Di cosa parliamo, quando parliamo di Counseling? Questa professione è relativamente poco conosciuta nel nostro Paese e solo recentemente (2013) è stata in qualche modo normata.
La parola “Counseling” deriva dal verbo inglese “to counsel” che risale a sua volta al latino “consulere”, voce verbale composta da “cum” e “solere”, ovvero “alzarsi insieme” e traducibile in “venire in aiuto”.
Il mio primo approccio con il mondo olistico, sia come cliente che come professionista è avvenuto proprio attraverso questo strumento e non finirò mai di ringraziare la mia Counselor e Insegnante per avermi accompagnato in questo viaggio personale e professionale. Se anche voi siete curiosi di saperne di più, qui sotto trovate qualche informazione e se pensate che questo possa essere uno strumento che vi può “venire in aiuto”, non esitate a contattarmi!
INDICE
- Breve storia del Counseling
- Il Counseling Organizzativo
- Chi è il Counselor?
- Perché proprio il Counseling?
- Breve storia del Counseling
Il termine “Counseling” usato per la prima volta con riferimento a “un’attività rivolta a problemi sociali o psicologici” nel 1908 dal riformatore sociale statunitense Frank Parson, autore del volume Choosing a vocation dedicato al tema del “career develop” (“sviluppo di carriera”), che oggi va molto di moda, ma all’epoca era una novità.
Agli inizi del Novecento, negli Stati Uniti, alcuni operatori sociali utilizzano la parola “Counseling” per indicare l’attività di orientamento professionale da essi svolta nei confronti dei soldati che rientrano dalla guerra e che necessitano di una ricollocazione nel mondo del lavoro.
Il successivo sviluppo del Counseling, negli Stati Uniti, avviene attraverso lo svolgimento di una serie di interventi professionali in ambiti diversi e determinati, dall’orientamento scolastico a quello professionale, dall’assistenza sociale a quella infermieristica.
Ma è con lo sviluppo della psicologia umanistico-esistenziale, e in particolare grazie al contributo degli psicologi statunitensi Carl Rogers (1902-1987) e Rollo May (1909-1994) che il Counseling comincia a configurarsi in senso moderno come relazione d’aiuto.
Nel 1951 la pubblicazione di Client-centered-Therapy di Carl Rogers apre la strada all’affermarsi della sua terapia centrata sul Cliente e segna ufficialmente la nascita del Counseling nel suo significato attuale. L’approccio rogersiano, centrato sulla persona, costituisce una vera e propria rivoluzione rispetto ai precedenti orientamenti psicoterapeutici, spostando l’attenzione dal problema all’individuo, dal superamento del sintomo alla risoluzione di problemi specifici in una considerazione positiva ed evolutiva della persona, capace grazie alle sue risorse interiori di procedere autonomamente verso la propria indipendenza e individualizzazione.
Verso la fine degli anni Cinquanta il Counseling arriva in Europa attraverso la Gran Bretagna e approda così anche nel nostro Paese dove alcune scuole di formazione in psicologia attivano corsi di formazione per professionisti che operano nell’ambito della relazione e che tuttavia non hanno ancora una definizione di competenza.
Negli anni Novanta, invece, sorgono le prime associazioni di Counseling che si propongono come obiettivo di promuovere la professione, definirne l’identità e regolamentarne l’esercizio.
La Legge 18 febbraio 1989 n.56 prevede che il Counseling, in quanto tecnica di intervento, sia esclusa dall’ambito della psicoterapia. La definizione di Counselor comincia dunque a essere utilizzata nell’ambito del lavoro.
Nel 2000 il CNEL – Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro – inserisce il Counseling tra le professioni non regolamentate e riporta nel IV Rapporto di monitoraggio sulle Associazioni rappresentative delle Professioni non regolamentate per la prima volta due associazioni di Counseling, l’AICo e la SICo. Nel corso del decennio ne nascono altre fra cui Siaf, attiva dal 2003, e AssoCounseling nel 2009.
Il percorso di regolamentazione della professione di Counseling, approda nel 2013 a una conquista storica con l’approvazione della Legge 14 gennaio 2013, n.4 recante Disposizioni in materia di professioni non organizzate che riconosce e disciplina le professioni non organizzate in ordini e collegi, fra cui quella di Counseling
- Il Counseling organizzativo
Abbiamo visto nel paragrafo precedente come il Counseling sia uno strumento incentrato sulla persona, i suoi bisogni, le sue risorse, le sue sensazioni. E’ quindi utile solo per i singoli individui che si trovano in un personale momento di criticità?
Se avete letto con attenzione la breve storia del Counseling, avrete certamente notato un particolare: questo approccio è nato nel mondo del lavoro, in particolare come strumento di orientamento professionale e di quello che oggi viene chiamato sviluppo di carriera. Possiamo quindi affermare che nel Counseling c’è sempre stata, fin dalle origini, una spinta ad occuparsi dell’ambito lavorativo e ad accompagnare i lavoratori a “stare meglio” in questo ambiente.
Una delle diramazioni del Counseling è proprio il cosiddetto Counseling Organizzativo che possiamo definire come Possiamo definire come il trait-d’union fra cura della persona e “cura del business”, tanto è vero che nei Paesi Anglosassoni vengono utilizzati due termini distinti, anche se in un certo senso complementari:
–counseling in organization ovvero sia un intervento sulla singola persona, ma attuato attraverso l’organizzazione
–workplace counseling, ovvero un intervento di supporto diretto all’organizzazione che si concentra sulle problematiche legate all’attività e alle criticità che si riscontrano all’interno della società oggetto dell’intervento.
Il Counselor che entra in una realtà lavorativa dovrà quindi essere in grado di mantenere una sorta di equilibrio fra richieste individuali e richieste societarie, fra supporto al singolo collaboratore che si trova in difficoltà, magari anche per problematiche personali, e supporto all’organizzazione in un percorso di cambiamento e di evoluzione. Di fatto il suo è un intervento di supporto mirato a specifiche situazioni critiche, individuali e/o organizzative, circoscritte nel tempo e fortemente focalizzate sul tempo presente.
Nell’attuale situazione di incertezza dovuta a diversi fattori socio-economici (pandemia, guerre, inflazione…) il counseling organizzativo sta però sempre più assumendo i connotati di un intervento a tutela della salute del lavoratore, affrontando problematiche legate allo stress, burn out, all’intelligenza emotiva, alla gestione dei conflitti e allo sviluppo di carriera.
Insomma il counseling organizzativo è uno strumento che approccia sia problematiche che si originano dalla persona, sia criticità che derivano dal rapporto tra organizzazione e persona, nonché provenienti dall’esterno di entrambe le entità.
E’ un intervento di sviluppo personale, di team e/o organizzativo volto al miglioramento delle condizioni lavorative e del benessere di tutti gli stakeholder.
Il Counseling, lo abbiamo ribadito più volte, è incentrato sul cliente, ma non bisogna dimenticare che dall’altra parte è essenziale la figura di un/a Counselor professionista che sappia guidare la persona e/o l’organizzazione. Chi è dunque il Counselor e perché scegliere il supporto di questa figura? Per scoprirlo, non perdetevi la seconda parte del nostro viaggio nel mondo del Counseling!
