Two people comparing logic and love with seesaw isolated flat vector illustration. Cartoon creative scene with brain vs heart. Emotional instincts or intuition and logic balance concept

LA MAGIA DEL COUNSELING

Nella prima parte del nostro breve viaggio nel mondo del Counseling abbiamo raccontato un pò di storia e abbiamo visto come questo strumento sia molto utile anche nell’ambito delle organizzazioni lavorative

Dopo aver parlato quindi di “a chi” è rivolto, parliamo dell’altro protagonista della relazione d’aiuto su cui poggia questo strumento: il Counselor. E soprattutto vi svelo perché amo così tanto il Counseling e perché dovreste amarlo e sceglierlo anche voi!

 

INDICE

  1. Breve storia del Counseling
  2. Il Counseling Organizzativo
  3. Chi è il Counselor?
  4. Perché proprio il Counseling?

 

3.   Chi è il Counselor?

Bisogna innanzitutto premettere che ogni Counselor ha un suo modo di approcciarsi al cliente e di condurre un intervento; ogni professionista ha anche la propria storia, la propria formazione, la propria sensibilità e … la propria cassetta degli attrezzi!

Nel Counseling  non esiste un modo giusto e un modo sbagliato, pur partendo da alcune linee guida, l’intervento è sempre cucito addosso al cliente.

Vi sono tuttavia alcuni atteggiamenti-chiave già definiti da Rogers, uno dei padri fondatori del Counseling (ne abbiamo parlato nell’articolo precedente) che un/a buon/a Counselor deve o dovrebbe sviluppare, indipendentemente dalla propria formazione e dalla propria personalità. Si possono riassumere in 5 caratteristiche, ovviamente valevoli sia in caso di intervento individuale che di gruppo:

  • empatia ovvero la capacità di comprensione e risonanza con il cliente, senza giudizio, per poter creare uno spazio in cui il cliente si senta accolto
  • accettazione che significa che il Counselor accoglie ogni aspetto dell’esperienza portata dal cliente, anche quelli che vengono giudicati negativi
  • rispetto, essenziale per creare un clima di fiducia e uno spazio di non giudizio
  • congruenza e autenticità, nel corso della sua formazione, il Counselor ha lavorato anche su se stesso, arrivando ad un contatto con il proprio sé che gli permette di riconoscere ed esprimere liberamente ciò che sente e di essere consapevole delle proprie sensazioni

Come possiamo vedere da quest’ultimo punto il Counselor riesce (o dovrebbe riuscire) a “camminare nelle scarpe” del cliente, proprio perché ha già svolto un percorso di consapevolezza, come quello che va a proporre al singolo o all’organizzazione. Per questo sono importanti i primi contatti in quanto il Counselor ha necessità di indagare a fondo quali sono le esigenze e le aspettative del cliente, ma anche il cliente ha la possibilità di “studiare” la sua controparte per verificare se effettivamente è il professionista più adatto alla sua realtà e ai suoi bisogni.

Come abbiamo accennato qualche riga sopra, ogni Counselor, attraverso formazione ed esperienza, ma anche a seconda delle proprie inclinazioni, si costruisce una “cassetta degli attrezzi”, ovvero uno stile e un insieme di tecniche che lo/la possono … aiutare ad aiutare. Ad esempio nella mia cassetta degli attrezzi ci sono:

  • Il diario
  • Il disegno
  • Il racconto
  • L’immaginale e le carte Dixit
  • La meditazione
  • Il lavoro sul corpo
  • Metaposizioni e movimenti costellativi

Di cosa si tratta esattamente? Bhé spiegarli tutti sarebbe lungo e forse noioso. Ma se volete qualche informazione in più e … perché no? una seduta di prova gratuita, trovate i miei contatti nell’apposito spazio!

 

4.   Perché proprio il Counseling?

 Se siete arrivati/e fin qui, spero di avervi interessato ed incuriosito, ma soprattutto di essere riuscita a trasmettervi l’amore per questo strumento che ha trasformato la mia vita e che mi piacerebbe sceglieste per trasformare la vostra. Sono diversi le situazioni per cui si può optare per questo strumento:

  • quando ci troviamo in un momento in cui da soli sentiamo di non farcela;
  • quando dobbiamo prendere una decisione e non sappiamo quale strada intraprendere
  • quando abbiamo bisogno di un sostegno per riconoscere i nostri bisogni e le nostre risorse
  • quando abbiamo necessità di “mettere ordine” nelle nostre relazioni, siano esse familiari, di coppia, amicali o professionali
  • quando il nostro corpo ci invia segnali che non sappiamo interpretare
  • quando ci sentiamo spinti al cambiamento, ma abbiamo paura

La “magia” del Counseling è che i protagonisti del cambiamento siete voi. Certo, il Counselor vi offre supporto, professionalità e uno spazio di empatia e di assenza di giudizio, in cui vi troverete a vostro agio e potrete aprirvi senza paure. Ma questo sarà l’inizio di un affascinante percorso di consapevolezza che vi porterà a liberarvi da schemi e condizionamenti per fare spazio a voi stessi, alla vostra essenza, alla vostra generatività. Scoprirete le vostre risorse ed entrerete in un contatto autentico col vostro corpo, il vostro cuore e le vostre emozioni per sbloccare quelle situazioni che vi ingabbiano. E sarà una trasformazione permanente perché non sarà calata dall’alto, ma costruita da voi, col supporto del vostro Counselor.

Se vi trovate in un momento di stallo e volete intraprendere questo viaggio insieme a me, contattatemi e vediamo insieme come costruire il vostro percorso!

PARLIAMO DI COUNSELING

PARLIAMO DI …. COUNSELING!

Di cosa parliamo, quando parliamo di Counseling? Questa professione è relativamente poco conosciuta nel nostro Paese e solo recentemente (2013) è stata in qualche modo normata.

La parola “Counseling” deriva dal verbo inglese “to counsel” che risale a sua volta al latino “consulere”, voce verbale composta da “cum” e “solere”, ovvero “alzarsi insieme” e traducibile in “venire in aiuto”.

Il mio primo approccio con il mondo olistico, sia come cliente che come professionista è avvenuto proprio attraverso questo strumento e non finirò mai di ringraziare la mia Counselor e Insegnante per avermi accompagnato  in questo viaggio personale e professionale. Se anche voi siete curiosi di saperne di più, qui sotto trovate qualche informazione e se pensate che questo possa essere uno strumento che vi può “venire in aiuto”, non esitate a contattarmi!

INDICE

  1. Breve storia del Counseling
  2. Il Counseling Organizzativo
  3. Chi è il Counselor?
  4. Perché proprio il Counseling?

 

  1. Breve storia del Counseling

Il termine “Counseling” usato per la prima volta con riferimento a “un’attività rivolta a problemi sociali o psicologici” nel 1908 dal riformatore sociale statunitense Frank Parson, autore del volume Choosing a vocation dedicato al tema del “career develop” (“sviluppo di carriera”), che oggi va molto di moda, ma all’epoca era una novità.

Agli inizi del Novecento, negli Stati Uniti, alcuni operatori sociali utilizzano la parola “Counseling” per indicare l’attività di orientamento professionale da essi svolta nei confronti dei soldati che rientrano dalla guerra e che necessitano di una ricollocazione nel mondo del lavoro.

Il successivo sviluppo del Counseling, negli Stati Uniti, avviene attraverso lo svolgimento di una serie di interventi professionali in ambiti diversi e determinati, dall’orientamento scolastico a quello professionale, dall’assistenza sociale a quella infermieristica.

Ma è con lo sviluppo della psicologia umanistico-esistenziale, e in particolare grazie al contributo degli psicologi statunitensi Carl Rogers (1902-1987) e Rollo May (1909-1994) che il Counseling comincia a configurarsi in senso moderno come relazione d’aiuto.

Nel 1951 la pubblicazione di Client-centered-Therapy di Carl Rogers apre la strada all’affermarsi della sua terapia centrata sul Cliente e segna ufficialmente la nascita del Counseling nel suo significato attuale. L’approccio rogersiano, centrato sulla persona, costituisce una vera e propria rivoluzione rispetto ai precedenti orientamenti psicoterapeutici, spostando l’attenzione dal problema all’individuo, dal superamento del sintomo alla risoluzione di problemi specifici in una considerazione positiva ed evolutiva della persona, capace grazie alle sue risorse interiori di procedere autonomamente verso la propria indipendenza e individualizzazione.

Verso la fine degli anni Cinquanta il Counseling arriva in Europa attraverso la Gran Bretagna e approda così anche nel nostro Paese dove alcune scuole di formazione in psicologia attivano corsi di formazione per professionisti che operano nell’ambito della relazione e che tuttavia non hanno ancora una definizione di competenza.

Negli anni Novanta, invece, sorgono le prime associazioni di Counseling che si propongono come obiettivo di promuovere la professione, definirne l’identità e regolamentarne l’esercizio.

La Legge 18 febbraio 1989 n.56 prevede che il Counseling, in quanto tecnica di intervento, sia esclusa dall’ambito della psicoterapia. La definizione di Counselor comincia dunque a essere utilizzata nell’ambito del lavoro.

Nel 2000 il CNEL – Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro – inserisce il Counseling tra le professioni non regolamentate e riporta nel IV Rapporto di monitoraggio sulle Associazioni rappresentative delle Professioni non regolamentate per la prima volta due associazioni di Counseling, l’AICo e la SICo. Nel corso del decennio ne nascono altre fra cui Siaf, attiva dal 2003, e AssoCounseling nel 2009.

Il percorso di regolamentazione della professione di Counseling, approda nel 2013 a una conquista storica con l’approvazione della Legge 14 gennaio 2013, n.4 recante Disposizioni in materia di professioni non organizzate che riconosce e disciplina le professioni non organizzate in ordini e collegi, fra cui quella di Counseling

 

  1.  Il Counseling organizzativo

 Abbiamo visto nel paragrafo precedente come il Counseling sia uno strumento incentrato sulla persona, i suoi bisogni, le sue risorse, le sue sensazioni. E’ quindi utile solo per i singoli individui che si trovano in un personale momento di criticità?

Se avete letto con attenzione la breve storia del Counseling, avrete certamente notato un particolare: questo approccio è nato nel mondo del lavoro, in particolare come strumento di orientamento professionale e di quello che oggi viene chiamato sviluppo di carriera. Possiamo quindi affermare che nel Counseling c’è sempre stata, fin dalle origini, una spinta ad occuparsi dell’ambito lavorativo e ad accompagnare i lavoratori a “stare meglio” in questo ambiente.

Una delle diramazioni del Counseling è proprio il cosiddetto Counseling Organizzativo che possiamo definire come Possiamo definire come il trait-d’union fra cura della persona e “cura del business”, tanto è vero che nei Paesi Anglosassoni vengono utilizzati due termini distinti, anche se in un certo senso complementari:

counseling in organization ovvero sia un intervento sulla singola persona, ma attuato attraverso l’organizzazione

workplace counseling, ovvero un intervento di supporto diretto all’organizzazione che si concentra sulle problematiche legate all’attività e alle criticità che si riscontrano all’interno della società oggetto dell’intervento.

Il Counselor che entra in una realtà lavorativa dovrà quindi essere in grado di mantenere una sorta di equilibrio fra richieste individuali e richieste societarie, fra supporto al singolo collaboratore che si trova in difficoltà, magari anche per problematiche personali, e supporto all’organizzazione in un percorso di cambiamento e di evoluzione.  Di fatto il suo è un intervento di supporto mirato a specifiche situazioni critiche, individuali e/o organizzative, circoscritte nel tempo e fortemente focalizzate sul tempo presente. 

Nell’attuale situazione di incertezza dovuta a diversi fattori socio-economici (pandemia, guerre, inflazione…) il counseling organizzativo sta però sempre più assumendo i connotati di un intervento a tutela della salute del lavoratore, affrontando problematiche legate allo stress, burn out, all’intelligenza emotiva, alla gestione dei conflitti e allo sviluppo di carriera.

Insomma il counseling organizzativo è uno strumento che approccia sia problematiche che si originano dalla persona, sia criticità che derivano dal rapporto tra organizzazione e persona, nonché provenienti dall’esterno di entrambe le entità.

E’ un intervento di sviluppo personale, di team e/o organizzativo volto al miglioramento delle condizioni lavorative e del benessere di tutti gli stakeholder.

Il Counseling, lo abbiamo ribadito più volte, è incentrato sul cliente, ma non bisogna dimenticare che dall’altra parte è essenziale la figura di un/a Counselor professionista che sappia guidare la persona e/o l’organizzazione. Chi è dunque il Counselor e perché scegliere il supporto di questa figura? Per scoprirlo, non perdetevi la seconda parte del nostro viaggio nel mondo del Counseling!

oggi vi parlo di me

OGGI VI PARLO DI ME!

Lo scorso 19 febbraio sono stata ospite di StoryTime, programma di Radio Canale Italia. Ho potuto raccontare di me del mio percorso, della mia attività. Ma soprattutto del Counseling e di come questo strumento prezioso possa supportare le persone nel riconoscere i propri bisogni e far emergere le risorse per superare le criticità. In tutto con consapevolezza e contatto, anche e soprattutto col proprio corpo e le proprie emozioni.

Ecco qui un breve estratto dell’intervista. Se vi ho incuriosito, contattatemi per una call gratuita, scopriamo insieme come posso accompagnarvi nel vostro viaggio, anche se siete una realtà organizzativa.

benessere armonia produttività

BENESSERE, ARMONIA, PRODUTTIVITA’

Ogni giorno mi formo, lavoro e progetto, da sola o in equipe, servizi che possano aiutare le persone a stare bene. Il mio è un lavoro di presa di cura dei miei clienti, siano essi singole persone oppure organizzazioni lavorative.

Ma attenzione! Anche se mi piacerebbe molto, non ho la bacchetta magica! Quello che posso fare è accogliervi mentre mi raccontate la vostra storia e accompagnarvi nella vostra trasformazione, individuando le criticità e facendo emergere le vostre risorse. Insomma, io vi posso guidare, ma la responsabilità dei passi da percorrere resta del cliente che ho di fronte.

Per farla breve non posso (e non voglio) darvi soluzioni preconfezionate, ma in questo spazio sul mio sito mi piace regalarvi alcuni spunti di riflessione e di strumenti da utilizzare per intravedere nuove prospettive quando la situazione è in stallo. Come potete vedere, mi occupo anche di organizzazioni lavorative ed è a loro che mi rivolgo con questo articolo. Se digitate su Google benessere organizzativo troverete decine di pagine dove, statistiche alla mano, si dimostra come la produttività e il successo di una realtà lavorativa siano direttamente proporzionali al grado di benessere fisico, mentale ed emozionale di chi ci lavora.

In questo articolo non voglio annoiarvi con ulteriori informazioni e dati (che sono comunque fondamentali), ma semplicemente lasciarvi qualche piccolo consiglio molto pratico per rendere la vostra organizzazione un luogo in cui lavorare in modo sereno e … produttivo. Con uno sguardo al femminile, visto che si avvicina la Giornata Internazionale della Donna. A proposito vi ricordate che questa giornata si celebra per ricordare un incidente sul lavoro, vero?

 

  • Cominciamo … dall’inizio. Cari amici e amiche recruiter, siete proprio sicur* che porre in fase di colloquio domande astruse, imbarazzanti o addirittura illegali (tipo domandare ad una donna se ha figli o è una caregiver) vi aiuterà ad attrarre i talenti migliori? Certe domande, danno una pessima immagine dell’organizzazione, creano un clima di tensione e fanno scappare le persone che potrebbero dare una marcia in più alla vostra attività. Conducete il colloquio con domande che aiutino seriamente ad evidenziare il contributo che il candidato potrebbe dare e quali sono le eventuali criticità che andrebbero affrontate.
  • A proposito di donne, cari manager e dirigenti, le battutine sulle donne e soprattutto sulle mamme che dedicano poco tempo all’ufficio (ma come esci alle 18.00 per andare dal bimbo? Fai solo mezza giornata oggi?), non fanno più ridere, se mai hanno fatto ridere. E per inciso non fanno ridere neanche se dirette ad un uomo. Ah, le battute sessiste in generale non fanno ridere, rassegnatevi ed evitatele!
  • Superamento del gender gap” è un bellissimo obiettivo, così come probabilmente è bellissimo il quadretto in sala riunioni contenente la certificazione della UNI/PdR 125:2022 Linea guida sul sistema di gestione per la parità di genere. Se però parità di genere per la vostra organizzazione significa che il Consiglio di Amministrazione è formato da due uomini e due donne che si rivelano essere la mamma e la fidanzata del Grande Capo (tratto da una storia vera), direi che non ci siamo. Attuate, magari con l’aiuto di una guida e soprattutto ascoltando la voce delle donne che lavorano all’interno della vostra realtà, delle vere e serie politiche di valorizzazione, non solo delle differenze di genere, ma di tutte le sfaccettature che popolano la vostra realtà. Il fatturato vi ringrazierà.
  • Non so se ci avete fatto caso, ma negli annunci di lavoro spesso si chiede “flessibilità”. Sempre ai canditati però! Applicatela voi per primi nell’organizzazione, favorendo, dove possibile smartworking, orari flessibili, gestione di ferie/permessi autonoma, lavoro per obiettivi anziché “per orario”.
  • Meditate, gente meditate! La Mindfulness è una risorsa preziosa per ridurre i rischi sul lavoro, migliorare la produttività, ridurre lo stress e promuovere il benessere complessivo delle risorse umane. Cosa aspetti a provarla? Chiedimi maggiori informazioni.
  • SOS formazione! Purtroppo spesso nelle realtà lavorative la formazione (anche quella in merito alla sicurezza), viene considerata un noioso obbligo. Niente di più sbagliato. E’ necessario però stendere un piano delle effettive esigenze formative di collaboratori e collaboratrici e affidarsi ad esperti che sappiano anche coinvolgere i discenti. Per esempio con K.rea Consulting, io e le mie compagne d’avventura cerchiamo di portare nelle realtà lavorative seminari e corsi tailor made, su diversi argomenti che incidono concretamente sulla vita dell’organizzazione. Interessa? Visitate il sito https://krea-consulting.com/
  • Nel 2023 in Italia si sono contati 1041 morti sul lavoro e 72.754 denunce per malattie professionali. Ogni volta che succede una tragedia si chiedono a gran voce leggi più restrittive, controlli più puntuali e sanzioni più incisive. Ma se gli stessi lavoratori non hanno consapevolezza dei rischi o tendono a sottovalutarli (quando non ad ignorarli colpevolmente) a cosa serve tutto questo? Un management attento al benessere e alla salute dei propri collaboratori deve ideare soluzioni per aumentare la sensibilità e la consapevolezza del rischio, magari con una formazione o delle azioni mirate a riconoscere quei fenomeni (quali distorsioni e bias cognitivi) che impediscono la reale valutazione di un rischio.
  • Avete presente il DVR (Documento Valutazione dei Rischi)? Quel simpatico documento da cui si evince che nella vostra realtà il pericolo è sempre in agguato e mi raccomando se c’è un terremoto mantenete la calma? Scherzo ovviamente, chi è più esperto di me in materia di sicurezza, conosce l’importanza di un buon DVR (e la necessità di condividere e sensibilizzare al tema della sicurezza), ma sa anche che uno dei punti maggiormente trascurati è quello sulla salubrità dell’ambiente. L’effetto pandemia ha notevolmente migliorato le cose, ma perché non provare ad affidarsi ad un brav* esperto che vi consigli degli oli essenziali ad hoc da diffondere negli uffici?
  • Probabilmente la vostra organizzazione è supportata da diversi consulenti in vari ambiti, dalla sicurezza, al bilancio, dalla privacy ai sistemi di gestione. Perché non inserire in squadra anche un* Counselor? Soprattutto dopo la pandemia, il mondo del lavoro sta evolvendo sempre più verso una direzione di attenzione al benessere fisico, mentale ed emotivo dei collaboratori. Il Counseling Organizzativo è uno strumento di supporto e consulenza che affianca le organizzazioni nell’individuare e affrontare le criticità e migliorare il benessere nel contesto lavorativo con l’obiettivo di facilitare lo sviluppo professionale sia a livello individuale che di organizzazione. Un* Counselor può essere un buon asso nella manica anche per la vostra organizzazione
  • Le organizzazioni lavorative oggi tendono ad offrire, anche in un’ottica di employing branding, diversi benefit ai propri collaboratori, anche molto concreti, come buoni pasto, riduzioni sulle palestre, voucer per la benzina. E se provaste ad offrire anche qualche percorso olistico, come sedute di Reiki, Bars, Tecnica metamorfica, consulenze di aromaterapia ecc…? Scommettiamo che vi ringrazieranno?

 

Ecco questo è un piccolo decalogo del benessere che vi voglio regalare. Avrei potuto scrivere tanto altro. Sono consigli di buonsenso per creare un ambiente lavorativo sereno e armonico e non solo perché dobbiamo volerci tutti bene, ma perché questo tipo di ambiente agevola la produttività delle organizzazioni lavorative. In tutti i sensi.

 

Mi piacerebbe accompagnare anche la vostra organizzazione lavorativa e i vostri collaboratori in un percorso di consapevolezza e benessere, individuale e organizzativo. Contattami per maggiori informazioni.

23 febbraio

DALLO SCHEMA ALLA METAMORFOSI

Nel primo articolo di questo spazio legato all’approfondimento delle tecniche olistiche e non solo, abbiamo fatto la conoscenza di uno strumento forse non così conosciuto come meriterebbe: la Tecnica Metamorfica

In questa seconda parte scopriremo per chi è particolarmente utile, ma prima vediamo insieme in cosa consiste lo schema prenatale, cui abbiamo accennato nella parte precedente.

 

3) Lo schema prenatale

 Abbiamo ripetuto più volte come la Tecnica Metamorfica si basi sullo schema prenatale. Ma di cosa si tratta? Non è semplice da riassumere in poche righe, ma partiamo da alcuni principi cardine:

  • punto di partenza è il concepimento, ovvero il momento in cui ci manifestiamo in forma fisica sulla terra;
  • Tutte le creature viventi hanno in comune certe caratteristiche:

-la capacità di guarire e di rigenerarsi (embriogenesi)

-di creare da una parte un tutto (embriogenesi)

-di adattarsi ai cambiamenti dell’ambiente (esempio: abbronzatura);

  • ciascun individuo possiede proprietà generative universali e caratteristiche particolari portate dai geni sia materni che paterni;
  • lo sviluppo dell’embrione passa attraverso 2 fasi principali:

–  sviluppo cefalo-caudale cioé una sorta di “espansione verticale” dal cervello alla base della colonna vertebrale

-sviluppo prossimo-distale, ovvero un’espansione verso l’esterno

 

Osservando quindi l’evoluzione dell’embrione possiamo individuare alcune fasi che, appunto, vengono definite schema prenatale:

 

  • Pre-concepimento, ovvero il momento in cui quella che possiamo chiamare “coscienza della vita” si sta muovendo verso il momento del concepimento, al di fuori del tempo, dello spazio e della materia. Sul piede corrisponde alla prima falange dell’alluce e corrisponde agli aspetti cerebrali, intellettuali, mistici
  • Concepimento, il punto iniziale della formazione della nuova vita. Sul piede corrisponde ad un punto sulla prima articolazione dell’alluce e rappresenta una sorta di ponte tra il nostro pensiero astratto e la realtà fisica del nostro corpo
  • Post-concepimento, ovvero il periodo che va dal momento del concepimento fino alla 18°-22° settimana. E’ un periodo in cui l’energia del feto è rivolta verso l’interno, concentrata sulla crescita fisica e lo sviluppo formativo interno. Sul piede corrisponde allo spazio tra la prima articolazione dell’alluce, al centro della volta plantare e l’articolazione tra il primo osso cuneiforme e lo scafoide.
  • Movimento, ovvero il periodo compreso tra la 18° e la 22° settimana che sul piede corrisponde al punto tra l’osso cuneiforme e lo scafoide (o navicolare). Costituisce un vero punto di svolta in quanto il feto percepisce che c’è altro all’esterno oltre a sé e in qualche modo inizia a muoversi verso l’altro, verso l’esterno, tanto è vero che è il momento in cui la madre inizia a percepire i movimenti del feto
  • Pre-nascita, ovvero il periodo che va dalla 18°-22° settimana alla nascita e che sul piede corrisponde all’area compresa fra il centro dell’arco plantare e il calcagno. Il corpo è ormai formato e il nascituro si prepara ad uscire dal ventre materno; quindi, a passare da uno spazio chiuso e protetto ad uno spazio aperto e sconosciuto: si sviluppa quindi la capacità di entrare in rapporto con il mondo e di definirsi rispetto ad esso
  • Nascita: il nascituro è pronto per il grande cambiamento e può scegliere di passare all’azione, entrando nel mondo e rescindendo il legame simbiotico con la madre: ora sono due esseri separati e il nascituro acquista la capacità di affrontare nuove situazioni. Sul piede corrisponde al punto sul tallone dove il tendine d’Achille si innesta sull’osso

 

Affascinante vero? Ecco, se ci pensate questo schema può essere applicato anche alle varie fasi della vita umana:

  • Concepimento = nascita
  • Post-concepimento = infanzia
  • Movimento nel grembo = adolescenza
  • Pre-nascita = stato adulto
  • Nascita = poiché in ogni nascita c’è anche una morte, quella dell’entità madre-figlio che diventano due esseri distinti, si può vedere paradossalmente questa fase anche come la fine di un ciclo

 

Ma anche, in qualche modo, allo sviluppo di un progetto o di una nuova idea! Ecco perché questa tecnica viene chiamata anche Metamorfosi. Accompagna alla trasformazione, in momenti della vita in cui si sente la necessità di un cambiamento. È una tecnica dolce e adatta a tutti, ma ci sono particolari situazioni in cui diventa davvero un valido supporto. Approfondiamo questo aspetto nell’ultimo punto di questo articolo.

 

4) Per chi è utile la Tecnica Metamorfica?

Abbiamo detto che questa tecnica va a lavorare su punti che rappresentano tre funzioni base del nostro sistema (movimento, azione, pensiero) e su quei blocchi che potrebbero essere stati ereditati durante il periodo della nostra gestazione e che influiscono sul momento presente. È una tecnica non invasiva sia dal punto di vista fisico che emozionale: i movimenti sono dolci ed è necessario affidarsi solo all’energia del movimento, senza per forza dover rievocare traumi o problematiche passate che magari non si ha la voglia o la forza di condividere. A differenza di altri strumenti, ci si affida esclusivamente all’intelligenza del corpo.

Tutti possono trarre beneficio da una seduta di Tecnica Metamorfica anche solo perché dona relax e una sensazione di pace e di amore. È però particolarmente efficace per:

  • chi sta affrontando momenti di difficoltà e cambiamento (nuovo lavoro, trasferimento, trasloco, separazione, lutto, malattia, infanzia, adolescenza, gravidanza, menopausa, andropausa)
  • tutti coloro che desiderano attuare un cambiamento e un’evoluzione di sé
  • chi sta vivendo situazioni di blocco e confusione
  • chi sente di reiterare uno schema (“trovo sempre il partner sbagliato”, “non riesco a seguire una dieta”, “non riesco a dire no a nessuno”, ecc.)
  • donne in gravidanza e neomamme: lo stesso St. Pierre aveva condotto studi su donne in gravidanza da cui è risultato che, se trattate con questa tecnica:

-tutti le clienti hanno avuto parti naturali

-i bambini si sono attaccati al seno senza sforzo

-le pance delle puerpere hanno riacquistato la forma precedente molto rapidamente

-nessuna delle madri soffriva di depressione post partum

  • anziani e “intoccati” ovvero tutte quelle persone che non sono mai state abbracciate, coccolate, insomma non hanno mai ricevuto nella loro vita manifestazioni “fisiche” di affetto
  • neonati, bambini e adolescenti: attraverso diversi studi si è potuto verificare come i bambini le cui mamme erano state trattate con questa tecnica in gravidanza o che erano stati trattati da piccoli:

-erano solidi, fiduciosi e radicati in sé stessi

-la comunicazione tra genitore e figlio è stata molto sviluppata sin dalla tenera età

-non sono stati coinvolti in attività distruttive (esempio: droga, alcol), non sono stati vittime di bullismo, o sono caduti in cattive compagnie

-sono cresciuti individui molto autentici e dotati di potere

  • chi soffre di ansia, apatia, stress, insonnia o, al contrario, iperattività e aggressività
  • persone insicure e/o con scarsa autostima

 

Insomma, una Tecnica dolce, ma molto efficace! Se vi ho incuriosito contattatemi per prenotare una seduta o per una call gratuita per avere maggiori informazioni

16 febbraio

UNO STRUMENTO PREZIOSO: LA TECNICA METAMORFICA

Da questo mese inauguro la sezione Approfondimenti del mio sito internet!

Sarà un luogo in cui racconterò di me, dei miei strumenti, ma anche di argomenti di attualità. Vorrei che diventasse un salotto accogliente e tranquillo dove potete accomodarvi e ascoltare qualcosa di (spero) interessante e coinvolgente.

Iniziamo? Il primo articolo è dedicato ad uno strumento che amo molto: la tecnica metamorfica. Ecco i punti che approfondirò con voi

  1. Le origini della tecnica metamorfica
  2. Come funziona la pratica
  3. Lo schema prenatale
  4. Per chi è utile la Tecnica Metamorfica?
  1. Le origini della tecnica metamorfica

Tutto nasce alla fine degli anni ‘50 dall’intuizione di Robert St. John, naturopata inglese che inizialmente lavora a Londra in istituti pubblici per persone disabili utilizzando il Bates, un metodo volto a portare alla luce le cause che hanno provocato nella persona i problemi visivi che essa manifesta. Le attività proposte favoriscono la visione naturale attraverso il lavoro con gli occhi e con la mente che è dietro agli occhi. Tuttavia, ad un certo punto, Saint John inizia ad essere attratto dalla riflessologia plantare che studia in modo approfondito fino a creare una propria mappa dei punti riflessi, ispirandosi alle varie mappe utilizzate dalle scuole europea e americana. Nel corso dei suoi studi e delle sue pratiche, St. John si rende conto che molti dei disturbi manifestati dai pazienti e presenti sulle relative zone riflesse dei piedi, sono riconducibili alla presenza di cristallizzazioni o blocchi energetici, in corrispondenza dei riflessi spinali, ovvero lungo tutta la cresta ossea del piede. Inoltre, intuisce che è il paziente stesso a determinare lo squilibrio che risulta essere, nel tempo, responsabile di malattie più o meno gravi

Inizia quindi a lavorare esclusivamente sui riflessi spinali (= riflesso della colonna vertebrale) ottenendo ottimi risultati che tuttavia avevano un difetto: non erano permanenti, i suoi pazienti ritornavano da lui dopo un tempo più o meno lungo, per richiedere la stessa prestazione. Per ovviare a questa criticità, St. John approfondì i suoi studi e le sue sperimentazioni partendo dal presupposto che mente e corpo sono legati e concentrandosi sulla zona del piede corrispondente alla colonna vertebrale. Prendendo in considerazione anche gli aspetti psicologici del paziente, si rende ben presto conto che, trattando il tallone, i pazienti parlavano del rapporto con la madre con le qualità archetipiche femminili, mentre lavorando su un punto fra la prima e la seconda falange dell’alluce, i pazienti parlavano del padre con le qualità archetipiche maschili. Questa scoperta lo porta alla conclusione che al riflesso della colonna vertebrale sul piede, a cui poi si aggiungerà la mano e la testa, corrisponde l’intero periodo prenatale, su cui l’operatore può lavorare per sbloccare tutti quei blocchi che si sono formati in quel periodo per trasformare la propria vita e avvicinarsi sempre di più alla realizzazione del proprio potenziale umano. Inizialmente il lavoro concepito da St. John viene chiamato Terapia Prenatale, definizione poi abbandonata, in quanto St. John si rende conto che ognuno possiede, a livello latente, la facoltà di auto-guarigione; quindi, la sua non è una vera e propria terapia, ma più un accompagnamento alla trasformazione: chiamerà quindi il suo metodo Metamorfosi, che diventerà in seguito Tecnica Metamorfica.

Il lavoro di St. John è stato approfondito dal suo allievo e collaboratore Gaston St.Pierre che vede nel lavoro del collega una nuova modalità di auto-guarigione e di realizzazione del potenziale umano che può essere facilmente integrato nella vita quotidiana. A St. Pierre dobbiamo la diffusione della Tecnica Metamorfica in Europa, America e Australia, i primi lavori sulle donne in gravidanza, la fondazione della Associazione Metamorfica, ma soprattutto la definizione dell’atteggiamento di distacco dell’operatore di Metamorfica.

2) Come funziona la pratica

Nel punto precedente abbiamo raccontato un pò le origini della Tecnica Metamorfica che, come abbiamo detto, va ad agire su alcuni punti di riflesso della colonna vertebrale che corrispondono all’ intero periodo prenatale.

Ma come funziona in pratica una seduta di Tecnica Metamorfica?

Partiamo evidenziando che si può praticare la Tecnica Metamorfica ovunque e a qualunque ora; non ci sono regole particolari chiunque può lavorare su chiunque: ovviamente è meglio affidarsi ad un* operatore/operatrice espert*, ma una volta imparata la tecnica (che è abbastanza semplice) una madre, ad esempio, può trattare il figlio o il marito può trattare la moglie.

La pratica consiste in movimenti fluidi, leggeri e gentili su tre zone del corpo:

-PIEDI: lungo il lato mediale, dalla punta dell’alluce al calcagno e ritorno

-MANI: dalla punta del pollice, lungo il bordo tra lato palmare e lato dorsale, seguendo la cresta ossea fino al polso

-TESTA: dalla sommità del capo fino alla base del cranio, lungo la linea mediana

Queste tre zone corrispondono a tre nostre funzioni primarie:

-MOVIMENTO O DIREZIONE

-AZIONE

-PENSIERO

Attraverso il tocco la Tecnica Metamorfica sostiene nell’individuare e sciogliere quei blocchi che impediscono a queste tre funzioni di… fare il loro lavoro. I punti toccati, come abbiamo visto al paragrafo precedente, corrispondono a punti della colonna vertebrale, ma soprattutto alle fasi di gestazione dell’essere umano, dal pre concepimento alla nascita. Vengono quindi sbloccate tensioni e difficoltà sperimentate nel periodo prenatale consentendo all’energia di fluire e alla nostra intelligenza innata di trovare soluzioni a un momento di difficoltà che magari stiamo vivendo.

I movimenti possono essere di qualunque tipo: circolare, palpazione, vibrazione, lisciatura, sfioramento, leggero picchiettamento… l’importante è essere il più delicati possibile; quanto alla velocità, non c’è una regola, l’operatore seguirà il “ritmo” delle proprie mani.

Generalmente si parte dal piede destro e poi si passa al sinistro, 20 minuti per piede, 5 minuti ogni mano e 10 minuti per la testa; tuttavia, anche in questo caso non c’è una regola fissa: la tecnica si “adatta” alle esigenze e ai bisogni del cliente.

Interessante vero? E voi conoscevate questa tecnica? Se siete curiosi di scoprire ancora qualcosa sulla Tecnica Metamorfica vi aspetto per la seconda parte di questo approfondimento.