo coccoli e/o lo faccia stare meglio. Qui ne trovi diversi, contattami e struttureremo un percorso ad hoc! 

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ANNO NUOVO…

…vita nuova! Questo è il leimotiv di ogni Capodanno. Ma è davvero così? Basta davvero un giro di pagina del calendario per cambiare tutto? 

Ovviamente no, il cambiamento è un processo lento e costante che si nutre soprattutto della nostra attenzione e della nostra volontà e spesso la lista dei buoni propositi resta lettera morta perché l’abitudine fa in fretta a riprendere il sopravvento. 

So che probabilmente in queste settimane siete travolti da consigli, anche non richiesti, di esperti perché questo sia davvero il vostro anno e voi possiate risplendere come non mai ed essere i protagonisti della vostra vita. 

Io invece credo che i fuochi d’artificio siano molto belli, ma la loro scia sparisce in fretta, lasciando poco o nulla. Peggio ancora i botti, per restare in tema di Veglione e dintorni, che fanno solo rumore. Allora, lasciando da parte certi mirabolanti suggerimenti che si leggono in giro, inizio questo 2025 proponendovi alcune piccole concrete indicazioni per iniziare a fare qualche passo ed esplorare nuove strade. Pronti? 

Buona lettura 

 

INDICE 

  1. Nuove abitudini: la regola dei 21 giorni? 
  2. Mindful eating: corpo, mente ed emozioni uniti per il benessere 
  3. Gioca, così da essere serio: prenditi cura del bimbo/a che c’è in te 
     
  1. Nuove abitudini: la regola dei 21 giorni? 

Vi vedo che dopo poche settimane siete già in crisi perché non riuscite a rispettare la lista dei buoni propositi! 

Per evitare ansie e frustrazioni inizia col chiederti: ma questa lista è credibile? Spesso mettiamo dei buoni propositi che tali rimangono semplicemente perché non sono concretamente fattibili: hai voglia a dire “se vuoi puoi”, ma se la mattina parti alle 07.00 per andare al lavoro è inutile che metti come obiettivo un’ora di camminata tutte le mattine, a meno che tu sia disposto/a a svegliarti tutti i giorni alle 5. Spoiler: no, non lo sei perché, dopo un paio di giorni (giustamente) il tuo fisico, che non è abituato, ti avvisa che è meglio dormire un po’ di più. E allora, piuttosto che fare mirabolanti promesse o sognare trasformazioni repentine, non è più efficace prendersi l’impegno di inserire nella nostra vita piccole, concrete abitudini che possono realmente cambiare in meglio le nostre vite? 

La “Regola dei 21 Giorni” viene attribuita al dottor Maxwell Maltz, un chirurgo plastico che osservò che i suoi pazienti impiegavano circa 21 giorni per abituarsi alla loro nuova immagine corporea dopo un intervento chirurgico: arrivò quindi a teorizzare che 21 giorni fossero sufficienti per formare nuove abitudini e riscrivere i modelli mentali. In realtà, negli anni, diversi studi confutarono parzialmente questa teoria: in particolare uno studio del Dr. Phillipa Lally, pubblicato sull’ European Journal of Social Psychology e basato sull’analisi dei comportamenti abituali di un gruppo di partecipanti, è arrivato alla conclusione che, in media, sarebbero necessari circa 66 giorni per trasformare un comportamento in un’abitudine consolidata. Tuttavia, lo stesso studio ha evidenziato come i primi cambiamenti significativi sono spesso osservati proprio al termine dei primi 21 giorni 

E allora proviamo a stilare un elenco di alcune abitudini che vogliamo introdurre nella nostra vita. Possono essere anche piccole, anzi, così sarà più facile seguirle: bere più acqua, non controllare le mail dopo le 21, leggere un libro al mese … E poi applichiamole per 21 giorni. Fatemi sapere com’è andata! 

 

2. Mindful eating: corpo, mente ed emozioni uniti per il benessere 

Scommetto che fra le buone abitudini che volete introdurre nella vostra vita in questo 2025 ce ne sono almeno un paio legate al cibo. Soprattutto nel nostro Paese, il rapporto con il cibo non è (quasi) mai solamente “utilitaristico”: coinvolge le emozioni, la socialità, la cultura …

Ecco allora che, per un rapporto sano con il nutrimento e il cibo, oltre ovviamente a rivolgervi ad un bravo/a nutrizionista, un alleato prezioso può essere rappresentato dalla Mindful Eating. Di cosa si tratta? La Mindful Eating, o alimentazione consapevole, è una tecnica che prevede maggior consapevolezza e ascolto dei nostri bisogni anche a tavola: partendo dal presupposto che non conta soltanto cosa si mangia, ma soprattutto come si mangia. Questo strumento ci supporta nel focalizzarci sulla qualità dell’esperienza del mangiare, dando più spazio alla lentezza, all’attivazione di tutti i sensi corporei e, di conseguenza, migliorando il senso di sazietà. I risultati? Oltre che ad una maggior presenza a sé stessi e ai propri bisogni, l’approccio Mindful Eating aiuta a raggiungere e mantenere il giusto peso, migliorare il livello energetico, la lucidità mentale e la resistenza allo stress: insomma un toccasana per la salute. Io sto seguendo questo approccio e devo dire che mi sento decisamente meglio: non vedo l’ora di ascoltare le vostre esperienze! 

 

3. Gioca, così da essere serio: prenditi cura del bimbo/a che c’è in te 

Protagonisti delle feste natalizie sono in particolare i bambini ed è per loro che si acquistano giocattoli, si organizzano esperienze e, nel corso dei lunghi pranzi, cene e compagnia danzante, ci si intrattiene con giochi, da quelli più classici come la tombola a quelli un po’ più “moderni” come i videogiochi. Dite la verità, però: spesso “i bambini” sono una scusa per divertirsi in famiglia senza venir additati come infantili. In realtà il gioco è una cosa seria e varrebbe la pena di mantenere la buona abitudine di giocare durante tutto l’anno: libera la mente, stimola l’immaginazione e crea un clima di affiatamento con chi vi sta accanto. Oltre a coccolare il bimbo/a che c’è in te e che saprà ricambiare la cortesia e renderti la vita molto più leggera. 

Un consiglio per un gioco da fare in compagnia? Immagina che è un gioco giovane giovane (un annetto di vita) ideato da Psicoludia, ovvero Annalisa Corbo, psicologa e psicodrammatista e Simona Adelaide Martini, psicologa, psicoterapeuta e consulente in educazione e training sessuale. Se non le conoscete e non sapete cos’è Psicoludia, cospargetevi il capo di cenere e correte a visitare il loro sito. Si tratta di un gioco composto da diverse carte ognuna delle quali dà uno stimolo per iniziare un racconto e condividere aneddoti, situazioni vissute, desideri, emozioni. Ogni partecipante racconta la sua storia e vince chi ha saputo maggiormente coinvolgere gli altri nel proprio racconto. Unica avvertenza: gioco ad alto tasso di risate e … commozione! 

 Come scrivevo all’inizio questi sono suggerimenti concreti e alla portata di tutti, che forse non svoltano la vita, ma sicuramente la migliorano e possono essere trampolino di lancio per una vera e propria trasformazione. Se invece senti la necessità di un supporto per un passo più in avanti, contattami, cercheremo insieme come iniziare il tuo cammino di trasformazione.

HOLOCRACY L'ORGANIZZAZIONE OLISTICA

HOLOCRACY – L’ORGANIZZAZIONE OLISTICA 

“Olismo”, “olistico” e affini sono termini che negli ultimi anni sono entrati nell’uso comune anche se molti ne ignorano il significato o ne hanno una conoscenza superficiale. Parliamo di medicina olistica, massaggio olistico, cibo olistico, centro olistico, operatore olistico, visione olistica e così via, spesso associandolo semplicemente ad uno stile di vita sano, quando invece è un concetto molto più ampio e alto. 

L’olismo si sta (faticosamente a dire il vero) facendo strada anche all’interno delle organizzazioni lavorative, tanto è vero che oggi si parla di Holocracy, a descrivere un sistema organizzativo che si discosta dai tradizionali modelli gerarchici di gestione per abbracciare un sistema più flessibile e democratico, basato sulla distribuzione del potere decisionale e sull’autonomia dei Team, promuovendo una maggiore agilità e reattività organizzativa 

Quando ho iniziato la mia attività in molti mi hanno chiesto: sì, ma che ci azzecca il Reiki con la privacy? Il modello Holocracy è per me la risposta: si tratta infatti di un approccio che si prende cura a 360° dell’organizzazione, comprese le persone che ruotano all’interno e/o intorno ad essa. Esattamente come faccio e voglio fare io. 

Allora, pronti a scoprire come la vostra può diventare un’organizzazione olistica? Ve lo racconto nel mio articolo di ottobre 

Buona lettura 

 

INDICE 

  1. Cosa significa Olismo? 
  2. Il modello Holocracy 
  3. La vostra organizzazione Holos 
  4. Cosa significa Olismo? 

La parola Olismo deriva dal greco hòlos, cioè «totale», «globale” ed è, da definizione enciclopedica “una posizione teorica secondo la quale le proprietà di un sistema non possono essere spiegate esclusivamente tramite le sue singole componenti, poiché la sommatoria funzionale delle parti è sempre maggiore, o comunque differente, delle medesime parti prese singolarmente” In breve è una tesi che spiega come il tutto è più della somma delle parti che lo compongono, una visione della vita per cui ciascuna identità risulta essenzialmente interconnessa ad ogni altra, in un Tutto organico e vivente. 

Come abbiamo detto, da qualche anno ormai, questo concetto è diventato di moda, tanto che si “appiccica” il termine “olistico” a diversi ambiti, dal benessere alla cucina. Qualunque sia l’ambito di applicazione, l’approccio olistico prende in considerazione l’interezza della situazione e il complesso delle relazioni che si instaurano, pena l’impossibilità di comprenderla e affrontarla in modo corretto ed efficace. Oggi si parla di Olismo in fisica, biologia, chimica, linguistica oltre che nelle scienze sociali e in economia. Ma soprattutto oggi questo concetto viene applicato al benessere fisico e mentale, tant’è che esiste una figura professionale chiamata proprio Professionista Olistico che racchiude operatori di diverse discipline naturali: per loro esiste un’associazione di categoria chiamata AIPO (Associazione Italiana Professionisti Olistici) che indica proprio nelle competenze trasversali sviluppate nel lavoro e nella vita quotidiana la caratteristica principale di questo professionista. “Sono persone che da anni dirigono la loro attenzione ad una visione integrata dell’essere umano e della realtà cioè osservano ogni cosa da un punto di vista: fisico, mentale-emozionale ed energetico pertanto educano ad un benessere globale” 

L’Olismo è dunque un conoscere e prendersi cura a 360°. Anche delle organizzazioni lavorative? 

 

2. Il modello Holocracy 

Nel paragrafo precedente abbiamo visto come l’Olismo sia un concetto applicato soprattutto al benessere delle singole persone. Dobbiamo però ricordarci che l’organizzazione lavorativa è un sistema composto innanzitutto da persone e quindi prendersi cura di loro significa prendersi cura dell’intero ambiente di lavoro. Non solo: da qualche anno si è sviluppato, nello studio dei contesti organizzativi, il concetto di Holocracy, ideato da Brian Robertson, un programmatore statunitense che nel 2001 ha messo a punto un’organizzazione del lavoro nuova, puntando a sostituire la gerarchia aziendale piramidale con un sistema a responsabilità distribuita. Si tratta di un approccio più umano alla gestione di una società o di un ente che considera l’organizzazione come un’entità in cui ogni individuo svolge la propria funzione in modo sinergico e armonico con il resto del Team, mettendo così al centro l’importanza delle persone e il superamento di divisioni, conflitti, obiettivi divergenti e miopia strategica. Basato su cinque principi chiave (struttura circolare, governance distribuita, ruoli dinamici, processo decisionale decentralizzato e adattamento), dà all’organizzazione una serie di vantaggi competitivi rispetto al modello piramidale: 

 

  • Maggiore agilità 
  • Responsabilizzazione dei dipendenti 
  • Comunicazione migliorata 
  • Innovazione incrementata 

 

3. La vostra organizzazione Holos 

Oggi più che mai è chiaro come la gestione dell’ambiente lavorativo (fisico, relazionale, organizzativo…) abbia un forte impatto non solo sull’efficienza e sul clima aziendale, ma anche sui profitti e i risultati concreti. Per questo, soprattutto in seguito alla pandemia e alle criticità sociopolitiche degli ultimi tempi, esperti e addetti ai lavori si stanno sempre più interrogando su quale o quali siano i modelli più efficaci per far convivere profitto e benessere anche all’interno di un’organizzazione lavorativa.  

La costruzione di un modello di gestione come quello descritto nel paragrafo precedente va a toccare alcuni aspetti chiave di un’organizzazione lavorativa: 
 

  • Leadership 
  • Struttura Organizzativa 
  • Responsabilità 
  • Ruoli 
  • Gestione di conflitti e tensioni 
  • Comunicazione 
  • Wellbeing 

 

Se avete visitato il mio sito, sapete che mi occupo sia di individui che di realtà lavorative e alla domanda su quale sia il minimo comun denominatore fra queste due “entità” ho risposto “Il blocco dello scrittore, una storia che si avvita su sé stessa, generando insoddisfazione e mancanza di benessere”  

Ecco, un’organizzazione Holos va a lavorare proprio su questo blocco, mettendo in atto tutta una serie di pratiche che vanno ad incidere sugli aspetti elencati sopra, permettendo alla “storia” di tornare a scorrere e trovare l’espediente, il colpo di scena che risolve lo snodo narrativo, fuor di metafora, una situazione critica che capita anche nei migliori ambienti di lavoro 

Attraverso le mie skills posso accompagnarvi in questo percorso. Come? 
 

  • Attraverso una consulenza organizzativa che vi supporti nel definire step, ruoli e responsabilità per le attività, individuare nuovi approcci strategici e mantenere il focus sul miglioramento continuo e la soddisfazione del cliente 
  • Attraverso un’assistenza back office virtuale che vi permetta, delegando tutte quelle incombenze necessarie, ma secondarie, di focalizzarvi appieno sulla crescita dell’attività 
  • Attraverso il contributo di K.rea Consulting: con cui offro sessioni di counseling individuale/di gruppo e attività/corsi di formazione personalizzati che aprono la porta a una crescita umana e professionale di successo, dove etica e profitto si incontrano 
  • Attraverso un nuovo concetto di wellbeing: e se offriste ai vostri collaboratori non solo uno sportello Counseling, ma la possibilità di provare tecniche olistiche che vanno dal massaggio alla consulenza di aromaterapia? Non sarebbe un modo per prendersi cura di loro che a loro volta si prenderanno cura della vostra organizzazione? 

 

Che forma ha la vostra organizzazione? Piramidale, olistica o …? Cosa vorreste di diverso? Contattatemi per una call gratuita, vi darò tutto il mio supporto professionale.